Van Der Graaf generator
Pawn hearts

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"Se sono io colui che non mi consente di essere io, a che cazzo serve l'io?". Con queste parole che richiamano ironicamente quelle di Peter Hammill in "A plague of lighthouse keepers", il mio amico Marco annunciava sempre "Pawn hearts" prima di metterlo sul piatto.

Non lo ascoltavamo spesso, non eravamo così raffinati, non ancora.

"Ascoltate stronzi che questo è un cazzo di poeta, anche se non grande quanto me", proseguiva.

"Ascoltate il casino che fanno gli altri, anzi non casino, rumore...un gran bel rumore...poesia e rumore cazzo...altro che quei segaioli dei Floyd..."

Aveva ragione, che se poi vi capita di guardare sul tubo il video di "A plague of lighthouse keeper" registrata dal vivo alla tv belga nel settandue, vi accorgerete che anche il poeta all'occorenza smanacciava forsennato sui tasti della sua pianola.

E, ne converrete, son soddisfazioni quando il più grande paroliere del rock si sporca le mani facendo il terrorista sonico.

In ogni caso era un bel tipo Marco e fantasticava spesso sul musicista più eccitante dei Vdgg, David Jackson, un lungocrinito sassofonista di due metri e passa, favoloso e pittoresco, coi suoi occhialini e i suoi buffi cappelli; un cugino alla lontana di Otto e Barnelli, caricatura splatter dell'eroe kraut rock, mezzo freak e mezzo biker.

Un tipo fantastico da contrapporre a molti degli pseudo eroi del periodo. "Se questo incontra Merlino in un vicolo lo fa a pezzi", diceva sempre Marco. Cosa impossibile in realtà, visto che il nostro era, ed è, un noto gentiluomo. Ma il suo aspetto a dei ragazzini, quali allora noi eravamo, faceva pensare cose così.

Merlino era ovviamente Rick Wakeman. E tra i miei amici molti erano adoratori di Rick Wakeman, che d'altronde vinceva sempre il referendum di Melody Maker come miglior tastierista.

Si, era un bel tipo Marco e faceva parte già allora del partito "Kafka vs Tolkien", secondo la felice definizione della musica del generatore data non so più da chi.

Son bei ricordi. Ma riguardo "Pawn hearts" non so da dove cominciare.

Proviamo con "Man-erg".

Immaginate una melodia essenziale, una di quelle che, pur non prive di una certa dolcezza, si fanno da subito ideale scenario, come una specie di ring dell'anima, per un corpo a corpo con se stessi

E immaginate che quella melodia accompagni una voce pacata e appena appena dolente. Che è questo che succede in Man- erg, almeno all'inizio.

All'inizio si, poi subito si cambia e si passa dall'elegiaco al drammatico. E' un classico trucchetto da ballata hammiliana, con quel piano sottilmente metafisico e la voce che, camaleontica, passa rapida da un registro all'altro, visitata da presenze di opposta e inconciliabile natura.

"Man-erg" è quella del celeberrimo incipit "The killer lives inside me" e racconta della schizofrenia dell'individuo perchè all'assassino si accompagnano gli angeli, "Angels lives inside me".

La dicotomia oltre che dalle parole è rappresentata da quella voce che, da pacata che era, sale ad altezze vertiginose a partire dalla fine del secondo verso di ogni strofa e precisamente dalle parole "room" (la stanza dove l'assassino dorme) e "mind" (la mente del protagonista).

Nel terzo verso, dove l'intensità del canto è già divenuta insostenibile. gli occhi dell'assassino (non più addormentato) guardano attraverso i nostri e l'amore degli angeli guarisce le nostre ferite. Ma andiamo avanti. Che non è questo il punto.

