Come già ho precisato, la mia intenzione non è quella di recensire un album in particolare, ma di commentare invece l'intero percorso artistico di Luciano Ligabue. – Allora è vero.. No, cazzo!
Ligabue decise di raschiare il fondo del suo cassetto pieno dei brani scritti in gioventù, e lo fece portando alla luce il suo lato più oscuro e più triste, che non lascia spazio, a differenza di quanto accadeva nei dischi precedenti, a nessun segnale ottimista o di autoindulgenza. Cazzo, meglio degli Alice in Chains di Dirt allora.. Sentiamo..
Un sound grunge, ancora una volta con l'influenza delle sonorità di stampo anni '80 (del resto è nei primi anni di questo decennio che i pezzi hanno visto la luce), con tastiere prepotenti in perfetto stile Doors e hammond rotanti di ispirazione lordiana, e chitarre hardrock che ricordano quelle di nomi illustri come i Savatage e Neil Young. Ah ecco, il grunge.. Vuoi che abbia deciso di seguire il filone di Seattle perché tirava in quel periodo e non se lo sia cagato nessuno? Doors? John Lord? Savatage? L’unico che ci sta è sempre Neil Young, di cui Ligabue avrà il poster anche al cesso. L’unica cosa buona che ha fatto il rocker (?!? Ma che cazzo di Rocker?!?) di SCORREGGIO è stata quella di aver fortemente voluto il concerto di Jeff Buckley.
l'hammond di Gianfranco Fornaciari (che nei Clandestino aveva sostituito Giovanni Marani alle tastiere) ricorda quello di John Lord in certi brani dei Deep Purple. Va beh, se li hai sentiti tu i Purple io non discuto..
("Piccola città eterna", veloce ballata rock con chitarre distorte e un riff teneramente strascicato, in cui Ligabue rivela tutta la sua sensibilità in modo semplice e sincero, cosa che lo rende, a dispetto dell'opinione di molti, uno dei pochi veri rocker al mondo) AL MONDO? AL MONDO? MA SE SENTONO LE MIE URECCHIE? MARONNA.. NON TI MANDO A CAGARE SUBITO..
portò tra le altre cose alla fine della collaborazione tra Ligabue e i Clandestino e che fece maturare nel rocker di Correggio, (E DAI..) a livello più o meno conscio, la convinzione non del tutto infondata che un altro disco per così dire "impegnato" non avrebbe di certo giovato alla sua carriera, che doveva invece essere (e di fatto si avviava nonostante tutto ad esserlo, grazie ad una caparbietà e una determinazione comune a pochi) quella di una indiscussa rock star, ai vertici delle classifiche della musica italiana.
Fece maturare nel cervello già con le tre $$$ delle slot machine stampate a caratteri infuocati del sempre uguale da 17 anni rocker di correggio, l’idea che avrebbe fatto molti più S O L D I con album che riproponevano sempre la solita canzone, i soliti accordi e lo strafottutisimo MODO DI CANTARE, non solo nella tonalità, ma anche nella costruzione dei pezzi perché aveva intuito di trovarsi in ITALIA, la patria di VASCO ROSSI.
A me mi rivedrete solo con A che ora è la fine del mondo.
Non si dice a me mi e, siccome mi sono dovuto leggere tutta sta fottuta recensione A CAGARE TI MANDO ADESSO!