Una buona dose di camaleontismo gabrielliano, una manciata di claustrofobia Hammiliana e qualche goccia di misantropia watersiana, ecco la ricetta di questo LP, dove l’intensità emotiva dei dolori del giovane Fish raggiunge livelli assoluti nella composita titletrack (fra elegiaci sussurri sugli arpeggi pianistici di Kelly e rabbiose grida sulla chitarra elettrica di Rothery) e nella virulenta Forgotten Sons, commosso ricordo delle vittime del conflitto fratricida nord irlandese.
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