Alla fine della seconda strofa sale in primo piano l'organo e sembra quasi avere una funzione pacificatrice, come se le due parti avessero in qualche modo trovato un accordo. Ma è solo un 'impressione. Che una favolosa, eccitante e sinistra cacofonia free form irrompe con inusitata e splendida urgenza: parte rimbalzando da un canale all'altro, forse per essere sicura di svegliare i morti, e si assesta in un pestare e soffiare all'impazzata.

Che c'è persino la chitarra di Robert Fripp a menar fendenti.

E cazzo, è proprio quel tipo di suono che, per usare le parole dell'Iguana, ingoia la sofferenza tutta intera. Magari solo un tantinello più cerebrale rispetto agli Stooges. O un tantinello e mezzo fate voi. In ogni caso l'effetto è devastante.

Non bastasse, ecco le urla dello sciamano. "Sono davvero io? Sono qualcun altro?"

Ecco, è questo il punto. Questa frattura violenta. Questo improvviso passaggio dal melodismo (sia pure come abbiamo visto, un melodismo tutto particolare) al caos. Che è una cosa che fa, letteralmente, saltare dalla sedia e che c'entra davvero poco, per non dire pochissimo, con quel genere a cui i nostri vengono solitamente ascritti, ovvero il rock romantico, come si diceva ai miei tempi, o progressive rock come si dice oggi.

(E sia chiaro che con progressive rock io intendo solo quello inglese -Canterbury esclusa)

Certo, nel generatore troviamo alcuni degli aspetti classici (e spesso deleteri) del progressive: una assoluta lontananza dalle matrici nere e ritm'n'blues, una notevole complessità musicale e, non ultima, una pretenziosità mica da ridere. Solo che in "Pawn hearts" non si ha mai la sensazione che il passo sia più lungo della gamba e siamo davvero assai lontani da barocchismi e stucchevoli esibizioni di tecnicismo.

E, riguardo alla pretenziosità (che come altro si può chiamare anche il solo pensare di poter scrivere un brano di ventiquattro minuti ventiquattro infarcendolo di un lungo poema che nemmeno William Blake) be' se la pretenziosità porta a un suono teso, aspro, vibrante e al gusto per una sperimentazione mai fine a se stessa, ma anzi finalizzata a una drammaturgia che sembra stare all'incrocio dei venti o in quel corpo a corpo esistenziale che dicevamo, beh ben venga.

Oh si, ben venga.

Che il fatto è che Peter Hammill è un grande poeta. E i famosi cambi di tempo del generatore, tutte quelle improvvisi accensioni, i riff assassini, il caos clamoroso (eccetera eccetera eccetera) sono sempre funzionali a quel che le sue parole dicono.

In "Man-erg" il caos e il canto stregonesco semplicemente dicono l'angoscia di non sapere chi si è e lo fanno con un suono che, come il blues, come il folk, come il rock più disperato e potente, altro non è che disperazione e cura della medesima. Ecco qualcos'altro che nel progressive più bieco è totalmente assente, la potenza e la catarsi.

Confesso di non aver ascoltato questo disco per trent'anni. Non so cosa me ne tenesse lontano. Forse la sua complessità e il suo concedere poco all'ascoltatore. Forse quella poesia da posseduto. Forse il fatto che lo devi ascoltare tutto dall'inizio alla fine. E alla fine ci arrivi stremato.

Comunque l'altro giorno ho ripreso il vinile e, vi dirò, è stata una delle più belle esperienze di ascolto della mia vita...mi ha riportato ai miei sedici anni, a quel periodo pre punk, in cui Hammill e Fripp erano i miei eroi...al mio amico Marco che traduceva i testi dell'Hammill solista, trascrivendoli con la sua meravigliosa grafia in piccoli fogli bianchi che mi regalava...ai misti di Hammill su cassetta C60 che mi faceva chiamandoli tutti "Exercises in solitude"...

Mi ha riportato ai miei sedici anni, si...ma mi fatto anche sentire il generatore come mai prima...che a sedici anni preferivo "Over" "In camera" "Fool's mate" "The future now"...

