LA RECENSIONE

"Che sia un bene oppure no, abbiamo di sicuro cominciato a usare più colori. E' impossibile soddisfare tutti, e ci abbiamo messo un po' a capirlo. E' solo la libertà di dire 'Non può piacere a tutti. Noi ci siamo dentro al momento, perciò facciamolo e basta.'"

E che non possa piacere a tutti la band londinese l'ha di certo capito in occasione dell'uscita del precedente album, "X&Y", capace di ricevere al contempo di un clamoroso successo di pubblico e una considerevole mole di attacchi da parte sia della critica specializzata sia dei fan, indispettiti dal parziale abbandono delle atmosfere intimiste e indie dei primi album in favore di un suono di respiro più ampio potenziato da chitarre stile The Edge.

Con "Viva la Vida or Death and All His Friends" continua il discorso cominciato con i precedenti lavori in studio, ma questa volta alla lucidità ed all'approccio sentimentale vengono aggiunte tonalità calde ed energiche in grado di far suonare i Coldplay come qualcosa di nuovo e vitale. Questo è anche dovuto alla scelta di Brian Eno per la produzione del disco, non certo nuovo ad operazioni del genere (vale la pena ricordare la svolta funk di "Remain in Light" dei Talking Heads), coadiuvato da Markus Dravs e dal giovane e talentuoso Jon Hopkins, il cui apporto è molto meno marginale di quanto si potrebbe pensare ad un primo ascolto.

Il dipinto di Delacroix utilizzato come copertina del curato packaging anticipa sia l'estetica europea da rivoluzione francese che è stata scelta come impronta visiva per Viva la Vida (utilizzata in maniera sapiente e coerente in ogni aspetto del lavoro, dagli artwork del booklet alle "divise" dei quattro per le esibizioni in pubblico), sia il carattere "rivoluzionario" e sperimentale dell'album. Certo, non si tratta del "Kid A" made in Coldplay, qui la sperimentazione è tutta al servizio dell'elemento chiave della poetica dei Coldplay, la melodia, e si manifesta a seconda dei casi in un diverso approccio alla struttura dei brani, nell'apertura verso paesaggi sonori, nell'utilizzo di strumenti esotici e nelle diverse citazioni a movimenti chiave della musica rock britannica.

L'album si apre coraggiosamente con la strumentale "Life in Technicolor", un crescendo misto elettronico-acustico che rappresenta ben più che una dichiarazione d'intenti per la band. Si prosegue con "Cemeteries of London", brano dai toni folk per una storia di streghe e fantasmi, e con "Lost!", ritmo tribale, organo e battimani per uno dei momenti più alti del disco. La volontà di abbandonare la forma-canzone si palesa in "42", dove al cantato riflessivo ("those who are dead / are not dead / they're just living in my head") si susseguono una parte strumentale che sfocia in un coro liberatorio a la Arcade Fire, per poi tornare alle sommesse tonalità iniziali. Solarità e melodia tornano a farla da padrone nella doppia traccia "Lovers in Japan / Reign of Love", pop spensierato sostenuto da un ritmo serrato e travolgente la prima, dolce composizione di stampo fiabesco la seconda. Ancora una svolta con "Yes", blues a base di violini in cui Martin sfoggia le sue note più gravi, e con "Chinese Sleep Chant", cavalcata shoegaze in cui il cantato si confonde con la carica onirica delle chitarre di Johnny Buckland. Seguono l'epica title track "Viva la Vida", con violini suonati dall'italianissimo Davide Rossi, l'energico rock di "Violet Hill" e la rilassata e sognante "Strawberry Swing", dalle spiccate influenze orientali. L'album si chiude con la trascinante e fortemente strumentale "Death and All His Friends", capace di essere all'altezza del brano di apertura, e con "The Escapist", che riprende le primissime note dell'album per una lieve e soffusa conclusione.

Il risultato è un album ricco di idee, di spunti, di suoni che non soffocano ma piuttosto esaltano il potenziale emotivo dei brani. Un album fresco, luminoso, dinamico, dal respiro universale, che si colloca in quel territorio, assai poco frequentato, situato fra le banalità pop e gli estremismi acido-cacofonici della sperimentazione, coniugando melodia e ricchezza sonora.Un album non adatto a chi considera la virtù un difetto imperdonabile e l'estetica malata un elemento imprescindibile della creazione artistica, a chi vede nell'ottimismo un chiaro indice di superficialità, a chi è troppo, troppo alternativo per ascoltare con interesse una band che passa su MTV.

Ma, Chris Martin l'ha capito, è impossibile soddisfare tutti.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora Viva la Vida or Death and All His Friends dei Coldplay come un album che unisce melodia e sperimentazione, grazie anche alla produzione di Brian Eno. Tra brani intensi e scelte stilistiche coraggiose, l'album crea un percorso sonoro fresco e vitale, riconoscendo che non può piacere a tutti ma conquistando chi predilige atmosfere ricche e innovative. La copertina e l'estetica richiamano una rivoluzione europea, sottolineando il carattere sperimentale ma accessibile del disco.

Tracce testi video

01   Life in Technicolor (02:31)

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02   Cemeteries of London (03:20)

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03   Lost! (03:54)

05   Lovers in Japan / Reign of Love (06:50)

06   Yes / Chinese Sleep Chant (07:06)

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09   Strawberry Swing (04:09)

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10   Death and All His Friends / The Escapist (06:18)

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11   Lost? (03:39)

12   Lovers in Japan (acoustic version) (03:43)

Coldplay

Coldplay è una delle band britanniche più iconiche nate negli anni '90, famosa per il suo sound tra pop malinconico e anthem da stadio, milioni di dischi venduti, coretti planetari e polemiche a non finire.
51 Recensioni

Altre recensioni

Di  Chopinsky

 I Coldplay sono cambiati, gente, ma non tradiscono la loro natura e continuano a perpetrare la loro poetica con la solita, disarmante onestà.

 'Viva la vida or Death and all his friends' non è il 'Kid-A' dei Coldplay, ma va benissimo così.


Di  GrantNicholas

 Non siamo neppure davanti ad un album scarso, sembrerebbe il classico disco di transizione da una dimensione all’altra.

 Martin abbandona l'impostazione iper zuccherosa tipica dei precedenti lavori per un utilizzo più particolare della sua voce.


Di  Doherty

 Una galoppata di 2min abbondanti che rasenta la perfezione strumentale.

 Questo album aprirà un secondo capitolo nella fin qui strabiliante carriera di questa band amata da tutti.


Di  davoz

 Il trattamento elettronico di Eno si rivela palesemente invalidante e incongruo rispetto alla cifra stilistica del quartetto londinese.

 La vocalità trasognata e malinconica del leader cantante è quasi sempre soffocata dalla densità armonica e dalla pesantezza delle basi.


Di  temi

 "Questo è il loro 'Ok Computer', un'evoluzione e un passo avanti nella loro musica."

 "Quante stelline dare? 5 non bastano... questo è il classico album leggenda per il quale ci vorrebbe qualcosa di più: 5 stelline d’oro almeno..."


Viva la Vida or Death and All His Friends ha 9 recensioni su DeBaser.
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