Sto caricando...

Bob Dylan
Tangled Up in Blue

()

Voto:

Versioni: v1 > v2 > v3 > v4

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.

Tradurre è tradire.

Se a me un’espressione come “blood on the tracks” fa pensare a un tipo sanguinante che cammina e mentre cammina lascia delle impronte (tracks) piene di sangue (blood), e poi vado a leggermi le Lyrics di Bob Dylan tradotte da Alessandro Carrera per l'edizione Feltrinelli e Carrera traduce “sangue sui binari”, di primo acchito storco il naso e penso nooo, è sbagliato! Ma non è sbagliato, perché tracks vuol dire anche binari. E se il buon Carrera, che è un traduttore eccellente oltre che un espertissimo esegeta dylaniano, in quell’espressione ci vede un binario della ferrovia tutto insanguinato perché qualcuno si è buttato sotto al treno, tant’è. Ma io non sono d’accordo. Che poi tracks sono pure le tracce di un disco, le canzoni. Magari Bob voleva semplicemente dirci che le sue canzoni sono piene di sangue. O magari voleva dire tutte e tre le cose insieme, perché ognuno ci vedesse quello che preferiva. Sì, è chiaramente così. Però per tradurre devi scegliere una delle tre. Non se ne esce.

Ecco, appunto. Blood on the Tracks è un disco da cui non si esce. Non se ne esce perché appena lo fai partire e inizi a sentire il blood che scorre per quelle tracks (qualunque cosa siano), ci rimani invischiato, impigliato, aggrovigliato dentro, tangled up, appunto. Tangled up in blue.

Tangled Up in Blue è la prima delle dieci tracce insanguinate. Anche questo, come lo traduci? Tangled up, abbiamo detto, è ingarbugliato, aggrovigliato, invischiato, impigliato come dentro una rete inestricabile che più ti dibatti e meno scampo ti lascia: è un'immagine molto chiara e molto potente. E Blue? È un colore (il blu). È uno stato d’animo (tristezza, malinconia, male di vivere). È un genere musicale (il blues). È un album di Joni Mitchell (stupendo). È tutte queste cose insieme, forse si può escludere l'ultima, forse. È il colore del filo ingarbugliato che avvolge vicende, pensieri e personaggi e li tira da un punto all'altro dello spazio e del tempo, tessendo le fila di una storia che non si capisce bene dove e come inizi né come e dove finisca, evidentemente perché il filo blu è troppo ingarbugliato per svilupparsi in maniera lineare. Il filo blu è la vita. La vita è blu. La vita è ingarbugliata. La vita è tristezza e malinconia. La vita è blues. And I know no one can sing the blues like Blind Willie McTell. Ma questa è un'altra canzone.

"Io volevo che quella canzone fosse come un quadro", ha detto Bob in un'intervista del 1986. Ut pictura poesis. Memore dell'antico insegnamento oraziano il Bardo di Duluth intinge il suo pennello nel blu e con rapide pennellate, precise e sfuggenti al tempo stesso, delinea non uno, ma sette quadretti in cui un io e una lei si incontrano, si perdono, si ritrovano, si abbandonano, si dimenticano e si ricercano per poi riperdersi di nuovo: addii sotto la pioggia, fughe rocambolesche, torbide storie di "traffico di schiavi" (prostituzione? proiezioni rimbaudiane?) e a scandire le sette strofe eccoli, puntuali, i maledetti fili blu che avvolgono i due protagonisti e li legano stretti e li invischiano, si impigliano ai lacci delle scarpe e li fanno inciampare (testuale: "she bent down to tie the laces of my shoe, tangled up in blue"), e poi quando tutto sembra andare per il verso giusto ti afferrano e ti trascinano sul fondo senza scampo: "e alla fine il pavimento cedette, io sprofondai, l'unica cosa che potevo fare era tirare a tirare dritto come un uccello in volo rimasto impigliato nel blu". Sono forse liberi gli uccelli dalle catene che li imprigionano al cielo?, recitava una Ballad in Plain D di svariati anni prima.

