In questo caso la parola da riverberare con attenzione chirurgica è: Risentimento.
Questo è un disco che parla di una svolta melodrammatica e seducente; la svolta del duca bianco che diventa elettro-demoniaco, insieme al fido produttore Brian Eno, che ora beve allegramente nelle valli vicino ad Asti.
Bowie trasmuta tutta la sua conoscenza della forma canzone e, come attraverso una metempsicosi musicale, la resuscita rendendola anima elettrica e pensante. Ma chi si aspettava poi una vendetta così grande nei confronti dello Show-Business? Il re dei glam rockers che diventa ombra di sé stesso e, come già distrutto dalla voracità della droga, riempie di nuovo la misura del proprio manichino meschino e soddisfatto.
Questo è il disco dei grandi brani, certo ivi è presente "Heroes", ma a noi interessa la divina (manifest)azione del duca bianco che travalica le valli e le borgate sonore onde non lasciare più vuoto sotto di lui ma solo periodiche sequoie rotte dallo stridere di una drum machine, o di qualche beat infecondo.
Ecco, David Bowie non ha trasecolato di fronte a tanta capacità di Stupire (!). Ma diventa sinonimo di sé stesso. Quante volte infatti vi è capitato di sentirvi richiamati all'ordine con un "Ma non fare il David Bowie"?
Tra(sgre)dire, ecco la parola d'ordine del duca; ecco il veicolo folle cui ci dovremo abituare da qui all'eterno.
Piange il cuore vederlo oggidì invecchiato e fortuito, quando prima, novello aedo, riluceva sui palchi di mezzo mondo senza paura e senza infamia.
Forse le parole non riescono a descrivere tanta meraviglia.
Capolavoro assoluto di Bowie che, anche grazie al talento del non-musicista Brian Eno e della città veramente unica in cui è nato il progetto, raggiunge vette altissime tra ispirazione e sperimentalismo.
«L’esistenzialismo sonoro di un alieno emotivamente instabile»
«Non si può esprimere razionalmente un viaggio nel terrore interiore di un uomo dall’esistenza lacerata»
Quando l’alieno David Bowie, inquieto astronauta degli spazi più reconditi dell’animo umano, incontra l’architetto musicale di perfetti spazi cosmici Brian Eno, ne nasce un disco straordinario.
Subterraneans è il capolavoro conclusivo, i suoni sembrano frutto di sovra-incisioni e nastri che girano al contrario, regole armoniche e ritmiche che vengono letteralmente fatte a pezzi a vantaggio di una minimale ricerca primaria della pura e sotterranea emozione.
Dove David si truccava più di Amanda Lear, qui non c’è traccia di pigmenti mistificatori.
Ti ritrovi in quella sospensione e naturalmente ti senti a casa, ti senti bene.