Bello, ben fatto, discreto, sufficiente: sono aggettivi che si possono usare per descrivere un qualsiasi album. Ma non in questo caso: infatti ci troviamo di fronte a qualcosa di storico, immortale, ad una vera e propria Pietra Miliare. Stiamo parlando di Highway To Hell, uno degli album più rappresentativi degli AC/DC, sicuramente uno dei migliori tre o quattro prodotti dalla band australiana nella sua pluridecennale carriera. E’ con questo disco che Angus Young e soci dimostrano al mondo cosa significa suonare Rock ‘n’ Roll in maniera potente e convincente, con un’energia che è il marchio di fabbrica della band; purtroppo però è anche l’ultimo album composto in compagnia del primo cantante storico, Bon Scott, deceduto poco dopo e sostituito dall'altrettanto bravo Brian Johnson.

Highway to Hell si presenta all’ascoltatore con la storica title track, perla vera e propria dell’Hard Rock mondiale: il pezzo è molto ben ritmato, con dei riff non troppo sopra le righe, ma tremendamente coinvolgenti; ottima la prova di Bon, che ci accompagna verso il grande ritornello, semplice ma unico. Eccezionale la prova di Angus, soprattutto nell’assolo, così come quella degli altri componenti del gruppo. Dei giri di chitarra veloci e frizzanti, introducono Girls got Rhythm, la seconda Track, che, seppur senza una grande melodia, dà una grande carica, così come la migliore tradizione della band australiana. Walk All Over You è invece introdotta da un inizio nettamente più lento, ma è rapida quanto le precedenti, anche se la lentezza e la pesantezza dell’ introduzione si riaffaccia soprattutto nel ritornello. Ma quando alle nostre orecchie arrivano dei nuovi, magnetici e trascinanti riff, è l’ora della seconda perla dell’ album, Touch Too Much: pezzo di gran ritmo, che esplode nel magnifico e stupendamente suonato e cantato ritornello; ottimo l'assolo, le backing vocals e l'intreccio tonalità vocale/suonato, che rendono il pezzo intoccabile. Giungiamo ora a Beating Around the bush, da subito veloce e aggressiva, con un cantato forse leggermente più urlato rispetto alle altre tracks. Dopo aver ascoltato Shot Down In Flames, caratterizzata da dei riff molto marcati, e la meno aggressiva ma ugualmente molto ritmata Get It Hot, è l’ora di If You want Blood (you've got it), terza inarrivabile song dell’ album: potente, decisa, con un grande assolo e un’ottima prova (come sempre) di tutti i componenti del gruppo; particolarmente azzeccate le backing vocals del ritornello. A concludere il capolavoro vi sono due song più lente e ricche di pathos: Love Hungry Man, leggera e romantica (possono essere romantici gli AC/DC?), e Night Prowler, ancora più lenta della precedente dominata stavolta dalla Lead Guitar e con un ritornello che si trascina lento ma coinvolgente.

Insomma, che dire? E’ un album che smentisce gli eterni critici degli Ac/Dc, che dicono che l'unica cosa che cambia nei loro album sono i titoli delle canzoni, essendo le musiche uguali. Invece qui, sebbene le tonalità musicali e le scale usate sono in effetti simili, i pezzi sono abbastanza distinti fra loro, pur mantenendo lo stile caratteristico della band. Un disco che deve ASSOLUTAMENTE essere presente nella collezione di chiunque ascolti Rock ‘n’ Roll e Rock in generale, da comprare ad occhi chiusi, essendo una tappa fondamentale della carriera della storica Band australiana.

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