Difficile recensione, anche perchè è la terza, in questo sporco mondo dove tutto si ottiene subito, e i dischi si trovano prima dell'uscita. Mi adeguo, salto la fase della metabolizzazione, convinto, essendo cresciuto a pane e Tool (spesso solo Tool), di poterne dire già ora, e soprattutto di potere aggiungere qualcosa. Ah, l'umana vanità...
Facciamo un pò d'ordine, i nostri sbucano fuori nel lontano '92 con 'Opiate', Ep sporco e genuino, dove c'è in nuce tutta la carriera seguente. 'Undertow' ed 'Aenima' sono i gradini che li conducono all'empireo. È il 1996, e tanti di noi realizzano di essere al cospetto del fenomeno: i Tool raccontano storie come nessuno prima, Maynard canta di braccia che salgono su per l'ano, inondazioni e Californie che si staccano dal continente, di sesso, carne e crocifissioni, di droga, santi e fuck you. Tutto con rabbia e dolcezza smisurate, su chitarre deviate, bassi tellurici, linee percussive ardite, in perenne controtempo.
Poi il mantra di 'Lateralus', di cui si dirà. E poi '10000 days', e qui si fa dura. I diecimila giorni tooliani si condensano in 76 minuti. Ahimè, nonostante lo sforzo per la cospicua riduzione, sembrano troppi anche quelli. È un pò la differenza tra il battito del cuore e quello del pacemaker: 10000 days batte senza interruzione, in maniera precisa e scolastica, non a caso uso la parola "maniera".
Il ritmo procede regolare e asettico, regolare anche nell'irregolarità. Un cuore finto, non uno spasmo, non un sobbalzo, non un salto nel buio. Esercizi di stile, imitazione della verità, nel solco di un progressive mai così regressive. E così il disco scorre senza nulla significare, lasciando solo la bava alla bocca di chi attendeva qualcosa di succoso.
Significativa è piuttosto la frequente perdita di attenzione (chi l'avrebbe mai detto), cui si va incontro durante l'ascolto, come un film già visto, o una serata con la donna con cui stai da 10000 giorni. Niente turbe, calore, sgomento, voli pindarici, insomma niente. Meglio 'Lateralus', senza dubbio, ed era già declino quello, ma la vocazione mistico-ipnotica di quel lavoro aveva con sè qualcosa di notevole, che qui dopo più ascolti non mi pare emergere. Detto ciò, attenzione, sono pur sempre i Tool, inevitabile sarà l'ammirazione di chi li scopre oggi, o di chi non ha amato le apocalissi di 'Aenima' o la claustrofobia di 'Undertow'. Inevitabile il seguito che '10000 days' riscontrerà in molti lateralusiani (ma non in tutti).
Ma al termine della pseudo-recensione mi convinco che dato che non mancheranno elogi ed apologie per questo disco, inevitabile era dire la mia. This is necessary.
Le undici tracce di 10.000 Days sono quanto di più vitale e dinamico si possa trovare nella musica rock odierna.
Trattandosi di una delle migliori band attualmente in circolazione ben venga una certa presunzione di fondo, dal momento che i risultati ottenuti fanno pensare a un capolavoro.
Lo artwork è qualcosa di strepitoso, niente del genere era mai stato fatto.
Un album che era da me atteso da 5 anni e sono stati pienamente ripagati dall'ennesimo CAPOLAVORO!!!
Un album da leccarsi i baffi e da ascoltare miliardi e miliardi di volte dall'inizio alla fine.
Se vi piace ascoltare la stessa musica, scegliete altri gruppi; i Tool invece cambiano e sorprendono sempre.
I canoni tooliani non si sono alterati in modo vistoso: la tecnica, l'ispirazione e la necessità di espressione sono ancora presenti.
Uno dei migliori album degli ultimi 5 anni, superiore a tutta la musica degli ultimi 5 anni per ispirazione, intelligenza musicale e emotività.
10.000 Days appartiene, grazie al cielo, a quella categoria di dischi che anche dopo molteplici ascolti mantengono intatto il loro mistero e fascino.
Maynard spicca, come sempre, in ciascuna composizione: è la lanterna che conduce alla uscita nelle oscure e lunghe partiture dei Tool.