Copertina di 883 Hanno ucciso l'Uomo Ragno
MosMaiorum84

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Per appassionati di musica italiana anni '90, nostalgici, giovani adulti, ascoltatori curiosi di pop leggero e cultura pop italiana.
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LA RECENSIONE

Alle volte tutto quello che in fondo bisogna saper fare è capire bene come nasce un'opera. Poi ci si gusta l'opera.

Ed è quello che tutto sommato bisogna fare con gli 883. Erano due ragazzi un po' normali e un po' coglioni, ma due ragazzi qualunque. Non erano OG americani che passavano le giornate a spacciare e sparare ai poliziotti, non erano norvegesi che bruciavano chiese, non erano skinhead incazzati figli di operai sottopagati. Ragazzi normali. Un po' coglioni. Ma come del resto lo siamo tutti.

Questi ragazzi normali però hanno un'intuizione. Qualcuno storcerà il naso: quest'intuizione era geniale. Noi lo diamo per scontato, la trap, l'indie... mi è capitato tra le mani un testo dei Pinguini Tattici Nucleari, sul valore dei quali non è questa la sede per discutere, e mi sono reso conto di una cosa: la loro grande qualità per come l'ho vista io era che i testi erano autentici. Ed è qua che gli 883 hanno fatto scuola. Con una grande qualità che forse nel tempo si è persa: l'autenticità contraddistingueva vari movimenti, dagli 883 al punk passando per le varie frange del rock in senso lato, ma gli 883 la applicavano alla vita normale dei ragazzi; che in fondo non è per niente normale, è così normale da fare il giro e diventa incredibile. Ovviamente l'autenticità degli 883 non è quella estrema degli Skruigners o quella ubriaca dei Pogues perché non è mediata dalla fase artistica che caratterizza i due gruppi citati ad esempio, come tanti altri. La grande qualità che forse nel tempo si è persa è che nella loro condizione questi ragazzi avevano cazzimma. Il fatto che l'ascoltatore medio di pop non se ne renda conto ascoltando gli 883 è un altro discorso. Quindi sì, un sigaro è solo un sigaro mi dirà qualcuno: ma cazzo, questo è il miglior sigaro che ci si possa fumare.

Chi mi conosce sa che sono "team-Nord sud ovest est" ma anche i brani di questo debutto sono strepitosi. "Non me la menare" ha un incedere strafottente che unisce sonorità orecchiabili come poche a un testo che era un manifesto di anticonvenzionalità. "S'inkazza" era più rock e dimostrava che Max e socio di Guns n' Roses e Metallica se ne erano ascoltati, e non poco; l'impostazione del brano ricorda anche vagamente "Rock Box" dei Run DMC, esaltando anche la radice hip-hop del gruppo. "6/1/sfigato" e "Te la tiri" abbassano il tiro dell'album, rigirano sostanzialmente sulle stesse melodie ma non colpiscono nel segno al 100%, mantenendo testi sagaci che fanno scorrere bene fino al fenomenale poker d'asse che chiude il disco e ne compone la vera spina dorsale. La title-track colpisce con un testo perfetto nella sua metafora malinconica e viva, "Con un deca" ha una tristezza di fondo che trova la sua soluzione in un riff di sassofono geniale, "Jolly blue" ha un ritornello da coro live degno del miglior Bon Jovi (con una produzione diversa, ovviamente...) e "Lasciati toccare" chiude con la sua atmosfera suadente pur senza essere il miglior brano del disco.

Il duo ha un suo stile magari un po' ripetitivo ma di certo molto personale, con il timbro di Max Pezzali e un suo modo di usare la voce tutt'altro che scontato. L'autenticità dei testi del disco è sicuramente un punto di forza, anche se devo ammettere che gli 883, all'inizio della loro carriera, non maneggiavano ancora perfettamente questa potenzialità, finendo in alcune occasioni per scrivere testi un po' troppo calati - diciamo così - nel gergo giovanile dell'epoca.

L'energia che caratterizza gli 883 è unica. Credo che a dimostrarlo sia, ad esempio, la facilità con cui i brani possono essere ri-arrangiati verso produzioni ben più heavy-oriented, come risulta evidente dal progetto 666, messo su dai membri dei Plakkaggio, i quali rileggono l'opera di Pezzali e Repetto in chiave Oi!, con versi immortali come "assoli troppo belli per la musica Oi!" o "passano gli anni alternativa non c'è: ancora fieni metallari skinhead!" (ai fan degli 883 la sfida di capire da dove siano presi questi versi). Quello che intendo è dunque che è chiaro come il sole come l'intenzione del duo fosse di creare pezzi che gli adolescenti potessero cantare mettendoci tutti sé stessi, in maniera vera, efficace, genuina, con energia che sprizza da ogni poro. E a chi li ascolta attentamente risulterà chiaro che gli 883 degli esordi avevano una capacità negli arrangiamenti e nel mischiare più generi parecchio invidiabile, tra voci, controcori, tastiere, chitarroni pesanti e percussioni.

Scrollatevi di dosso ogni pregiudizio sugli 883 e lasciatevi conquistare. Voto: 86/100.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra la freschezza e l’autenticità di 'Hanno ucciso l'Uomo Ragno', esordio degli 883, sottolineando il valore dei testi e la capacità di rappresentare la normalità adolescenziale con energia e intuizione. Pur riconoscendo alcune ripetitività e limiti nei testi più ancorati al gergo dell’epoca, il disco viene lodato per stile, arrangiamenti e impatto generazionale.

Tracce testi video

01   Non me la menare (04:13)

02   S'inkazza (Questa casa non è un albergo) (03:34)

03   6/1/sfigato (03:58)

04   Te la tiri (03:34)

05   Hanno ucciso l'Uomo Ragno (04:10)

Leggi il testo

06   Con un deca (04:57)

08   Lasciati toccare (04:49)

Leggi il testo

09   Non me la menare (gospel) (02:27)

883

Gli 883 sono un gruppo pop italiano associato soprattutto a Max Pezzali e Mauro Repetto, diventato un fenomeno generazionale in Italia negli anni ’90 con canzoni e testi incentrati su vita quotidiana, adolescenza e provincia.
21 Recensioni

Altre recensioni

Di  Castaldo

 Il più bel disco di pop-rock della storia della musica italiana è datato 1992, ed è il debutto degli "883".

 Il primo pezzo è già un capolavoro! "Non me la menare": un poderoso thrash rock elettronico.


Di  withor

 "Ascoltare questo disco all'epoca mi piaceva tantissimo, perché parlava di situazioni che io vivevo quasi quotidianamente; ascoltarlo oggi invece... anche, perché mi riporta con la mente a quei giorni fantastici."

 "Mi fa ridere quando sono triste, mi fa ridere quando sono felice, mi fa ridere quando sono medio, in pratica mi fa ridere sempre."