"There's a place where I can go, where I listen to the wind singing."
Vorrei tanto avere un posto dove andare e poter sentire il vento cantare, vorrei tanto....
Alcuni credono che questo posto esista, i Caravan sono tra quelli. Io? Non lo so davvero. So solo che un dolcissimo oblio è calato su di me, ventiquattro minuti di abbacinante melodia mi hanno cullato ed ammaliato. La mia mente si è cibata della struggente malinconia di "Nine feet underground", della sconvolgente bellezza di "Dissassociation", nonchè della romantica dolcezza di "In The Land Of Grey And Pink".
Come una fusione del Vasari, questo eutettico musicale raccoglie in se melodia, virtuosismo, creatività e struttura a formare un complesso ed ammialiante ordito. Lo splendido equilibrio raggiunto dai Caravan in questo album e solo pari alla sua bellezza.
"Dio non mi ha fornito del talento necessario per magnificaNe la gloria attraverso uno strumento musicale, ma me ne ha instillato a sufficienza per riconoscere quello altrui..", avrebbe detto il "mediocre" Antonio.
Quello dei Caravan è sì puro da collocarli di diritto nell'Olimpo del progressive e del rock tutto.
Un'opera omnia che risulta difficile recensire senza rovinare le ataviche emozioni che riesce a evocare.
Un capolavoro inestimabile. Una perla rara. Un turbinio di emozioni.
La scuola di Canterbury propone una variante molto melodica del rock progressivo.
Un bel prog semplice, melodioso e delicato. Altri tempi.
In un’eventuale scala dei valori, non esiterei a mettere questo disco sullo stesso scalino di ‘Third’ o ‘Close to the Edge’ o di alcuni lavori di Pink Floyd e King Crimson.
La monumentale suite ‘Nine Feet Underground’, 22.44 minuti di pura estasi musicale, uno sconcertante volo ad occhi chiusi negli ampi e sconfinati cieli del prog.
"È una droga più piacevole da assumere, ha effetto per soli 43 minuti, ma in quei pochi minuti puoi intravedere la magnificienza del mondo."
"Nine Feet Underground è una delle massime suite della storia del progressive, orgasmo unico di 22 minuti."