Che poi comunque vien da chiedersi come diavolo potessero ascoltare Hammill tre ragazzotti di sedici anni le cui massime esperienze culturali fino ad allora erano state Alan Ford e Cochi e Renato? Nulla sembra davvero più lontano dai sedici anni.

Ma torniamo a "Man- erg".

Dopo il caos, torna il tema iniziale irrobustito e elettrificato, con la voce che ha una elegantissima virile nonchalance e un sax morbido quasi jazzy che si prende la scena...poi un sempre più ricco stratificarsi di suoni, e un ritorno del caos assassino, come ovattato però, e ingentilito da una ricchezza melodica che lo ingloba...alla fine le due anime un accordo finiscono col trovarlo...o forse è solo, come dice Hammill, che la sua condizione di uomo è quella di tutti, angeli, assassini, redentori, dittatori, rifugiati...

Cazzo, che capolavoro...il problema è che gli altri due brani son pure meglio.

Il primo, "Lemmings", é un iniziale arpeggio d'acustica e leggera, sinistra elettronica, con la voce di Hammill (prima acuta e femminea e subito dopo grave e severa) che arriva in un attimo a una specie di culmine che esplode nel solito magistrale riff assassino, la voce sempre più potente a reggere il corpo a corpo di tastiere e fiati...poi una prima pausa atmosferica, organo delicato e ancora arpeggio d'acustica, fa sembrare che tutto si plachi... arriva però una devastante chitarra (almeno credo) che da il la a un devastante free form meravigliosamente dissonante che via via porta a un frenetico jazz disturbato e di nuovo al riff assassino iniziale...

In tutto ciò la voce di Hammill continua a saltellare tra le ottave e quello che fa in mezzo alle terrificanti distorsioni free form ha del portentoso e io non lo so spiegare. Da un esperto allora prendo allora un "alterna dinamiche di timbro e potenza in una frazione di secondo".

Il brano poi si chiude in uno spegnersi atonale e rumoristico che è anche un meraviglioso riposo dopo tutto quel caos. Senza si arriverebbe con l'acqua alla gola.

Ok manca l'altro brano. Ma come faccio a dire qualcosa su quella specie di mostro che occupa tutta la seconda facciata? Sarebbe meglio non provarci nemmeno. Ma tant'è.

Che qui, rispetto agli altri due, il corpo a corpo è assoluto, l'atmosfera più rarefatta e notturna e la bellezza delle parole stupefacente. Un soliloquio in dieci stanze su solitudine, maschere, identità, incubo, terrore, memoria.

Tutta una serie di ballads perfette, con accompagnamento ora atmosferico, ora devastante. Solo che la devastazione cresce su stessa e dalle macerie nascono altre macerie. Non c'è un attimo di riposo oppure ce n'è magari qualche milione, solo che ognuno di essi è troppo breve.

Da alcune melodie salvifiche, da quella voce che riesce anche a essere angelica ricavi solo l'illusione della tua difesa, ma è un illusione disillusa perché sai bene che tra un po' arriverà l'ennesimo colpo. Ma quello del knock-out, non c'è mai un knock-out, anzi il finale è quasi enfatico. Ma ovviamente è un enfasi ambigua. D'altronde non c'è musica che rappresenti meglio scissione, dicotomia, ambiguità di quella dei Van Der Graaf Generator.

I momenti che mi commuovono di più, anche se devo dire che è un ben strano tipo di commozione, sono quelle ballads che dicevo. Specie "(Custard's) last stand", primo perché è bellissima, con quell'organo piangente e Hammill al massimo della sua rassegnata dolcezza e, secondo, perché è schiacciata tra i due moloch del disco, il finale furioso di "Presence of the night" e "The clot thickens" che ha per protagonisti una voce schizzata, follemente tenorile e il caos assoluto.

