Alla fine del '78 gli AC/DC erano ormai di fronte ad un ascesa inarrestabile: il loro grande ultimo album "Powerage" grazie al singolo "Rock N' Roll Damnation" era stato il primo a sfondare nelle chart inglesi e americane e aveva portato ad una trionfale tournee che li aveva portati a suonare ovunque con grandi folle entusiaste insieme, tra gli altri, a Thin Lizzy (memorabile episodio con rissa sfiorata), Van Halen, Aerosmith e altri mostri sacri che se la facevano letteralmente sotto a suonare dopo i colossi australiani, una tournee culminata con la storica esibizione il 30 aprile all'Apollo Theatre di Glasgow in quella che sarebbe stata la principale fonte per "If You Want Blood (You Got It)", futuro live album che sarebbe diventato il loro lavoro più venduto fino a quel momento.

Erano insomma pronti all'assalto definitivo al mondo e volevano tirare fuori l'album che avrebbe zittito tutti, discografici scettici in primis. Subito la loro strada verso l'inferno si fece però in salita: sotto pressione dell'Atlantic gli AC/DC si videro costretti a cambiare per la prima volta produttore affidandosi ad una figura esterna a differenza dei familiari George Young e Henry Vanda, soprattutto la separazione da George fu traumatica, George era più di un produttore: era il sesto membro effettivo (era stato anche bassita negli esordi e nelle prime sessioni di "Powerage"), il padre putativo della band. Se Malcolm è sempre stato il leader più o meno silenzioso il fratellone maggiore ex Easybeats era sempre stato il leader riconosciuto e il vero ispiratore e fautore di tutta la vicenda AC/DC.

La band per la prima volta quindi si trovò a far fronte a una situazione diversa, la casa discografica propose subito il blasonato Eddie Kramer, storico produttore e ingegnere del suono tra gli altri (Who, Kinks, Small Faces...) di Jimi Hendrix come nuovo uomo dietro la consolle. Subito emersero però i problemi: pesanti divergenze su direzione artistica, orari e metodi di lavoro portarono all'immediata rottura nel mezzo delle inedite sessioni a Miami, posto per altro nuovissimo per i ragazzi abituati a registrare a Sydney. La band quindi si traferì nella fredda Londra per ricominciare da capo il lavoro sui pezzi e sulle idee già frutto delle precedenti sessions, questa volta con Mutt Lange, un nome e un personaggio questa volta gradito dal gruppo che cominciò quindi la lavorazione al nuovo album "Highway To Hell".       

I metodi di lavoro erano comunque diversissimi da quelli svolti per i lavori precedenti, prima entravano in studio con semplici abbozzi e li sviluppavano al piano insieme a George, adesso invece entrarono con pezzi già più pronti che si trovavarono ad elaborare con nuovo produttore. Subito le prime mosse di Lange furono mettere in risalto e aumentare i cori e la tecnica vocale di Bon, i frutti si possono udire al meglio nel capolavoro assoluto dell'album e del gruppo: "Touch Too Much", autentica perla della band, pezzo girava già delle sessioni del precedente.      

Ma il lavoro parte in precedenza con la celeberrima tilte track ispirata all'US Highway 666, strada che si diceva solo a nominare portasse un tremendo maleficio. Nell'idea sarebbe dovuta essere la loro "All Right Now", come impatto e lo storico riff risaltava "come le palle di un cane" per usare le parlole come sempre fini di Malcolm. "Girls Got A Rhythm" e "Walk All Over You" (strepitoso momento strumentale nel mezzo) completano l'incredibile poker iniziale, poco da dire su queste fantastiche traccie, indefinibili.      

"Beating Around The Bush" che parte coll'inconfondibile riff è uno dei brani meno conosciuti dell'abum insieme a "Get It Hot" e al grande blues "Love Hungry Man", le altre 2 meno famose ma non meno meritevoli, anche se il meglio viene dalle altre. Da "Shot Down In Flames" per esempio, da "If You Want Blood (You Got It)", e soprattutto dalla meraviglisa chiusura di "Night Prowler": una lunga ballata di hard blues, una delle uniche ballate dei 5 piccoli indiavolati canguri, non l'unica ("Ride On", "Love Song") ma sicuramente la più bella intensa ed emozionante con quei respiri iniziali da brividi, da segnalare l'incredibile Angus che da il meglio di se.      

L'album era un proseguo della mentalità del gruppo, sempre un dannato aggressivo rock n' roll ma questa volta nemo grezzo e più raffinato, in parte per le esigenze della Major che voleva pezzi più radiofonici in parte per una vera maturazione artistica. Anche i testi si differivano da quelli del precedente che per volere di Bon si presentavano questa volta meno cupi e seri rispetto per esempio a "Gone Shootin'".      

Si chiude così quello che sarebbe stato l'ultimo album del grande mai troppo compianto Bon Scott, che sarebbe morto di asfissia soffocato dal prorio vomito come Hendrix e John Bonham a seguito di una controversa notte e una controversa bevuta (nettamente al di sotto dei suoi standard) insieme al neo conosciente Alister Kinear, ex coinquilino della sua ex ragazza, quando si dice il destino, ma questa è un altra storia. So che ovviamente ci sono già molte recensioni di questo album epocale, sapete già come la penso al riguardo ma questa volta volevo anche omaggiare il grande Bon a 30 anni dalla sua scomparsa, col suo più grande capolavoro, l'apice assoluto degli AC/DC, meglio di "Let There Be Rock" meglio di "Back In Black", l'album che li avrebbe portati ai vertici assoluti delle classifiche prima della consacrazione difinitiva a leggende col prima citato successore.      

L'album che li avrebbe portati a suonare quasi sempre da headliner se non con gli amici Cheap Trick, nuovamente Thin Lizzy, Who (memorabili aneddoti di sfottò tra Bon e Pete Townshend) e Stranglers a Wembley, Def Lepard Judas Priest e altri (avrebbero dovuto suonare anche alla storica edizione di Knebworth '79 ma non piacevano molto all'influente Robert Plant); oltre alla registrazione dello storico documentario "Let There Be Rock" in Francia, la testimonianza definitiva della grandezza di quella formazione, sempre grandi anche successivamente ma mai come quella storica line up. Gli AC/DC nel loro momento migliore suggellato da uno dei più grandi album della storia del rock.  

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