Nell'ormai sconfinato (e modaiolo) calderone emo, popolato da imberbi adolescenti, attanagliati da insostenibli crisi esistenziali e/o sentimentali e dai primi peli sull'inguine, i Coheed and Cambria rappresentano sicuramente un caso assai anomalo: se il disco d'esordio, "The Second Stage Turbine Blade", che peraltro già brillava per originalità, portava ad inquadrare, bene o male, il gruppo all'interno della cerchia dell' emo-rock, dopo questo "In Keeping Secrets Of Silent Earth: 3", la definizione di emocore band tout-court va davvero stretta al quartetto newyorchese e non solo sotto il punto di vista musicale o dell'immagine (sfido chiunque a scambiare il frontman Claudio Sanchez per un "kid" in balia dei propri problemi di cuore!), ma anche sotto quello delle lyrics, più vicine al filone epic metal, tutto barbari, elfi e troll, che non a quello emo; niente nenie strappalacrime e strappaballe, ma bensì le gesta di due personaggi, Coheed e Cambria appunto, responsabili del monicker del gruppo, ambientate in un universo fantastico che ricorda tanto le lande del "Signore degli Anelli" di Tolkien; storie queste, che ricorrono in ogni lavoro del combo, tutti dei concept basati sulle suddette vicende.
Tornando al discorso prettamente musicale, le influenze emo, rispetto all'esordio, sono notevolmente diminuite e confinate solo in qualche melodia disegnata dalla voce del singer, in maniera inversamente proporzionale ai virtuosismi tecnici, ai frequenti cambi di tempo (tempi che comunque rimangono, in linea generale, piuttosto blandi) e ai riff metallusi, il tutto condito dalla splendida voce di Claudio. La band è in gran forma e il risultato è mastodontico e, francamente, inclassificabile! La tecnica mostruosa di TUTTI i membri della band, permette loro di miscelare suoni molto diversi tra loro con una semplicità disarmante; nei settanta minuti del disco, permeato da una forte componente oscura, si alternano emo, metal, indie rock e progressive. Già, settanta minuti, un'enormità per qualunque altra punk band; all'interno del disco vi sono tre brani che superano gli otto minuti e, per quanto riguarda gli altri, ci aggiriamo intorno ad una media di cinque minuti a canzone. Non pensiate però che il mix proposto dal quartetto risulti pesante all'ascolto, perchè non è affatto così, anzi! Nonostante vi sia un chiaro sfoggio di grandissima perizia tecnica, questo non appesantisce minimamente il suono del disco, perchè i musicisti hanno il pregio di darsi un freno e non strafare.
Un gruppo originalissimo, dunque, senza dubbio il più originale dell'intera scena emocore, ormai prossima alla totale saturazione, che merita sicuramente più di un ascolto per essere apprezzato, data la complessità del proprio stile; ma chi volesse addrentarsi nel mondo fantastico di Coheed e Cambria, stia sicuro di venir ampiamente ripagato da un grandissimo album.
"Le chitarre di Sanchez e Stever graffiano come unghie; si alternano suoni dolci a riff taglienti che come per magia si amalgamano."
"L'ultimo minuto e mezzo della traccia è un'escalation di sensazioni travolgenti e emozioni intense: tutto semplicemente perfetto."