Copertina di Angra Temple Of Shadow
emanuele

• Voto:

Per appassionati di power metal, metal brasiliano, fan degli angra e ascoltatori di musica tecnica e progressiva
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LA RECENSIONE

I grandi artisti si riconoscono nei momenti difficili, durante i quali bisogna dimostrare di saperci fare, e essere in grado di uscire da una situazione pesante, che ha gravato sulla band: essere grandi artisti significa tirare fuori un album come "Temple Of Shadow"; nei deriva dunque che gli Angra, pionieri del metal brasiliano, rappresentano la vera essenza del grande artista. Forti di eccellenti prove con la nuova formazione, i due chitarristi Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt (dotati fra l'altro di una tecnica e un gusto musicale di livello invidiabile), danno vita ad un ennesimo capolavoro; Temple, risulta essere un punto di svolta per i nostri musicisti, che virano su coordinate ancora più power, con l' adozione di una voce più aggressiva e meno pulita da parte del bravvissimo Eduardo Falaschi, con una maggiore presenza di tappeti di doppia cassa da parte di Priester ed uno scoppiettante basso a fare da cornice ad una sezione ritmica che per tutto il disco si presenta varia ed articolata.

L' album è composto da 13 episodi, tutti (o quasi) di pregevole fattura, senza pesanti cadute di stile in nessun frangente, presentandosi invece con picchi compositivi di notevole bellezza (primo su tutti Wishing Well); la tematica dell' album narra di un crociato bianco, dal nome Shadow Hunter, che comincia ad interrogarsi sugli ideali per i quali si sta battendo (la guerra santa in nome del Papa), alla fine troverà risposte valide ai suoi interrogativi, e naturalmente riuscira ad innamorarsi. L' album si apre con "Deus Le Volt!", intro atmosferica e maestosa che introduce alla prima vera song del disco: "Spread Your Fire"; la canzone si apre veloce ed agressiva, con degli ottimi assoli da parte del duo chitarristico, che introducono un cantato veramente fuori dal comune per la produzione Angra, infatti Edu si cimenta in tonalità agressive e più basse rispetto al passato. Batteria e basso offrono un ritmica quadrata e ben scandita, che non disdegna mai cambi di tempo e accellerate magnifiche; ottima la parte strumentale, nella quale i quattro musicisti sfoggiano tutta la loro classe e tecnica. Buona anche la parte finale, che alza i toni, fino a spegnersi con una voce operistica femminile che accompagna la voce del buon Falaschi. La terza canzone "Angels And Demons", continua sulle stesse cordinate della precedente traccia: in quest' episodio però troviamo degli spunti migliori, il basso trova più spazio, la batteria viaggia su coordinate molto più veloci, cambiando improvvisamente tempi, le chitarre offrono un apporto più pesante, ma anche nei solos si fanno lodare per precisione e velocità. Voce che si riavvicina parzialmente a quanto ascoltato in album quali "Rebirth", con punte vocali decisamente più alte e pulite. Si cambia decisamente direzione con "Waiting Silence", track con forti influenze progressive, che pur mantenendo una buona dose di power, si distacca da quanto sentito fino ad'ora. Buonissima la sezione ritmica, ma anche la melodia chitarristica. Trascinante la parte strumentale, con un ottimo solo di basso, accompagnato da un' ottima batteria sviluppata maggiormente sui piatti. Passiamo così a quello che mi è sembrato il migliore episodio del disco: "Wishing Well", canzone molto easy e melodica, con un ritornello arioso, accompagnato da un coro di ottima fattura. La semplicità in fase d'ascolto fa di questa canzone un piccolo gioiello da ascoltare e riascoltare.