E al centro di tutto, la scena chiave. "Lei aprì un libro di poesie e me lo porse, erano di un poeta italiano del tredicesimo secolo, e ognuna di quelle parole suonava così vera e risplendeva come un tizzone ardente che traboccasse dalla pagina, come se me la fossi scritta nell’anima per te". Chi sarà mai questo poeta italiano? "Plutarch", risponde Dylan all'intervistatore di turno, e sembra quasi di vederlo sogghignare beffardo. Che burlone, Bobby! Fa finta di confondere Plutarch con Petrarch. Fa finta di non sapere che Petrarca è vissuto nel quattordicesimo secolo e non del tredicesimo. Fa finta di concedere che il libro citato nel testo possa essere qualcosa di diverso dal Canzoniere di Petrarca.

Ad ogni modo il filo blu non si sbroglia. Abbiamo dato per scontato che i protagonisti siano due. Ma se invece fossero sette storie diverse, con sette uomini diversi e sette donne diverse, che in comune hanno solo il groviglio inestricabile che li lega e li separa? Se fossero sette narratori diversi e sempre la stessa donna? "We always did love the very same one, we just saw her from a different point of view", conclude Dylan nella versione dal vivo inclusa in Real Live. Eh già.

E se fossero sette donne diverse e un unico narratore? Blood on the Tracks è un disco profondamente autobiografico, per cui concediamo un attimo che il narratore sia lo stesso Bob. Allora ecco che riemerge il fantasma della sofferta relazione (da poco tristemente conclusasi) con Sara Lownds, ecco che Montague Street diventa il Greenwich Village degli anni Sessanta con "musica nei locali la sera e rivoluzione nell'aria" e lei assume le sembianze familiari di Joan Baez, mentre quella del libro di poesie italiano potrebbe benissimo essere l'italianissima (di origini) Suze Rotolo, quella che si vede sulla mitica copertina di The Freewheelin' Bob Dylan. Ma alla fine questo sembra non importare, perché alla fine, nell'ultima strofa, il nostro eroe è ancora on the road (Kerouac sempre presente) diretto verso un nuovo joint (un "locale" come il topless place di qualche strofa sopra, o piuttosto un "crocevia", metaforico o meno, sulla sua strada?) e tutte le persone che ha conosciuto e di cui ha parlato gli sembrano "solo un'illusione", un po' come i protagonisti di Desolation Row, quelli a cui aveva dovuto "cambiare i volti e dare a tutti un altro nome" perché sarebbero stati altrimenti troppo insignificanti per parlarne. Qua, ad ogni modo, tutti sono liquidati come mathematicians e carpenter's wives. Matematici e mogli di carpentieri.

Forse è solo un caso che nel 1965 Bob avesse dichiarato "Quelli che canto io sono brani matematici", il che farebbe di lui in questo senso un "matematico". Come forse è solo un caso che il suo vero cognome sia Zimmermann, e che in tedesco zimmermann voglia dire carpentiere.

Tradurre è tradire.

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.

Commenti (VentiTre)

luludia
luludia
Opera:
Recensione:
ottima...


Zimmy: Grazie! :)
Zimmy
Zimmy
Opera:
Recensione:
Modifica alla recensione: «"Se invece FOSSERO", non "siano"...». Vedi la vecchia versione link rotto


G: hai un altro refuso: "di primo acchito storico il naso" ... bella rece!
Zimmy: Ups! E chi l'aveva visto! Correggo subito, grazie...anche per l'apprezzamento, invero mi onora assai :)
lector
lector
Opera:
Recensione:
Tradurre è impossibile, non è solo tradire ma è anche reinterpretare e reinventare. Per questo io lo leggo "estrarre il sangue dalla memoria"......


Zimmy: Grazie per il voto :)
Bellissima lettura anche questa. Non ricordo chi scrisse che la caratteristica principale della poesia è la resistenza ai tentativi di traduzione. Sono il primo a rifuggire la solita identificazione di cantautore e poeta (sono due forme espressive diverse e non intercambiabili secondo me), eppure non ho mai trovato una traduzione di Dylan che reputassi soddisfacente. Ho imparato a capirlo e ad amarlo davvero quando ho imparato a gustare il testo in lingua prescindendo da qualsiasi tentativo di resa italiana, cosa che dovrebbe farsi sempre con qualsiasi autore. (Poi ecco, mi concedo la licenza della citazione in traduzione laddove sia funzionale a meglio esprimere un dato concetto)
Zimmy
Zimmy
Opera:
Recensione:
Modifica alla recensione: «Corretto un fastidioso errore di battitura ». Vedi la vecchia versione link rotto