Poi certo l'iniziale "Eyewitness", con quelle note iniziali di piano che già da sole danno il tono dell'intero brano...con quel cantato severo, ora acuto, ora profondo contemporaneamente retorico e antiretorico...con quel coro di voci infantili (che poi altro non è che la voce di Hammill sovraincisa non so quante volte)...con quel clamoroso crescere di intensità...con quei due tre minuti di suoni liquidi, desolati, notturni, metafisici a rappresentare un panorama spoglio e totalmente privo di illusioni ma anche un momento di riposo in cui sentire l'eco profonda di quelle parole di solitudine...con quel ritorno al tema di partenza, come se adesso fossimo di nuovo pronti a sentirlo...

Ma non c'è una sola parola che non sia scritta col sangue, non un solo suono che non sia essenziale.

Lo zio Julian ha definito "A plague of a lighthouse keeper" "un cazzo di mostro pagano: brandelli di brutalià primitiva attaccati l'uno all'altro, resi ancora più misterici dal fatto di avere ognuno un titolo".

E, si, un cazzo di mostro pagano mi sembra una buona definizione...

Se non avete mai ascoltato questo disco, fatelo...




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Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/van-der-graaf-generator/ou-1285912/recensione

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Commenti (Diciannove)

macaco
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Questo é al primo posto della classifica dei "dischi capolavoro che non ho mai amato". Sigh!
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: ma sai, non è obbligatorio amare i capolavori...è pieno di capolavori che a me non dicono niente...come del resto è pieno di dischi che non mi piacevano e adesso amo...
Buzzin' Fly: Non per interferire ma come fai a definire capolavoro un disco che a te non dice niente ?. Solo perché è ritenuto dagli altri un capolavoro, segui la corrente e lo definisci tale pur non piacendoti ? Probabilmente ti sei espresso male. Un disco che non amo , che non mi piace , non lo definisco capolavoro, altrimenti avrei seri disturbi sulla personalità
luludia: oh, volevo dire dischi che sono considerati capolavori da altri , ma non da me...che magari ho pure lottato perché mi piacessero,..ma che appunto non mi piacevano e non mi piacciono...quel che volevo dire con quello che ho scritto è che delle volte si è condizionati da quello che dicono gli altri...specie con dischi più o meno leggendari...poi però alla fine ascolti quello che ti pare...quindi, si, forse mi sono espresso male...
macaco: E qua si entra nel campo dell´oggettivo e del soggetivo giá trito e ritrito. Non é assolutamente un problema di personalitá. Questo disco lo comprai nei primi anni novanta, mi piacque ma non mi fece innamorare dei VDGG come invece successe per i KC. Starless and Bible Black, mi emozionó molto di piú, ma non é probabilmente un capolavoro come questo. Il fatto poi che molti del sito, dei quali stimo la cultura musicale, lo considerano tale é per me importante. Non posso solo basarmi sui miei gusti, sennó giudicherei tutto quello che non mi interessa come spazzatura, come facevo da giovane metallaro, e non va bene.
luludia: E' vero, è importante cercare di comprendere il punto di vista degli altri...però per te il capolavoro è "starless..." ed è giusto così...tra l'altro "starless...", come tutti quelli dei crimson, è un disco magnifico..ci sono dischi, oggettivamente importanti che possono anche non dir molto, la musica è un fatto istintivo per fortuna...certo, diverso è il caso, di dischi sempre oggettivamente importanti, che sembrano proprio brutti....li ogni tanto scappa un giudizio tranchant, e allora qui su debaser viene giù il mondo...e un pochino scappa la pazienza....
TheJargonKing
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che cazzo di popò di capolavoro primi 5 dischi dell'intero progressive. Porco Giuda. Però c'era già in abbondanza eh ...

BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: be almeno non sei quello che mette uno dopo un tot di recensioni...comunque questa cosa dei doppioni io non la capisco...di questo disco ci sono altre recensioni (nemmeno molte)...le ho lette e mi pare cjhe comunque la mia sia piuttosto diversa...non dico meglio o peggio, ma diversa si...
TheJargonKing
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poi con calma ti chiedo delucidazioni su un paio di affermazioni un po' forti :))
BËL (00)
BRÜ (00)

luludia: immagino che siano le affermazioni sul progressive...io amo il generatore e i king crimson, il resto no...
luludia: e amo molto l'hammill solista, soprattutto da nadir in poi...ma quello non è progressive
TheJargonKing: sono noioso, lo so. Ma se non consideri Prog i dischi di Hammill successivi a Nadir, come collochi dischi tipo Black Box o Enter K o PH7 o The Noise o Roaring Forties o Incoherence? Vedi, il fatto è che Peter Hammill è una delle menti più eccelse del progressive. E' talmente progressive dentro, è così dannatamente progressive nell'istinto che qualsiasi cosa lui faccia, anche la più banale e sempre e comunque sarà progressive. Perché il progressive non è un genere musicale, è un atteggiamento, è un istinto, è un complesso di variazioni mentali e Hammill tutto questo ce l'ha insito.
TheJargonKing: Però i chiarimenti li vorrei chiedere soprattutto su questa frase: "E sia chiaro che con progressive rock io intendo solo quello inglese -Canterbury esclusa". Ma lo chiedo amabilmente, senza polemica e senza desiderio di rissa, intendiamoci :))
luludia: di hammill conosco solo i dischi dei settanta e black box...ecco, secondo me, sono dischi di forte sperimentazione e innovazione...rimangono certamente alcune cose progressive, ma mi sembrano soprattutto lavori influenzati da sonorità successive, più post punk (in certi casi post punk ante litteram)...aldilà però delle definizioni, mi sembrano soprattutto dischi molto personali, dal suono che è hammiliano e solo hammiliano...il suo non è tanto un atteggiamento progressive, ma un atteggiamento da artista fuori dagli schemi, con una libertà. e soprattutto una capacità di emozionare che non ritrovo in gruppi come elp, genesis, yes, gentle giant...sull'altra questione credo di averti risposto sotto...in ogni caso, che rissa?...a me piace parlare di musica...anche, e forse soprattutto, con chi non la pensa come me...
bluesboy94
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Lunga, ma piacevole la recensione ( le 5 stelle non te le metto per la punteggiatura , parecchio maltrattata; ma sono io che sono severo). E' la terza su "Pawn Hearts", ma per me va bene ( ce ne sono molteplici su dischi che impallidiscono al cospetto di questo). Indubbiamente è uno dei dischi più coraggiosi e radicali della prima metà dei '70. Qui tutto è parossistico, portato all'estremo: in primis l'approccio agli strumenti ( a proposito,cosa combina Hammill alla voce nella sola "A Plague..."! Un arsenale timbrico ineguagliabile, da quel coro infantile su "Eyewitness", alla recitazione enfatica e teatrale su "S.H.M", al fraseggio furioso e rapido che sfoggia su "Presence of The Night" e "The Clot Tickens", all' immacolato e mesto lamento su "Last Stand", che , anch'io, ritengo il brano più commovente della loro carriera, e dire che le prodezze vocali " in "A louse is not a home", per fare un esempio, sono anche più sorprendenti). La loro musica, mai come in questo disco, è circolare nel suo poggiarsi su una dicotomia che diventa sempre più lacerante (e questo tu l'hai colto su "Man-Erg",bravo!) e questo è ciò che da uniformità e compatezza (nonostante parliamo di sole 3 composizioni che durano 45 minuti) ad un disco ostico e che , in generale, rende unica la loro musica.
BËL (03)
BRÜ (00)

luludia: la tua è un'analisi piuttosto precisa...oddio la punteggiatura credo di usarla piuttosto bene e comunque è una questione di ritmo della scrittura...e il ritmo è una cosa personale...
SydBarrett96
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Primi cinque, Jargon? Io dico pure podio.
BËL (01)
BRÜ (00)

