Copertina di Carcass Heartwork
velu

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Per appassionati di metal estremo, fan dei carcass, musicisti metal, amanti del death e grindcore, ascoltatori di musica tecnica e melodica
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LA RECENSIONE

Io adoro i Carcass !!! Vorrei che uscisse un loro nuovo album ogni mese, ogni settimana !!! Devo ammettere di essere un loro fan sfegatato, e quindi la mia recensione non potrà essere del tutto oggettiva.. .questo gruppo mi ha sempre affascinato non solo per la sua capacità di sfornare brani complessi, ruvidi e pesanti come pochi pur senza dimenticare i passaggi melodici, ma anche per la sua storia.

Partiti dal grind-core più estremo, fatto di brani al limite della cacofonia e registrazioni dalla qualità discutibile sono passati a un death-grind metal prima tecnico, poi melodico per poi finire in una sorta di hard rock appesantito dalla voce growl e dalle chitarre super distorte, come per ricordarci che la metamorfosi è avvenuta, ma che le radici sono rimaste quelle di una volta.

A seguito delle ultime esibizioni nei festival europei di quest'estate che lasciano sperare in una reunion (pur senza lo storico batterista Ken Owen, ancora convalescente dopo un lungo periodo di gravissimi problemi fisici), mi è sembrato doveroso recensire quello che forse è il migliore dei loro lavori, insieme al precedente "necroticism...".

"Heartwork" è un album fondamentale, non solo nella storia dei Carcass ma anche per tutta la scena del metal estremo; è cattivo, ruvido come la carta abrasiva, veloce e infarcito di riff intricati, complessi, pesanti, ma anche di assoli melodici e di momenti più "tranquilli", per quanto si possa definire tale un album del genere.

Si parte! Apre le danze "Buried dreams", un macigno di dimensioni enormi che ti piomba addosso e ti coglie di sorpresa; la voce al vetriolo del cantante/bassista Jeff Walker ci accoglie con un "welcome..." che sembra strappargli le corde vocali.

L'apocalisse continua con "Carnal forge", un autentico pugno nello stomaco, con ritmi velocissimi e riff che si susseguono senza tregua come nel migliore stile grind metal (ma con una pulizia del suono e una precisione invidiabili) fino ad aprirsi in un paio di assoli splendidi e melodici che rendono questo brano una perla dell'ingegneria metallica.

"No love lost" e "Embodiment" sono una prima "avvisaglia" della svolta stilistica che i Carcass presenteranno nel successivo (e ultimo) album "swansong", i ritmi rallentano ma senza scadere nel commerciale o nel banale; sono due pezzi granitici, pesanti come il piombo, malvagi e oscuri, e anche qui i solos sono ottimi e non manca la ruvidità che caratterizza tutti i brani di questo album.

La title-track è semplicemente stupenda, costruita su un riff abbastanza semplice e infarcita di meravigliosi ricami chitarristici che vedono duettare i chitarristi Bill Steer e Micheal Amott; anche qui la melodia fa da padrona, spezzando i suoni distorti e incuneandosi con scale e assoli dai toni più "morbidi": un capolavoro !

"This mortal coil" è devastante, parte serratissima e travolge chiunque come un tritatutto che stritola ogni cosa che gli ostruisce la strada, mentre "arbeit macht fleish" è un vero delirio... un brano iper-complesso dove il batterista Ken Owen cambia continuamente pattern e ritmo della song con una naturalezza che lascia senza parole... !!! Solo questa canzone avrà 10 cambi di tempo e altrettanti riff diversi, tutti intersecati con superba maestria.

"Blind bleeding the blind" è una sorta di "rock ‘n' roll" malato che risente della folle creatività dei suoi autori mentre "doctrinal expletives" riporta l'album su territori più estremi, con Jeff Walker che urla nel microfono fino a far esplodere le casse e la coppia Steer/Amott che da il meglio di sé passando da assoli melodici a riff a cavallo tra il death e l'heavy metal.

Chiude l'album "Death certificate", un brano senza compromessi che mette la parola FINE a tutto quanto, che non lascia speranza e che chiude ogni spiraglio di luce.

Questo è "Heartwork", un album che non deve mancare a nessuno, un album che come pochissimi altri ha saputo coniugare violenza e melodia, riff malvagi, devastanti, distorti, malati e veloci con assoli che non fanno della sola velocità la loro ragione d'essere, ma vengono ricercati e studiati, eseguiti con cura e con una tecnica strepitosa.

In definitiva questo è probabilmente l'album definitivo dei Carcass, l'unico che racchiude tutte le anime che li hanno contraddistinti negli album precedenti; qui troverete grind metal, death metal, heavy metal, e anche una sorta di hard rock molto spinto, tecnica, rabbia, passione.....

Un album fondamentale per tutta la scena del metal estremo, assolutamente da ascoltare e da avere !!!

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Riassunto del Bot

La recensione esprime un profondo amore per i Carcass e il loro album Heartwork, definito come un capolavoro del metal estremo. L'autore ne analizza le tracce, evidenziando la perfetta fusione tra brutalità e melodie, la tecnica eccellente e l'importanza storica del disco. Viene sottolineata la complessità e la ricchezza dei riff, assoli e cambi di ritmo, che rendono l'album fondamentale per la scena metal. Non manca un riferimento alla speranza di una reunion futura nonostante le difficoltà del batterista storico.

Tracce testi video

Carcass

Carcass è una band inglese di Liverpool, citata nelle recensioni come fondamentale per la nascita/diffusione di grindcore e death metal e associata alla codifica del melodic death metal con l'album "Heartwork" (1993).
24 Recensioni

Altre recensioni

Di  TheSilentMan

 Heartwork è il master piece del quartetto che ha segnato pagine nella storia del metallo.

 Un disco che non potrà non piacervi se siete amanti di un death non per forza sparato esclusivamente a tempi inpraticabili e con solo urla senza significato.


Di  jigoro

 Heartwork, il capolavoro della band, nacque nel 1993 quando il Melodic Death Metal non esisteva ancora.

 Ad ogni ascolto mi fa sudare freddo, mi fa rizzare i peli del collo, mi emoziona come poche altre song.


Di  JohnHolmes

 Prendete un gruppo di nome Carcass e seguitene l'evoluzione: da pionieri del Grind a inventori del Melodic Death Metal.

 Con un Jeff Walker sempre sugli scudi e due chitarristi come Steer/Amott, non poteva che scaturire una summa del Death melodico.