Dopo tre anni di silenzio tornano sul palcoscenico musicale Chris Martin e soci con l'album dal titolo audace ed insolito "Viva La Vida or Death and All His Friends". Chi si aspettava qualcosa di nuovo e per un certo senso innovativo dai Coldplay diciamo che potrà essere accontentato da questo quarto lavoro in studio molto influenzato dal lavoro del già produttore degli U2 Brian Eno. La band rispetto al precedente (abbastanza deludente) "X & Y" sembra molto più propensa ad un cauto sperimentalismo che si nota ascoltando l'album...ma veniamo al dunque:
Il tutto si apre con la traccia interamente strumentale "Life in Technicolor" una galoppata di 2min abbondanti che rasenta la perfezione strumentale. Il secondo brano è l'ottima "Cemeteries of London" dai temi fortemente religiosi nel testo che si rispecchiano in un sound molto suggestivo ed incalzante. Da un ritmo particolare ad un altro perchè la terza canzone si intitola "Lost!" e qui sembra veramente sentire un Chris Martin versione sciamano voodoo affiancato da percussioni ed organo, brano particolare ma che non si fa sicuramente preferire alla sua versione acustica presente come b-side nel singolo Violet Hill, dove la fa da padrone il pianoforte forse strumento simbolo del suono Coldplay. Il quarto episodio dell'album è forse quello di maggior spessore è qualità : si tratta di "42" brano che inizia in stile "The Scientist" per poi esplodere nella seconda parte in un crescendo di chitarra elettrica e piano.
Brano che riporta immediatamente ai migliori U2 è "Lovers in Japan" provate ad ascoltarla immaginando alla voce Bono Vox ed il gioco è fatto, tutto ciò a testimoniare il fatto che i Coldplay abbiano tra i loro obiettivi quello di assomigliare sempre più alla super band irlandese. Da segnalare la traccia numero 7 "Yes" la cui melodia e modo di cantare di Chris vi riporterà al più classico dei suoni di OASISiana memoria.
Due brani di sicuro successo sono "Viva la Vida" dove emerge la voglia di sperimentare della band con una totale assenza di chitarre e la presenza di un ritmo e cori assolutamente gioiosi che elevano il brano a vero e proprio inno alla felicità. L'altro brano è il primo singolo estratto ovvero "Violet Hill" sicuramente tra le perle del disco, ritmo deciso e tonico che ci riporta ai Coldplay che tutti conosciamo con forti influenze britpop.
Concludendo si può parlare di un lavoro soddisfacente ma non esaltante per chi ama i Coldplay vecchia maniera, ma sono convinto che quest'album aprirà un secondo capitolo nella fin qui strabiliante carriera di questa band amata da tutti e invidiata da molti per la loro perfezione compositiva che sembra ironicamente noiosa.
I Coldplay sono cambiati, gente, ma non tradiscono la loro natura e continuano a perpetrare la loro poetica con la solita, disarmante onestà.
'Viva la vida or Death and all his friends' non è il 'Kid-A' dei Coldplay, ma va benissimo così.
Non siamo neppure davanti ad un album scarso, sembrerebbe il classico disco di transizione da una dimensione all’altra.
Martin abbandona l'impostazione iper zuccherosa tipica dei precedenti lavori per un utilizzo più particolare della sua voce.
"Che sia un bene oppure no, abbiamo di sicuro cominciato a usare più colori."
"Un album fresco, luminoso, dinamico, dal respiro universale, che coniuga melodia e ricchezza sonora."
Il trattamento elettronico di Eno si rivela palesemente invalidante e incongruo rispetto alla cifra stilistica del quartetto londinese.
La vocalità trasognata e malinconica del leader cantante è quasi sempre soffocata dalla densità armonica e dalla pesantezza delle basi.
"Questo è il loro 'Ok Computer', un'evoluzione e un passo avanti nella loro musica."
"Quante stelline dare? 5 non bastano... questo è il classico album leggenda per il quale ci vorrebbe qualcosa di più: 5 stelline d’oro almeno..."