Flo
Flo Evangelìsta
Opera:
Recensione:
Da traduttrice, purtroppo, non mi resta che concordare, anche se pure io ho sempre pensato ai binari e non alle tracce di qualcuno. Comunque non leggete mai le poesie di Cohen tradotte in italiano (sono raccapriccianti) e non fidatevi di Massimo Cotto, che traduce "The Long and Winding Road" come "La strada lunga e VENTOSA".


hjhhjij
hjhhjij
Opera:
Recensione:
Molto bella, molto interessante tutto il discorso sulle traduzioni, sicuramente un terreno spinoso da affrontare, soprattutto, nella musica, quando si parla di autori come Dylan o, come dice Flo, Cohen. Mi è piaciuta molto. La canzone è una delle sue migliori da uno dei suoi dischi migliori e qui c'è poco da dire.


Zimmy
Zimmy
Opera:
Recensione:
Guarda caso di Cotto ho l'edizione dei testi di Cohen "Canzoni da una stanza" edita da Arcana negli anni '90, ed effettivamente alcune scelte di traduzione sono davvero improponibili, però è un libro a cui voglio bene perché mi introdusse a Cohen in tempi in cui non sarei stato in grado di cimentarmi con i testi originali. Quando iniziai ad appassionarmi ai cantautori angloamericani e non masticavo abbastanza di inglese per capirli acquistavo tutte le edizioni tradotte che riuscivo a trovare (tra l'altro oggi non se ne trova più quasi nessuna, purtroppo e per fortuna) e a riguardarle oggi difficilmente le trovo soddisfacenti... per dire, anche Neil Young tradotto da Grompi-Sapienza non è che fosse tutto 'sto granché: quel "Continua a sbatterti nel mondo libero" grida ancora vendetta... Quelle di Carrera per Dylan sono forse le migliori, anche solo perché hanno dietro un immenso e maniacale lavoro di ricerca filologica (basta leggere le approfonditissime note in coda al volume per rendersene conto).
Per quanto riguarda le poesie di Cohen, confesso di aver letto poco (il Cohen "non musicale" francamente mi manca), e quel poco l'ho letto sul web in lingua originale. Non metto in dubbio quanto scrivi, mi pare tra l'altro che Mondadori le pubblichi senza l'originale a fronte, il che è oggettivamente follia.


Flo: Credo che molte edizioni siano di MInimum Fax (per lo meno ricordo Le spezie della terra, Il libro del desiderio e Confrontiamo allora i nostri miti, con traduzioni di De Cataldo e Abeni, tradotte IN RIMA. Oscene (ma nel primo e nel terzo caso mi pare ci siano i testi a fronte, almeno).
Zimmy: Ho presente le edizioni Minimum Fax ma non credo di averle mai viste in libreria, vidi invece un'edizione Oscar Mondadori di quello che mi pare fosse "Il libro del desiderio", lo lasciai dov'era quando vidi che mancava l'originale a fronte...
Flo: In effetti anche la mia edizione del Libro del Desiderio è Mondadori. Comunque ti dedico questa (proprio da quel libro): Leonard Cohen Recitation with N.L. from Live in London
Zimmy: Grazie, che bella! La conoscevo come canzone, su "Ten New Songs": Leonard Cohen - A Thousand Kisses Deep
Flo: Non è lo stesso testo, però, solo il titolo è uguale :)
Zimmy: Sì, l'ho notato :)
lector: Come siete belli tutti e due @[Zimmy] e @Flo ! Vi dedico questa leonard cohen e Philip Glass - This morning I woke up again
SydBarrett96
SydBarrett96
Opera:
Recensione:
Doppio cinque.


claudio carpentieri
Opera:
Recensione:
Bella analisi complimenti


Pinhead
Pinhead
Opera:
Recensione:
Che tradurre sia tradire è un po' quello che sostiene Tito Schipa Jr. nell'introduzione a «Mr. Tambourine Man» vecchia, liberissima e bellissima traduzione dei testi di Dylan ad opera dello stesso Schipa, che pure in quegli anni cantò e tradusse Dylan in italiano, come più di recente Francesco De Gregori.
Più di questa, la mia preferita del disco è «Lily, Rosemary And The Jack Of Hearts».


