Album che ha fatto storcere il naso a molti e che effettivamente soffre mediamente di un'eccessiva ridondanza e di intere sezioni totamente inutili e poco interessanti, nonché alcuni dei pezzi peggiori della carriera dei Dream Theater. di più
Un inusuale tipo di concept album fondato sulla numerologia e l'armonia musicale, contiene come titletrack la suite più prestigiosa del gruppo e una grande varietà di pezzi piuttosto ben pensati. di più
Album spaventosamente tecnico e pesante, solca chiaramente le caratteristiche del sound heavy del gruppo ma soffre di un'eccessiva omogeneità e di un virtuosismo spesso fine a se stesso e non di gran gusto. di più
Due dischi: il primo che segna i picchi dello sperimentalismo theateriano (poi mai più toccato a questi livelli), il secondo composto dalla loro più lunga suite (42 minuti), con sonorità ampie ed orchestrali e una tematica di fondo interessante. di più
Primo album con Jordan Rudess alle tastiere, che si fa infatti sentire alla grande. Nonostante una discutibile distribuzione di pezzi più e meno pesanti, rimane forse l'opera più pregiata dei Dream Theater. di più
A fianco ad ottimi pezzi ispirati e anche diversi dal passato, troviamo intromissioni di pessimo gusto e pezzi stuprati dal produttore. di più
Una suite meravigliosa e poi quattro inutili cover, peraltro mediamente lunghe e registrate non meravigliosamente e non certo dal tour più propizio della carriera del gruppo americano. Da comprare solo per la suite, ma poco di valore come album/ep in sé. di più
Album più pesante ed oscuro del predecessore, con tastiere molto più in secondo piano, segna infatti l'ultima collaborazione con il tastierista Kevin Moore. di più
Album generalmente considerato come pietra miliare del prog metal, ricco di sonorità genuine e brani che faranno scuola, che fanno chiudere un occhio sulla mediocre produzione. di più
Non particolarmente differenziato come lo sono stati i predecessori tra di loro, ma comunque ben realizzato e con un gradito ritorno della Van Giersbergen. di più
Pregiato album di rare sonorità di pseudo-ambient spesso acustico e luminoso proprio come l'immagine in copertina. di più
Sonorità tremendamente pesanti e ritornelli orecchiabili si uniscono con l'eclettismo townsendiano e soprattutto una collaborazione di Anneke Van Giersbergen da paura! di più
Alternative rock di ottimo gusto eccetto per qualche brano davvero eccessivamente radio-oriented. di più
Unico gruppo ad avermi dato un qualcosa di molto simile a quel tutto che mi trasmisero i Pink Floyd di più
Ottimo proseguimento per la carriera dei Camel, più orientata verso il progressive canonico ma comunque di ottimo gusto. di più
Spettacolare concept strumentale dei Camel, democratico nei confronti degli strumenti, emozionante e complesso al punto giusto. di più
Pieno di brani orientati verso il pop-rock di buon gusto, realizzato a dovere e adeguato all'inaugurazione del propizio sodalizio artistico tra Wilson e Geffen. di più
Album pieno di notevolissime comparse e con un buon concept, a volte però eccessivamente prolisso e ridondante. di più
Entrambi gli album della saga sull'Universal Migrator, il primo di floydiana memoria e il secondo con una tendenza decisamente power; complementari, ma non sempre notevoli, specialmente nel caso del secondo. di più
Ultimo album prima dello scioglimento quasi ventennale del gruppo svedese, che incanta ancora una volta con sonorità evocative e tecnica sopraffina. di più