L'album piu importante del 2008 per uno dei gruppi piu importanti degli ultimi 10 anni. Questo lavoro presenta un sensibile cambio di stile rispetto agli album precedenti dei Coldplay. L'album si presenta con molti richiami alla psichedelia perchè molto "colorato" dalle sofisticatezze elettroniche e dagli archi che si fanno parecchia strada in "Viva la Vida". Questa caratteristica dell'album è stata sicuramente portata da Brian Eno, cooproduttore dell'album, che già aveva aiutato a rivoluzionare lo stile agli U2. L'album apre con "Life In Technicolor", perfetta intro a quello che sarà l'album migliore della band londinese. Poi prosegue sui ritmi spagnoleggianti di "Cementeries Of London". Ritmi sempre scanditi dall'elettronica di sottofondo. Poi prosegue con "Lost!" ballata rock con un ritmo alla "We Will Rock You" con un organo che fa da sottofondo alla bellissima voce di Chris Martin. Poi c'è "42", che ricorda all'inizio il John Lennon di "Immagine" per poi esplodere ed aumentare di intensità tra le varie chitarre. Poi è il turno di "Lovers In Japan" che con "Strawberry Swing", che sono le tracce piu psichedeliche dell'album (peccato che "Lovers In Japan" continui noiosamente dopo una pausa x altri 3 minuti...). Poi ci sono i gioielli di questo album: il primo è "Viva La Vida", un esplosione di archi che si intrecciano dall'inizio alla fine tra la voce di Chris Martin e le campane che si sentono in lontananza nel ritornello. Il secondo è "Violet Hill", il pezzo piu rock dell'album dove i Coldplay trovano qualche piccola fuga blues e qualche schitarrata in piu rispetto alle altre tracce (il pezzo parte in sordina quasi come se volesse partire da una fitta nebbia). poi c'è "Strawberry Swing", molto particolare e psichedelica dai ritmi molto pacati. L'album chiude con "Death And All His Friends" pezzo che parte con il solo piano e la voce sussurante di Chris Martin, poi il piano viene acompagnato dalla chitarra e poco dopo il pezzo esplode con qualche scossone e poi impenna tra chitarre e cori, per poi dileguarsi nella traccia fantasma che ricalca l'inizio dell'album.
Insomma i Coldplay sono arrivati al loro album piu ricco, maturo e ricercato della loro carriera, che, a parte qualche lungaggine di troppo, risulta molto piacevole e scorrevole. I Coldplay però devono dire grazie anche a Brian Eno che ha operato molto bene.
è la mia prima recensione, non siate troppo cattivi!!!
I Coldplay sono cambiati, gente, ma non tradiscono la loro natura e continuano a perpetrare la loro poetica con la solita, disarmante onestà.
'Viva la vida or Death and all his friends' non è il 'Kid-A' dei Coldplay, ma va benissimo così.
Non siamo neppure davanti ad un album scarso, sembrerebbe il classico disco di transizione da una dimensione all’altra.
Martin abbandona l'impostazione iper zuccherosa tipica dei precedenti lavori per un utilizzo più particolare della sua voce.
Una galoppata di 2min abbondanti che rasenta la perfezione strumentale.
Questo album aprirà un secondo capitolo nella fin qui strabiliante carriera di questa band amata da tutti.
"Che sia un bene oppure no, abbiamo di sicuro cominciato a usare più colori."
"Un album fresco, luminoso, dinamico, dal respiro universale, che coniuga melodia e ricchezza sonora."
Il trattamento elettronico di Eno si rivela palesemente invalidante e incongruo rispetto alla cifra stilistica del quartetto londinese.
La vocalità trasognata e malinconica del leader cantante è quasi sempre soffocata dalla densità armonica e dalla pesantezza delle basi.