Noiosi, effimeri, inutili, insipidi, stucchevoli, irritanti, egocentrici, narcisisti, boriosi, freddi, diluiti, insensibili, deleteri, discordanti. Questi, e non solo, gli “aggettivi” che le mie povere orecchie hanno ascoltato da alcuni individui.
Critiche? Opinioni?Gusti? Punti di vista? Idee? Valutazioni? No signori miei. Questa è solo ipocrisia. Perché? Provate ad ascoltare “A change of season”. Non tutto l’album, anche la singola ed unica title track. Ma forse è sbagliato chiamarla semplicemente “traccia o brano o canzone”. Voi che dite? Enfasi di un fan troppo accanito oppure è solo della pura verità sui troppi para-orecchie che ci sono in giro? A voi il giudizio. Ok, era un piccolo sfogo. Ora però basta e passiamo al sodo.
Formatasi nel lontano 1989 per accompagnare il capolavoro “Image and Words”, “A change of seasons” diede vita a questo disco, formato da cover eseguite dal vivo, solo nel 1995. Cover live (Ronnie Scott di Londra) eseguite non in maniera ottimale, ma con quella classe che a molti gruppi manca. "Funeral for a friend e Love lies bleeding" di Elton John, "Perfect stranger" dei Deep Purple, "The rover", "Achilles last stand" e "The song remains the same" dei Led Zeppelin, fino ad arrivare al calderone chiamato "The big medley" ("In the flesh?" dei Pink Floyd, "Carry on wayward son" dei Kansas, "Bohemian rhapsody" dei Queen, "Lovin', touchin', squeezin'" dei Journey, "Cruise control" dei Dixie Dregs e "Turn it on again" dei Genesis). Roba che scotta e che va suonata con una certa eleganza e sapienza dello strumento.
Ma un disco basato su delle cover, anche se di immensa fattura, non può essere considerato un capolavoro. Ed è per questo che tutto l’insieme va riportato a quella unica, splendida canzone. Petrucci inventa, Portnoy dirige, Myung implode, Labrie emoziona e Derek Sherinian non fa altro che unirsi alle magie del teatrino dei sogni. Nasce così “A change of season”, un susseguirsi di emozioni, armonie e suoni che per 23 minuti e 9 secondi riescono a mantenere nella mente di chi ascolta, quella sensazione inspiegabile di pura delizia musicale. Uno spazio temporale quello di “A change of season”, che scorre veloce come il tempo, che muta come il succedersi delle stagioni, che riserva sorprese come la vita di ognuno di noi. E non è un caso che le tematiche di questa perla sonora siano basate proprio su questi punti. Una perla composta da sette frammenti, ognuno con qualità e pregi diversi, ma mai discontinui. Frammenti di natura tecnica, di fantasia, di equilibrio, di dolcezza, di classe, di atmosfere dark and light, di semplice melodia.
Probabilmente chi pensa che i Dream Theater siano “noiosi, effimeri, inutili ecc.”, non avrà ascoltato, o non lo avrà fatto con i giusti presupposti, questo piccolo diamante, incastonato tra le gemme di un disco che palesa ulteriormente la grandezza di una band di extraterrestri. I Dream Theater o li ami, o li odi. Chi li odia non sa cosa si perde…
“Dedicato a tutti quelli che…rimangono dei sognatori, per questo sempre più da soli”
(Eros Ramazzotti).
La paura umana, le emozioni, e i vari sentimenti umani sono racchiusi qui.
Poesia pura, delizia per l’udito, da ascoltare e riascoltare centinaia di volte.
"Solo pochi gruppi arrivano a toccare questo livello sia musicale che emotivo."
"Una delle più belle cover che conosco proprio per il senso che ha."