Ritornano gli Evanescence con il loro secondo lavoro a diffusione mondiale dopo circa tre anni dal grande successo (disco di platino) di Fallen, loro straordinario debutto. L’album presenta subito le caratteristiche peculiari del gruppo, fin dal primo ascolto: pesanti riff di chitarra in puro stile rock/metal intervallati da tastiere, pezzi acustici e il piano, a creare una atmosfera gothic molto tendente all’epic e dalle caratteristiche veramente molto eclettiche ed uniche. Ma a nulla serve la base musicale se non ci sono i testi, punto di forza della band sin dai loro primi passi: le 13 canzoni che compongono l’album sono vere e proprie poesie, stupendamente cantate dall’angelica voce della cantante Amy Lee, la quale sembra aver addirittura migliorato il suo stile e la sua potenza rispetto all’ultimo album. Gli argomenti portanti sono di nuovo il trinomio vita-disperazione-morte, ma, a seguito delle vicissitudini della cantante, è molto più presente anche il lato sentimentale, come si ascolta dal primo singolo estratto dall’album Call Me When You’re Sober. Venendo alle tracce dell’album, le prime canzoni rappresentano quasi un seguito di Fallen, per poi acquistare una dimensione nuova man mano che si va avanti, in cui la Lee racconta di amore, di inquietudine e di sofferenza, in una atmosfera a tratti surreale. L’apice si raggiunge con la traccia numero sette Lacrymosa, splendido riuscito remake epic-rock del famoso brano tratto dal requiem di Mozart. Dalla traccia sette poi assistiamo a un acuirsi dell’originalità delle musiche e della profondità dei testi, con le toccanti ballate gotiche Like You e Your Star, per poi finire in bellezza con Good Enough, dimostrazione di come il gothic non è solo tristezza.
Per finire quindi un eccellente secondo album che non manca le aspettative e che, sulla scia di Fallen, scrive un’altra pagina nella storia della musica gotica.
Il gruppo sicuramente più di tanto non sa dare, quindi ai fan che si accontentino.
Una buona prima parte e una seconda parte completamente scadente o comunque poco originale e sviluppata.
L'elemento che più salta all'occhio è la ricerca musicale, con melodie più complesse rispetto a Fallen.
The Open Door piacerà sicuramente agli amanti del genere, ma in quanto ad acquisire nuovi fan è tutto da vedere.
Lacrymosa è magnifica.
Gli Evanescence non sono più i (finti) darkettoni di una volta, sono… raffinati se si può dire.
«The open door è il migliore tra gli album degli Evanescence.»
«La voce di Amy, migliorata a livelli paurosi in estensione ed espressività.»