Zimmy: Ho anche le traduzioni di Schipa jr. e mi piacciono molto, per quanto la loro peculiarità le renda forse più un libero esperimento su Dylan che non propriamente uno strumento per la sua comprensione, come ci si aspetta che sia una traduzione. Certo Schipa non è esente da qualche forzatura qua e là ma il suo rimane un esperimento coraggioso e degno di nota, come anche l'album "Dylaniato" di cui apprezzo moltissimo alcune trovate come quella di rendere "Love Minus Zero/No Limit" in dialetto romanesco, per una versione pregevolissima e davvero unica. Nell' "Amore e furto" di De Gregori invece noto qualche ingenuità e superficialità qua e là, ma nel complesso è un ottimo lavoro fatto con grande passione e mestiere.
Zimmy
Zimmy
Opera:
Recensione:
Modifica alla recensione: «Grazie al mitico G che mi segnala "storico il naso" anziché un più adeguato "storco"». Vedi la vecchia versione link rotto


assurdino
assurdino
Opera:
Recensione:
Quante volte l'ho letta sta roba sul tradurre/tradire? Quante? Già Dylan è verboso, che bisogno c'è di affacendarsi ancora? La recensione però mi è piaciuta.


Zimmy: Ma infatti è la cosa più ovvia del mondo. Non pretendo di aver detto niente di originale :)
IlConte
IlConte
Opera:
Recensione:
Argomento folle da trattare in una rece di DeBaser per forza di cose sintetica... Infatti mi hai trasmesso il volerne scrivere almeno altre 3/4 paginette tanto eri nel contesto... Tutto ciò toglie alla completezza - ma ci vorrebbe un capitolo ogni brano o album e un libro ogni artista - ma non alla tua voglia di scriverne e alla capacità di trasmettere ciò che intendevi Chapeau !!!


Zimmy: Grazie! :) Effettivamente l'argomento sarebbe potenzialmente inesauribile e il dono della sintesi non è mai stato tra le mie qualità, avessi voluto recensire tutto il disco avrei dovuto scrivere un saggio intero... ma sarebbe stato l'ennesimo "doppione" per un album di cui si è ormai detto tutto e il contrario di tutto
proggen_ait94
proggen_ait94
Opera:
Recensione:
direi piuttosto che tradurre è trasportare, no? :D o è un modo di dire?


proggen_ait94: non sarà mica un aforisma di Eco?
Zimmy: In realtà non so se l'espressione (divenuta proverbiale) "tradurre è tradire" sia stata coniata da Umberto Eco o da lui soltanto ripresa e spiegata, fatto sta che come scrisse Eco "tradire" in italiano ha molti significati e l'espressione, a mio modo di vedere, è efficace proprio perché li contempla tutti. Innanzitutto c'è quello principale di "commettere un tradimento" verso qualcuno o qualcosa; poi quello del latino "tradere", ovvero come dici tu, "trasportare" nel senso di "passare da una parte all'altra"; e infine ce n'è un terzo, da non sottovalutare: la Treccani riporta "palesare persona o cosa che vorrebbe o dovrebbe restare nascosta, rivelare involontariamente la propria presenza, o, più spesso, manifestare sentimenti, pensieri o intenzioni che si volevano tenere celati". In conclusione alla rece ho tentato di passare proprio a quest'ultimo significato per mostrare come, se da un lato l'atto della traduzione porta alla "perdita" di qualcosa, dall'altro permette di rivelare livelli di lettura più profondi che altrimenti rimarrebbero nascosti (vedi appunto carpenter-zimmermann). Ho cercato di giocare su questa polisemia. :)
proggen_ait94: La rece è bellissima e grazie per esserti spiegato :) non avevo mai sentito questo modo di dire ma da quello che vedo è pure abbastanza diffuso! la mia opinione al riguardo, invece, è banale
Zimmy: Mannò, macché banale! Del resto, non si finisce mai di imparare :)
hellraiser
hellraiser
Opera:
Recensione:
Complimenti Zimmy, rece molto interessante la tua per una canzone bellissima di un album straordinario. Che però non posso e non voglio più ascoltare per intero. Perché mi ha sempre portato sfiga e non so perché, forse solo mia suggestione. Un pomeriggio lo ascoltai per intero, anno 2000, la sera la mia fidanzatina dell'epoca mi lasciò. Il 2 febbraio 2002 ero in macchina con amici, ho avuto un brutto incidente stradale ed in macchina avevo la cassettina con Blood on the Tracks. Qualche tempo dopo lo ascoltai, qualche giorno prima di capodanno. Uscito da lavoro (cd in macchina) mi trovai la portiera della macchina sforzata ed un vetro rotto...Da allora mai più ascoltato per intero, ma solo canzoni sparse, tra cui la mia favorita di sempre dell'album in questione, "Simple Twist of Faith"...


