Copertina di Vasco Rossi Non siamo mica gli americani
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Per appassionati di musica italiana, fan di vasco rossi, collezionisti di vinili, ascoltatori nostalgici e chi desidera (ri)scoprire un classico degli anni ‘70.
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LA RECENSIONE

"Una legge della SIAE fa sì che sia possibile registrare una canzone con lo stesso titolo di una preesistente a patto che nessuno dei suoi autori abbia lo stesso cognome di quello o quelli accreditati per i brani già denunciati: il che ha reso incredibilmente possibile l'esistenza di ben sette Albachiara (ed un Albachiara sei)" (Dario Salvatori; "Dizionario della Canzone Italiana 2015").

"Albachiara" è una ragazza che Vasco vide, nel 1978, alla fermata dell'autobus. All'epoca il "Blasco" aveva in bottega solamente un album, "Ma cosa vuoi che sia una canzone", che ascoltarono parenti ed affini (la popolarità del cantautore a fine anni '70 era sostanzialmente circoscritta all'Emilia e zone limitrofe). "Albachiara" ha un attacco pianistico splendido a firma Gaetano Curreri, prosegue dunque la descrizione di questa ragazza così timida e così anticonvenzionale, s'accenna (palesemente) alla masturbazione femminile (come già Gianna Nannini, l'anno prima, 1978, con l'audace "America") e si finisce con una schitarrata rock ad opera di Maurizio Solieri. L'album in cui è inserita è "Non siamo mica gli americani", 1979, il suo secondo. Non vendette nulla e fu rivalutato solo post-1982 (cioè dopo l'apparizione sanremese con "Vado al massimo") ed ebbe una ristampa nel 1984 titolata "Albachiara" (circolata in CD fino a qualche anno fa) e, finalmente, una edizione degna nel 2019, in occasione del quarantennale, di cui la copertina sopra (ottimo lavoro, rimasterizzazione perfetta).

"Non siamo mica gli americani", duole dirlo, è il miglior lavoro di Vasco, e duole dirlo perchè sono passati 46 anni e di meglio non ha mai realmente fatto (tanti album belli, soprattutto negli anni '80, con menzione speciale per "Cosa succede in città", 1985, e "Liberi... Liberi", 1989) ma non a questo livello. In soli 34' condensa una varietà di stili e di generi che lascia a bocca aperta: dal rock al punk, dalla dance al cantautorato più tradizionale, dal talking' blues al vaudeville, dal pop all'american rock. Così tanto (e così bello) in così poco spazio. Se "Albachiara" è diventata un inno (e ne aveva già tutte le stimmate) non da meno si puo' dire di "Fegato, fegato spappolato" (una genialata tout-court). La descrizione asfittica della domenica paesana in cui "la festa ha sempre il solito sapore/il gusto di campane, non è neanche male/c'è chi va a Messa e c'è chi pensa di fumare/come aperitivo prima di mangiare". L'inizio è sussurrato, quasi incomprensibile, poi si passa alla descrizione della madre di lui che lo rimprovera, ma lui esce di corsa infilandosi i pantaloni, ha uno sguardo strano e "si dice addirittura in giro che sono drogato" (in effetti...). La "variante" punk arriva sul finale con "God Save The Queen" dei Sex Pistols a tracciarne il solco. Si cita Fini ("Fini s'è alzato da poco e non è ancora sveglio/non è ancora sveglio, ed è talmente scazzato che non riesce a parlare nemmeno", per altro il termine "scazzato", inusuale nella musica italiana di fine anni '70, era il segno di un nuovo linguaggio gergale giovanile che Vasco intercettò tra i primi) e per anni qualcuno ha pensato si trattasse di Gianfranco Fini, ex leader di AN, emiliano anch'esso. Ovviamente non si trattava di quel Fini (che Vasco se la facesse con quelli dell'MSI appare curioso) bensì di Floriano Fini, amico e storico manager del cantautore di Zocca.

Stupiscono anche "Sballi ravvicinati del terzo tipo", allucinata visione di un possibile sbarco alieno che racconta di un Vasco cantautorale decisamente a proprio agio col "racconto lungo" (lui che diverrà, di lì a poco, il re degli slogan e delle frasi coincise e dirette) che riprenderà in concerto ad Imola nel 1999 (succederà poche altre volte). Ma lascia increduli anche il talking' blues de "(Per quello che ho da fare) faccio il militare", ironica e divertentissima presa in giro del famigerato servizio di leva ("Non siamo mica gli americani/che quelli possono sparare agli indiani [...] ma non ci si puo' riposare/i russi potrebbero arrivare" che ascoltato oggi, quest'ultimo passaggio, da qualsiasi posizione politica lo si voglia connotare appare modernissimo), tra citazioni di canzoni natalizie ("Astro del ciel") e un incipit in dialetto napoletano (!).

