Giovedi leggevo commenti impietosi. Giovani critici di tendenza, proprio come piccole iene, si avventavano sul cadavere inerme di un grande gruppo morto di stanchezza. Ecco il funerale che tutti speravano di celebrare prima o poi. Nel paese del Festival di Sanremo scompare per la gioia di tanti un altro manipolo di urlatori distorti ribelli e sovversivi.
"Nonostante tutto questo io però il CD me lo compro, magari solo per rispetto e considerazione nei confronti del più grande gruppo rock italiano contemporaneo". E così l'ho comprato. Appena l'ho visto mi ha colpito... il CD sanguina! Le lettere sono rosse e colano giù! C'è del sangue qui dentro!
Lo metto su ed inizia... Beh, ragazzi miei, una ballata di 5 minuti e mezzo col cuore in gola e la pelle d'oca. Spero di imparare presto a memoria le parole per urlarle in macchina da solo nel traffico o di notte. E' così che mi fa sentire. Una delle canzoni più belle mai scritte. E il resto? Il resto è ancora pelle d'oca, cuore in gola, rabbia, disperazione, amore, delirio e classe. Sicuramente anche qualche lieve calo di tensione a tratti ma onestamente, per quel che mi riguarda, un gran disco.
Personalmente non amo il giochino dei confronti, ovviamente ognuno di noi ha la sua classifica, sicuramente ognuno di noi ha urlato saltato e sudato con Agnelli ai tempi in cui leccavamo l'adrenalina e spaccavamo le casse. Oggi ho trentun anni, quasi dieci in più, ma la stessa rabbia e forza di allora, gli stessi spasmi, lo stesso malato malinconico amore, ma tutto si muove in me in modo differente e ascoltando questo album in cambiamento mi ci ritrovo dentro. Sento dire che è un disco troppo pop e melodico. Beh se metà delle canzoni melodiche italiane fossero a questo livello oggi saremmo certamente un paese migliore.
A chi sognava di fare la rockstar e invece si ritrova a criticare album nella sua cameretta dico... tornate quando avrete scritto qualcosa che assomigli a questo, qualcosa che sanguini così.
Questa volta Manuel Agnelli & company hanno avvolto l’album in un unico filo conduttore: la stanchezza.
Ragazzi gli Afterhours hanno toppato questa volta. Forse mi ricrederò, ma per ora è così.
Ballate Per Piccole Iene: un lavoro intenso e doloroso, che fa male già dal primo ascolto.
Traccia dopo traccia il disco si insinua sotto pelle, raggiunge i punti nevralgici del corpo per poi fare radici nell’anima.
È indubbiamente un capolavoro la nuova fatica di Agnelli & Soci, un disco ruvido, grondante dolore, rabbia, disincanto.
Non lasciar che il tuo percorso ti divori il ventre, non lasciare che la cupezza ti vinca.
È come respirare aria stagnante... ma in quella malinconia in fondo si sta bene.
La sottile linea bianca: sensuale e delicata, rappresenta lo stile Afterhours alla perfezione.
Ballate per Piccole Iene è un piccolo capolavoro sporco di inventiva, colmo di intuizioni rock che andrebbero bene in un disco indie di quelli tosti... sicuramente non italiani.
Manuel Agnelli sa scrivere due o tre rime giuste, con una sufficiente dose di acido e distruttività; forse questo è il segreto degli After.