IlConte: Ahahahahah che storia Hell l'album portasfighe!!!!
hellraiser: Purtroppo è tutto vero...
IlConte: Ma ci credo !!! La buttavo sul ridere tanto ormai lo sai e hai preso le dovute contromisure
Zimmy: Curiosa storia... pensa un po' i "simple twists of fate" cosa combinano a volte... ad ogni modo Simple Twist è anche la mia preferita dell'album, pensa tu... è una di quelle canzoni capaci di emozionarmi profondamente ad ogni ascolto, perfetta e struggente nella sua semplicità. "People tell it's a sin to know and feel to much within" rimane uno dei versi più belli che abbia mai ascoltato in musica. Ad ogni modo grazie per l'apprezzamento :)
Zimmy: "People tell ME* ", ovvIamente
hellraiser: Ottimo lavoro Zimmy, bravissimo
hjhhjij: Mi sa che abbiamo trovato il #discofantozzi di Bob Dylan. O l' #ascoltatorefantozzi di Bob Dylan, povero hell.
Zimmy: Beh effettivamente non è che sia poi il massimo della positività, anche come contenuti...
Zimmy: Il disco, intendo
hellraiser: Mi do una grattatina alle balle... comunque davvero, sto disco non lo ascolterò più per intero, da Planet Waves passo diretto a Desire...
Zimmy: "TOO* much within"... se vabbè, uno dei versi più belli che abbia mai ascoltato in musica e a scriverlo l'ho cannato completamente. Shame on me
TheJargonKing
TheJargonKing
Opera:
Recensione:
ti do 5 pure io, bello scritto.


Mr Funk
Mr Funk
Opera:
Recensione:
Bello scritto, interessanti anche le argomentazione sul tradurre un testo da un'altra lingua che condivido in toto.
Quanto al brano e all'album, da un punto di vista affettivo sono in cima alla mia personale classifica dylaniana. Adoro i lavori che trasudano "sangue" e sofferenza.
I miei brani preferiti, però, sono, a pari merito, Simple twist of faith e You're a big girl, now


Hank Monk
Hank Monk
Opera:
Recensione:
Zimmy
Zimmy
Opera:
Recensione:
Ripasso qua per ringraziare tutti dell'apprezzamento, devo dire davvero inaspettato, verso questa mia recensione, la seconda che pubblico qua, a oltre un anno di distanza dalla prima, sempre dylaniana. Confesso che temevo un apprezzamento tiepido vista la grande presenza di recensioni su Bob e di quell'atteggiamento spesso ostile verso chi si ostina a riproporre allo sfinimento i "grandi classici" che tutti ormai conosciamo a memoria a discapito delle novità o di materiale meno conosciuto/recensito, atteggiamento questo (più che legittimo eh, niente da obiettare!) che spesso ho notato tra i DeBaseriani. Invece sono stato piacevolmente sorpreso dalla bella accoglienza ricevuta da questo mio scritto, nel quale - non so - forse sono riuscito ad inquadrare un'ottica meno scontata e più interessante del solito per parlare del vecchio Bob, che di spunti di analisi ne offre a bizzeffe.
Per cui pensavo di continuare su questa traccia, cercando per quanto possibile di non ripetermi, e ovviamente di non occuparmi soltanto di Dylan. Mi sembra del resto che l'analisi di singole canzoni offra terreno molto fertile a questo punto, dal momento che la quasi totalità dei dischi degli artisti più importanti è ormai regolarmente recensita su DeBaser...


