Copertina di Björk Drawing Restraint 9
The Punisher

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Per appassionati di musica sperimentale, fan di bjork, critici musicali, ascoltatori curiosi di colonne sonore e musica minimalista
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LA RECENSIONE

Scusate se batto il chiodo, ma (finché posso) voglio permettermi il lusso di poter esprimere un modesto parere su ciò che ritengo valido o meno "smascherando" di volta in volta i lavori che ritengo in linea di massima "artisticamente scarsi" o scopiazzati o banali o "mestierate", insomma, ci siamo spiegati. Ed è il turno della tanto osannata Björk, ormai "vate" da oltre 10 anni della sperimentazione tout-court e vera e propria "sacerdotessa" di noi umili ascoltatori dalle orecchie mai paghe di novità. Ebbene, la nostra illustrissima, celebratissima, adoratissima (non sto scherzando, io sono stato tra i suoi ferventi sostenitori) che ti tira fuori dal cilindro? Una colonna sonora per un film stralunato e pretenzioso (a detta dei molti critici di Cannes, non mia che non l'ho visto) del marito regista. Analizzando pezzo per pezzo sediamoci in religioso silenzio e godiamoci questa "fatica".

Si parte con campanelli, arpe e una voce maschile spiazzante e disarmata ("Gratitude") per passare a "Pearl" vero e proprio tributo a voci, sospiri, gemiti, sussurri e grida, orgasmi, farcite da fisarmoniche e mellotron. Ma la musica? Okey, si va avanti. Una grattatina alle palle, per scaramanzia, e via. Ci vuole il terzo brano "Ambergris March" per sentire il primo tamburo, tra spinette, percussioni, campanelli. . . di Bjork ancora nulla. Con "Bath" la Divina ci elargisce un paio di frasi sospirate, eteree e sospese che si sciolgono e ci proiettano in paesaggi fumosi e inconsistenti sospesi tra il nulla e un non so. Il brano "Vessel Shimenawa" parte come una simil marcietta di tromboni per avvicinarsi in territori simil-Morriconiani ripercorrendo itinerari oserei dire già battuti dal soundtracking tradizionale (ancora privi di voce). "Storm" a cui si riferice il titolo è un stormo di voci, un gioco di riverberi vocali e sperimentazioni tenuti assieme dal sempre fragile cantato della nostra che si fa sempre emozionale e cristallino, un canto sparso tra echi, rumori in loop, echi lontani e suoni distorti di acqua, vento e chi più ne ha più ne metta. "Holographic Entrypoint" ci riserva un brano quasi teatrale NO giapponese, riprendendone il suono e la proposizione di stampo classico (quasi un pezzo che vedrei bene in un film da Tarantino). Devo dire che mi stanno fumando leggermente i coglioni e contemporaneamente le palpebre mi si chiudono con estrema facilità (dura quasi 10 minuti e vi sfido ad arrivare in fondo lucidi). Si procede allegri e pimpanti con i. . . campanellini di "Cetacea" con il canto allegro e solare (via, stavo scherzando ma rispetto a prima poco ci manca. . . ) della Nostra Beata Musa, quasi un "classico björkiano" dove la voce si esprime ai massimi livelli. E chiudiamo in "bellezza" con "Antartic Return", una lentissima suite di 4 minuti e passa che stenderebbe perfino Enrico Ghezzi, senza voce, senza ritmo, senza fiato, senza tutto e basta.

Che dire? I casi sono due: A) la nostra sta grattando il barile, citando e rifacendo musica ampiamente setacciata con Vespertine e Medulla B) La nostra ha fatto una simil-marchetta per il cinema o per amore, che in questo caso coincidono, giocando col minimal, il silenzio, la sperimentazione, il "pochino", aggiungo io, dandoci un disco profondamente moscio, rarefatto e oserei dire vacuo. Troppo vacuo. Sarebbe stata una genialata PRIMA di Vespertine o Medulla, serebbero sonorità coraggiose suonate "allora" ma adesso no. Adesso ha già dato, sono passati oltre cinqueanni, fija mia, ripijate, su, dai che adesso ti aspettiamo al prossimo giro e saremo ancora li (forse) ad aspettarti. . . Così raccolgo i miei coglioni, me li metto a giro collo a mo' di sciarpetta e me ne esco di fuori col mio CD in mano per cercare di piazzarlo a qualche bancarella, che appena gli dici "Björk" te lo prendono a occhi chiusi. Come avevo fatto io, porc. . .

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album Drawing Restraint 9 di Bjork, una colonna sonora sperimentale per un film del marito regista. Pur riconoscendo la fama della cantante, il testo sottolinea come l'opera risulti vacua, poco ispirata e di difficoltosa fruizione, priva di energia e innovazione rispetto ai suoi lavori precedenti. Il giudizio complessivo è negativo, descrivendo il disco come una fatica moscia e poco coinvolgente.

Björk

Björk è una cantante, compositrice e produttrice islandese, nota per la sua voce distintiva, la sperimentazione tra generi e la carriera solista iniziata dopo il successo con i Sugarcubes.
40 Recensioni

Altre recensioni

Di  KaratekaVHappy

 Drawing Restraint 9 è caratterizzato da una grande particolarità, da una stranezza, che non ne permette la diffusione presso il grande pubblico.

 Il disco è cupo, tenebroso, malinconico, rassegnato... opprimente.


Di  The_dull_flame

 "Drawing Restraint 9 non è solo un omaggio musicale al film di Matthew Barney, è un disco vero che funziona anche senza accompagnato dalle immagini."

 "'Storm' su tutte: rumori di fondo inquietanti ed elettronici, tempeste, mare e catene con la voce di Bjork che offre una splendida interpretazione."


Di  tetsuoironman

 Questo 'Drawing Restraint 9' ha saputo trasportarmi in luoghi misteriosi, con l'unico supporto sonoro.

 Sono parole di violenza e intensità poetica, che porteranno al culmine di una metamorfosi amorosa e sommessa.