Capitolo sentimentale. Apre l'album "Io non so più cosa fare" in cui il nostro viene stuzzicato dalla propria ragazza (che vorrebbe accoppiarsi) ma lui ha paura della sua reazione ("...magari è femminista e non vuole certo farsi violentare/ma vuole gestire") e finiscono col non combinare nulla. E non è proprio una "canzoncina" così, buttata lì, perchè il tema del nuovo rapporto uomo-donna, con quest'ultima meno remissiva e più audace è alla base di buona parte dell'opera, ad esempio, di Woody Allen ("Io e Annie", 1977, su tutti) e lo stesso Vasco qui si prodiga in un racconto in cui l'uomo teme che la propria ragazza possa fraintendere dei gesti o delle particolari attenzioni (i tempi del maschio conquistatore, alla Humphrey Bogart per capirci, era davvero finiti da un pezzo). Salvo poi, nel vaudeville finale "Va bè (se proprio te lo devo dire)", rimettere in ordine le cose dicendo alla propria fidanzata che sì, sei bella, sei carina, "... non è che tu mi faccia poi impazzire" (e via di calze nere, che ritorneranno in "Brava", 1981, telefonate serali e via discorrendo), e che l'amore spesso sia destinato a finire lo dimostra la bellissima "Quindici anni fa", uno dei suoi pezzi migliori di sempre misteriosamente mai riproposta nei live.

Come se non bastasse ecco la dance de "La strega (La diva del sabato sera)" quella che "...fuma marijuana/di nascosto però/non dalla polizia ma da Edwige e la zia", altro splendido ritratto femminile di una "mangia-uomini" che "...fa l'amore per gioco/e le piace anche poco" e "...la testa, la testa/non la perde mai". Senza emozioni, senza paura dei giudizi degli altri (ai quali "...non fa neanche una piega"): un capolavoro, col solito splendido sax di Max Trevisi.

Ora, Vasco in quel periodo non se la passava benissimo, oltre al "recinto" emiliano la sua musica sembrava non poter "esplodere". Riformato dal servizio militare (ecco spiegata "(Per quello che ho da fare) faccio il militare e conseguente ironia) per abuso di psicofarmaci, registrò l'album nel giro di 1 solo mese (novembre-dicembre 1978) cedendo metà dei diritti delle canzoni ad Alan Taylor in cambio di una preziosa chitarra "Martin" che altrimenti non si sarebbe potuto permettere. Non cedette, forse astutamente o forse fu solo pura fortuna, quelli di "Albachiara" (che firma anche Alan Taylor) anche se la base musicale iniziale (il giro di accordi) è opera di Massimo Riva. Con 3 dischi di platino all'attivo, "Albachiara" è la gallina dalle uova d'oro per antonomasia. Diventerà, dal 1984 in poi, il brano di chiusura di ogni suo concerto. E ci si chiede (o, meglio dire, mi chiedo): come mai Vasco non ha più replicato un album di siffata "artigianeria"?

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Non siamo mica gli americani' come il capolavoro assoluto di Vasco Rossi, analizzando in dettaglio tracce iconiche come Albachiara e Fegato, fegato spappolato. L'autore evidenzia la varietà di stili e temi affrontati, con uno sguardo alla modernità del linguaggio e al contesto socioculturale. Non mancano aneddoti e retroscena sulla produzione e sulla rivalutazione avvenuta negli anni.

Tracce testi video

01   Io non so più cosa fare (04:01)

02   Fegato, fegato spappolato (03:15)

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03   Sballi ravvicinati del 3º tipo (05:12)

04   (Per quello che ho da fare) faccio il militare (04:33)

05   (Per quello che ho da fare) faccio il militare (reprise) (00:37)

06   La strega (La diva del sabato sera) (04:45)

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08   Quindici anni fa (05:12)

09   Va be' (se proprio te lo devo dire) (03:11)

Vasco Rossi

Vasco Rossi (Zocca, 1952) è cantautore e rocker italiano. Debutta nel 1978 con ...Ma cosa vuoi che sia una canzone..., quindi impone un linguaggio diretto e un rock da stadio con album come Siamo solo noi, Bollicine e Gli spari sopra. Autore di brani celebri come Albachiara e Vita spericolata, ha reso i live negli stadi un rito nazionale.
89 Recensioni

Altre recensioni

Di  Viva Lì

 Vasco sapeva fare musica, e sapeva addirittura cantare senza prendere nemmeno una stecca.

 Non siamo mica gli americani è un disco che chi è giovane non può comprendere, inzuppato com'è di argomenti tabù e storia sociale di quegli anni.


Di  Il Tarantiniano

 Siamo di fronte al Vasco con la V maiuscola, quando ancora voleva comunicare per una generazione, quando sapeva rischiare, quando sapeva farti sognare.

 Ti sa prendere, ti sa far cantare a squarciagola come nessun altro... ovviamente sto parlando del Vasco prima della sua lenta e dolorosa caduta negli ultimi 7 anni.