hellraiser
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Sull'album non si possono nemmeno fare commenti penso, ultimamente nel periodo natalizio ha girato molto nel mio stereo e lo trovo sempre meraviglioso come se fosse la prima volta che lo ascolto. Man Erg poi non smette di stupirmi e mi mette sempre i brividi. Rece simpatica, mi è piaciuta molto leggerla, bravo
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: si, i brividi...c'è anche, sul tubo, una straordinaria versione solo di hammill del 77 o 78...solo piano e voce, senza tutta la potenza di fuoco Vdgg, ma comunque molto, molto intensa...
madcat
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ma dov'è @[hjhhjij] ?
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: in un commento a battlegods diceva che stava partendo...
Battlegods: "Man erg" e "A plague.." sono un abisso..pazzeschi!
hjhhjij: Salve. Sono stato fuori una settimana :D Mi spiace di aver fatto preoccupare madcat
madcat: ahah!, una rece su sto disco senza un tuo commento era inaccettabile
Bertoh
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non mi piace sta musica, melodie che vanno dove pare a loro. guazzabuglio musicale che siccome è "strano" allora dev'essere per forza di alto livello. infatti questi non sono famosi come i genesis che loro sì hanno fatto belle canzoni.
BËL (02)
BRÜ (00)

luludia: a ognuno il suo...io i genesis non li sopporto...
Bertoh: boh mi sembrano meglio di questi qua. cmq i miei preferiti di questo genere sono i jethro tull anche se i jt non sono proprio "prog" mi sa
luludia: ma sai, de gustibus...no i jethro non son prog e comunque loro piacciono anche a me (almeno fino ad "aqualung")
hjhhjij: Mi mancava 'sto sito XD
bluesboy94: Le canzoni dei VDGG sono diversamente belle (dai "Man-Erg" è un capolavoro che dovrebbe mettere d'accordo tutti o quasi), tuttavia comprendo che non possano piacere.
luludia: proprio il loro suono disturbato li fa unici nel prog...oltre ai testi di hammill...
Bertoh: ma infatti è una cosa mia mica discuto il loro valore
luludia: ma puoi pure discuterne il valore, non c'è problema!!! mica sono delle divinità i Vdgg...oddio solo un pochino...
TheJargonKing: Luludia, se i Jethro non sono prog, come collochi album tipo Thick as a Brick, Minstrel in the Gallery, Passion Play, ... ?
luludia: quelli sono dischi che non conosco...io ho ascoltato solo i primi quattro, fino a "Aqualung" e quelli non sono dischi prog...
TheJargonKing: I primi quattro sono dischi che, a detta dello stesso Anderson che li ha composti, appartengono al progressive. Negli ultimi 8/10 anni ad ogni concerto live sbrodolava un mare di discorsi (per cantare un po' meno) e sempre decantava quanto non solo li ritenesse prog, ma quanto facessero parte della storia del prog. Io non sono d'accordissimo con lui, ma innegabilmente in quei quattro dischi c'erano anche elementi progressive.
luludia: ah, ok..se lo dice lui...in ogni caso i jethro hanno un loro suono, una loro specificità, che ho sempre visto all'interno di una matrice folk blues...mi sembrano lontanissimi da gruppi come genesis, gentle giant, elp e via dicendo...certo, molti allargano il progressive a canterbury e certe zone kraut, ma a me sembrano contesti ben diversi, anche se in comune hanno la complessità musicale e la lontananza dal rock classico...in ogni caso progressive non è un insulto, visto che progressive sono king crimson e van der graaf generator, ovvero due dei miei gruppi preferiti...dei jethro poi non ho ascoltato più nulla, visto che poi c'è stata la rivoluzione punk e post punk, coincidente con i miei 16/17 anni...non so se mi sono perso qualcosa...i loro primi dischi comunque mi piacevano molto...
hjhhjij: Abbi pazienza, ma anche i Gentle Giant sono lontanissimi da Genesis, Yes ELP ecc.
luludia: ma probabilmente!!! li ho ascoltati trent'anni fa una volta o due...non è che me li ricordi molto...oddio, anche gli altri è proprio tanto che non li sento, ma almeno li ho ascoltati un pochino di più
caesar666
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Il mio disco prefertio in assoluto!
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: un pochino si era intuito...
hjhhjij
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Voto 8 su 5.
BËL (03)
BRÜ (00)

