Non bisogna essere un acuto psicologo per capire che qualcosa d'importante è accaduto al songwriter Tweedy in questi anni che separano l'imperdibile precedente "A Ghost Is Born", un album introspettivo, denso di spleen, da "Sky Blue Sky".

I "fantasmi" sono alle spalle, l'atmosfera è sicuramente più rassicurante; un volo di uccelli sostituisce l'impenetrabile uovo sulla cover. Ma le paure, i conflitti interiori non sono spazzati via. Solo che Jeff ha probabilmente imparato a convivere con essi, ad accettare di più i propri  limiti. Del resto, quel rapace che si prepara a  piombare sulllo stormo di tordi sulla magnifica foto di copertina è una metafora abbastanza trasparente: non si sa a chi toccherà, il fato è in agguato; ciò, però, non ci può impedire di volare, di condividere il viaggio e le mete con i nostri compagni; anzi, è proprio l'essere nel gruppo che di può dare la forza di affrontare le prove più dure.
La musica non poteva non risentire di questo cambio di tono, del mutato mood, anche se la varietà continua ad essere un tratto distintivo del gruppo. Ci sono più bagliori di luce, un maggiore senso di pace, meno elettronica perturbante anche se non mancano dei lampi all'orizzonte. "Either Way", il primo brano, è forse quello dove maggiormente si avverte questa ritrovata serenità con un sound che piacerebbe, credo, a Robbie Robertson e alla buonanima di John Lennon. "You Are My Face" sembra "soltanto" un'eccellente ballata country-folk, ma al centro c'è uno cuore rock con un assolo di chitarra tirato e un cambio di ritmo improvviso, per poi tornare, circolarmente, alle iniziali atmosfere rurali.

"Impossible Germany", oltre ad essere il brano più lungo dell'album, è forse quello più ambizioso: notevole l'apporto delle chitarre, insieme Jeff ci sono il nuovo Nels Cline e Pat Sansone, e chiusura che ricorda certi intrecci in odore di jazz dei Karate. "Side With the Seeds" nasconde, dietro l'andamento simil-soul della prima parte, un'anima elettrica che fa capolino e che finisce per dare la sua impronta al brano in un crescendo quasi prog.
La vetta dell'album, però, è parere del sottoscritto "Shake It Off": un andamento lisergico, al rallentatore, quasi pinkfloydiano, si alterna ad un altro energico e molto blues metropolitano.
Il tema dell'accettazione della propria (iper)sensibilità si ritrova nella delicata "Please Be Patient With Me", brano che potrebbe essere dedicato al povero Elliott Smith sia per le tematiche che per le sonorità. Sarà poi davvero difficile non lasciarsi irretire dalle delicate e preziose trame pop di "Leave Me", canzone dal sapore agrodolce, quasi sussurrata del nostro. Ma il brano chiave per comprendere la svolta, con un approccio alla vita più rilassato e positivo del songwriter di Chicago, è probabilmente "What Light", dove in una ballad dal marchio dylaniano riesce ad esprimere tutta la ritrovata fiducia ("There's a light (one light) / There's a light (white light) / Inside of you").

"Sky Blue Sky" spiazzerà alcuni estimatori che si erano avvicinati ai Wilco con gli ultimi due lavori più cupi e tormentati, ma poco importa. La band si conferma una delle migliori realtà del rock americano tra tradizione e innovazione e Tweedy smentisce il luogo comune che nel dolore e nel travaglio gli artisti danno il loro meglio, dando alle stampe quello che è, almeno per il sottoscritto, l'album più convincente di una già fulgida carriera.

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