De...Marga...
De...Marga...
Opera:
Recensione:
Dico anch'io la mia, essendo stato Dylan negli anni giovanili uno dei miei piccoli grandi eroi musicali. Appartengo a quella generazione che ha scoperto Dylan negli anni ottanta, più o meno con il disco "Infidels", e in quegli anni internet era una lontanissima chimera e quindi, essendo carente anche la mia conoscenza dell'inglese (che è rimasta tale nei decenni), era difficile se non impossibile approcciarsi al testo delle canzoni. Non solo di Bob ma in generale. E questa mia "carenza" traduttiva mi ha visto elaborare una personale teoria: del resto si tratta di MUSICA e mi sono sempre concentrato sulla parte strumentale di una canzone (anche se non conosco una sola nota del pentagramma). Ecco spiegato il motivo del mio apprezzamento di generi musicali così differenti ed agli antipodi; vado in brodo di giuggiole per l'uomo di Duluth, ma non posso nemmeno fare a meno dei Carcass e del Metal estremo in generale. Ho sempre agito così, forse sbagliando, ma non cambierò mai il mio approccio musicale così particolare. La recensione lo comunque letta con crescente interesse ed alla fine mi sono convinto che hai fatto un ottimo lavoro. Bravo il nostro Zimmy!!


Zimmy: Grazie. Mi pare mi avessi già parlato di questo tuo approccio, credo in occasione della mia precedente rece dylaniana (un anno e passa orsono) che - guarda un po' - era proprio su "Infidels". Io penso, semplicemente e banalmente, che i testi delle canzoni siano motivo di interesse nel momento in cui sono particolarmente belli e curati e offrono spunti di analisi e riflessione. Cosa che vale per Bob e per molti altri, ma certo non per tutti gli artisti in generale. Per il resto neanch'io conosco una sola nota del pentagramma, ma in compenso conosco bene le parole ed è probabilmente questo il motivo per cui mi trovo maggiormente a mio agio a parlare di parole piuttosto che di note. :)
De...Marga...: Il mio commento non è da leggersi come una critica nei confronti di chi punta tutto o quasi sulla parole; e poi con Dylan, visto la vastità della sua produzione ultracinquantennale, c'è da sbizzarrirsi in tal senso. Non ricordavo di averti già parlato di questo mio approccio; l'età avanza purtroppo.
Zimmy: Ah, aggiungo una cosa. Io sono mooolto più giovane di te ma anch'io ho scoperto Dylan con "Infidels", l'unico disco di Bob che avevo in casa (era di mio padre, comprato forse all'epoca dell'uscita). Poi negli anni se ne sono aggiunti molti altri :D
Zimmy: Ah tranquillo, il tuo commento non è stato assolutamente letto come una critica :)
SalvaDM
SalvaDM
Opera:
Recensione:
Ripasso a distanza di poco più di un mese per dare il doppio cinque a questa splendida e soprattutto interessante recensione. Io focalizzo la mia attenzione sui testi soltanto nel mondo cantautoriale. So che è sbagliato come approccio, ma per fare un esempio, non conosco un testo di artisti come Yes, King Crimson o in generale nel alternative rock o metal. Il disco è probabilmente il mio preferito di Dylan insieme a Blonde On Blonde e con molta probabilità quello con i testi migliori. Ancora complimenti Zimmy!


hjhhjij: "non conosco un testo di artisti come King Crimson" Guarda però che è un peccato, amico mio.
SalvaDM: Lo so, ma è un mio limite.
SalvaDM: Ho sempre dato priorità alla musica, ma non c'è dubbio che nel torto qui stia io xD
hjhhjij: No ma capisco che, nel caso di gente come i King Crimson, per restare sull'esempio di prima, venga spontaneo concentrarsi più su musica e arrangiamenti piuttosto che sui testi e in generale lo faccio anche io (per dire, 'sti cazzi dei testi degli Yes, non ti perderesti chissà cosa) però ci sono dei casi in cui ne varrebbe davvero la pena, per leggersi testi come quelli di "Epitaph" o "Island" ;)
SalvaDM: Ecco nel caso di una canzone come 'Islands', quando parte la tromba, io vado letteralmente in un'altra dimensione ahahah
hjhhjij: E l'oboe no ? Ma quello anch'io, è evidente :D
SalvaDM
SalvaDM
Opera:
Recensione:
Mi ero dimenticato di votare.


Almotasim
Almotasim
Opera:
Recensione:
Bellissima! Direi una lectio magistralis!


Zimmy: Grazie Almo, sempre fin troppo generoso di complimenti :)
Almotasim : Veramente ottima. Con passaggi/pennellate da gran maestro.

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Vota la recensione
Vota l’opera

Questa DeRecensione di Tangled Up in Blue è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser. Copia il link