luludia: e cavolo, non poteva non esserci un tuo commento qua, se non ricordo male questo è il tuo preferito e dopo c'è una indecisione tra "h to he" e "over"...
hjhhjij: Direi di si :-)
Hank Monk
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Bravo!
Mi piace leggere i tuoi commenti ai dischi. Hai uno stile personale che crea fidelizzazione :D
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: fide che? adesso lo cerco nel dizionario!!!
Nico63
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Conosciuto meno di una decina di anni fa (quindi molto in ritardo), al secondo ascolto mi sono chiesto se non fosse il caso di buttare via tutti i dischi che avevo e dedicarmi solo a questo. Naturalmente era solo un istante di ebbra follia, ma l'entusiasmo e intensissime emozioni si rinnovano ogni volta.
BËL (02)
BRÜ (00)

luludia: io invece amavo soprattutto l'hammill solista....questo all'epoca mi piaciucchiava...un ascolto recente (anzi recentissimo) me ne ha fatto innamorare alla follia...è proprio vero che c'è un tempo per ogni cosa...
SilasLang
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Gli preferisco di un ciccino "H To He..." ma....discone!
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: sono in ogni caso i loro due album più belli....
CosmicJocker
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Grande disco! ma sono d'accordo con SilasLang.."H to he....." per me è superiore
BËL (00)
BRÜ (00)

proggen_ait94
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Ho visto peter hammill l'altro ieri :D 5 fino alla fine dei tempi
BËL (01)
BRÜ (00)

hjhhjij: E dove di grazia ?
proggen_ait94: Lo hanno premiato con una laurea in armonia e composizione al conservatorio di piacenza, e ha fatto un mini concertino... Me ne sono tornato con il libro dei testi commentati del primo decennio solista con un bell'autografo sopra :D
hjhhjij: Ma vaffanculo a te e Piacenza. No scherzo sono contento per te.
proggen_ait94: oh guarda che mi sono fatto 12 ore di auto pure io eh... Per un concertino troppo piccolo tra parentesi. Vabè
luludia: come si chiama il libro?
proggen_ait94: ahahah quello l'ha girato un mio amico :D si chiama fogwalking
proggen_ait94: ps still life era l'ULTIMA che mi sarei aspettato di ascoltare
aragnof
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Una delle punte più alte del prog anni 70. Ho consumato testine e testine del mio giradischi ad ascoltarlo e a scoprirlo tutte le volte. Semplicemente perfetto. Dopo nulla fu come prima. Come dopo Ummagumma, Soft Machine uno e White Album. Purtroppo anche per i VDGG fu l'inizio della fine.
BËL (00)
BRÜ (00)

tonysoprano
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Un giorno capirò come caspio fai a fare recensioni del genere...intanto mio godo il miglior disco della storia del progressive (opinioni personali eh...)
BËL (00)
BRÜ (00)

luludia: ti ringrazio..
SchizoidMan
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sono passati ben 45 anni da allora, eppure è ancora un disco capolavoro, grandioso ed insuperabile...
BËL (00)
BRÜ (00)

Pinhead
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Temo di essermene perse un po' di tue recensioni, ma mi metterò a paro pian piano.
BËL (01)
BRÜ (00)

luludia: Non importa, ti segnalavo questa xisto.che hai detto che apprezzi il disco...

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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