Si torna al più puro power con "The Temple Of Hate", canzone velocissima, che tanto ricorda i primi Blind Guardian: la traccia violenta e rapida è un crescendo di emozioni, che esplodono nel eccellente ritornello, condotto dal vocalist che dosa la voce particolarmente bene. Ottima ancora una volta la senzione strumentistica, con una lode particolare alle chitarre che svolgono sempre un buonissimo lavoro. Con "The Shadow Hunter", si cerca di ritornare all' epoca di Matos: la canzone arricchita da percussioni e da elementi provenienti dalla musica brasiliana, si presenta come un ideale punto di incontro tra il power/progessive e il folk brasiliano. Ottimi gli intrecci tra chitarre classiche ed elettriche, ma anche la sezione ritmica non scherza. Gustosissimi anche i cori di accompagno alla cristallina voce di Falaschi. Si passa così a "No Pain For The Dead", canzone che non mi ha tanto appassionato, nonostante carica di patos e condotta benissimo nella parte strumentistica: la song, complice un chorus non proprio dei migliori, non riesce mai a decollare del tutto. L' unica nota che si fa lodare è l' adozione di una voce femminile, che pur non essendo sfruttata al meglio, da comunque un tocco particolare ad una song che non brilla come le altre. "Winds Of Destination" risulta essere uno dei migliori episodi: la traccia si apre con un violino elettrico, per poi esplodere in una speed track di notevole fascino. Forti questa volta i richiami alla musica classica, che si notano maggiormente nella parte centrale della song, nella quale un pregevole piano accompagna la teatrale voce di Falaschi. Ritmi brasiliani aprono "Sprouts Of Time", canzone tanto particolare quanto bella: tempi tipici del progressive e melodie sud-americane ci accompagneranno in un affascinante viaggio di 5 minuti e 9 secondi tutti da scoprire, accompagnati dalla suadente e calda voce del vocalist. Ottime le linee di basso. Percussioni e un solo di Andreoli aprono "Morning Star", una canzone quasi "allegra", che nel chorus viene stravolge a causa di un cantato molto aggressivo e di un corposo riff di chitarra. Un sognante arpeggio di chitarra classica ci introduce "Late Redemption", canzone riflessiva e tranquilla, nella quale spicca la buona capacità interpretativa di Falaschi. Pur non brillando particolarmente (a causa di cori non proprio splendidi, anche se cantati nella fascinosa lingua madre) la canzone si fa comunque ascoltare con piacere.

Il finale del disco m'è sembrato particolarmente degno di nota: un imponente strumentale condotto fantasticamente da vari strumenti, che rendono la canzone una vera perla di musica dal sapore classico/moderno. Il disco si conclude, vi chiedo scusa per la lunghezza della recensione, ma mi è sembrato doveroso spendere due parole (forse un pò più di due) su questo disco, che considero al livello di capolavori quali "Angel's Cry" e "Holy Land". Ottima inoltre la produzione dell' album e la prestazione generale dei musicisti.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta Temple Of Shadows degli Angra come un capolavoro power metal, caratterizzato da eccellente tecnica strumentale e una narrazione coinvolgente. L'album segna un punto di svolta con una voce più aggressiva e una maggiore presenza ritmica. Le tracce spiccano per varietà e qualità compositiva, con picchi come "Wishing Well". La produzione è ottima e i musicisti dimostrano grande competenza e passione.

Tracce testi video

01   Deus le Volt! (00:52)

02   Spread Your Fire (04:25)

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03   Angels and Demons (04:10)

04   Waiting Silence (04:55)

06   The Temple of Hate (05:13)

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07   The Shadow Hunter (08:04)

08   No Pain for the Dead (05:05)

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09   Winds of Destination (06:56)

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10   Sprouts of Time (05:09)

11   Morning Star (07:39)

13   Gate XIII (05:02)

Angra

Gli Angra sono una band brasiliana (spesso definita “carioca” nelle recensioni) associata a un mix di power e progressive metal, con uso ricorrente di orchestrazioni, cori ed elementi folk/etnici brasiliani. Nelle recensioni vengono citati membri e fasi diverse della band, in particolare la voce di André Matos nei primi lavori e Edu Falaschi in quelli successivi.
20 Recensioni

Altre recensioni

Di  dying_sun

 Gli Angra lo fanno con cura, prestando attenzione alla dualità tra liriche e musica.

 Temple of Shadows va sinceramente promosso e merita l’acquisto.


Di  Dreamtheater

 Un cd dai mille volti e colori, vario e piacevole.

 Una bella sorpresa, però c'è qualche cosa che forse non condivido, ma sono solo piccolezze in un mare di buona musica.


Di  Dreamtheater

 "Veramente ben fatto, c'è tutto... varietà di strumenti usati, buone melodie, pezzi metal all’altezza, bravi musicisti."

 "Un cd dai mille volti e colori, vario e piacevole. Forse c’è troppo stacco dal power alla melodia, si rischia di perdersi tra i ritmi folli... ma per il resto un ottimo cd."


Di  ilfreddo

 Se il power banale è un McChicken al fast food, gli Angra sono un piatto al ristorante da gustare con calma.

 Il vero capolavoro di Temple of Shadows è a mio parere "The Shadow Hunter", momento cruciale di pentimento ed esplosione musicale.