L'attesissimo ritorno di Chris Martin e soci, con il quarto album in carriera, intitolato "Viva La Vida or Death And All His Friends", vede la prestigiosa (o per meglio dire ingombrante forse?...) collaborazione alla produzione del disco, del mostro sacro Brian Eno.
Logico quindi aspettarsi un contributo considerevole da parte di uno dei più apprezzati e geniali animatori della musica, verrebbe da dire "contemporanea", costantemente sulla scena da oltre trent'anni. Impossibile enumerare in questa sede gli innumerevoli ed importantissimi lavori (l.p. solisti, produzioni, supervisioni, collaborazioni) che Eno ha prodotto nella sua più che invidiabile carriera.
Ad un primo ascolto dell'album si sente subito l'impronta del "geniaccio": ed è proprio qui che son dolori!
Il trattamento elettronico di Eno, si rivela essere palesemente invalidante e incongruo, non tanto di per se, ma soprattutto rispetto alla cifra stilistica che ha sempre contraddistinto il quartetto londinese, e che è stata il loro maggior punto di forza.
E' proprio quello spiccato melodismo, se vogliamo anche ruffianotto e malinconico, ma sicuramente irresistibile e caratterizzante il sound Coldplay, che viene compromesso dal lavoro del genio di Woodbrige: la vocalità trasognata e malinconica del leader cantante, è quasi sempre soffocata, costretta in secondo piano (spesso e volentieri anche per il missaggio filtratissimo, rarefatto), dalla densità armonica e dalla pesantezza strutturale delle basi: in definitiva non decolla, non esprime tutto il sentimento e il calore che ha sempre fatto. E' ingabbiata, intimidita.
Questo effetto si ripercuote chiaramente anche sulla natura elettrica dei Coldplay, sul sound di batteria, basso e chitarra elettrica, i quali non sono più trascinati (specialmente la sezione ritmica) come esige il rock in genere: sono declassati, e diventano parte dei tanti suoni ambient delle basi.
In ultima analisi, se in quest'album si cerca la vocalità malinconica e anche forte di Martin, il suono trainante tipico degli strumenti rock, piuttosto che gli anthem da stadio o qualche bella nenia d' "amore" al piano, insomma, il sound Coldplay, beh, si rimane decisamente delusi.
Questo probabilmente per via della incompatibilità di fondo, fra un artista/musicista/pensatore come Brian Eno, tutto meno che melodico e emozionale, e i Coldplay, un gruppo nel quale non si può prescindere dalla melodia, e dal rock.
Un passo falso, ma niente di preoccupante.
I Coldplay sono cambiati, gente, ma non tradiscono la loro natura e continuano a perpetrare la loro poetica con la solita, disarmante onestà.
'Viva la vida or Death and all his friends' non è il 'Kid-A' dei Coldplay, ma va benissimo così.
Non siamo neppure davanti ad un album scarso, sembrerebbe il classico disco di transizione da una dimensione all’altra.
Martin abbandona l'impostazione iper zuccherosa tipica dei precedenti lavori per un utilizzo più particolare della sua voce.
Una galoppata di 2min abbondanti che rasenta la perfezione strumentale.
Questo album aprirà un secondo capitolo nella fin qui strabiliante carriera di questa band amata da tutti.
"Che sia un bene oppure no, abbiamo di sicuro cominciato a usare più colori."
"Un album fresco, luminoso, dinamico, dal respiro universale, che coniuga melodia e ricchezza sonora."
"Questo è il loro 'Ok Computer', un'evoluzione e un passo avanti nella loro musica."
"Quante stelline dare? 5 non bastano... questo è il classico album leggenda per il quale ci vorrebbe qualcosa di più: 5 stelline d’oro almeno..."