Copertina di Fifty Foot Hose Sing Like Scaffold
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• Versione 4 Voto:

Per appassionati di musica sperimentale, fan del rock psichedelico, ascoltatori curiosi di sonorità innovative e alternative
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LA RECENSIONE

§ 1. Suonare come un relitto.

Il palazzo del Potala, impenetrabile trono della guida del Tibet, troneggiante nell’impenetrabile Lhasa, capitale del più impenetrabile paese del mondo, è stato per secoli un luogo inaccessibile. Alexandra David-Néel —la prima occidentale che riuscì a giungervi— impiegò, in incognito e vestita di stracci, quasi un anno di cammino a piedi o a dorso di mulo, mangiando di quando in quando frugali pasti a base di farina d’orzo tostata stemperata con scialacquatissimo tè nero al burro di yak e coriacea carne secca pressata sotto la sella di legno della propria cavalcatura, solo per poterlo ammirare.

Oggi, lo si può vedere qui.

Alle inafferrabili sorgenti del Nilo per secoli gli esploratori hanno anelato, giungendo di rado a quanche fonte secondaria o, più spesso, perendo nel tentativo.

Oggi, basta poco per conoscerne con esattezza le coordinate.

Galleggiamo tutti insieme in un secondo mondo, che del primo ha annullato tutti i limiti.

In questo non-luogo tutto è visibile, facile da trovare.

Eppure qualcosa sfugge: tra le pieghe, resta quel che non sappiamo cercare.

Nei fondali del non cercato s’è andato a depositare, tra innominati relitti, “Sing Like Scaffold”.

Sembra che l’oblio sia la sua condizione naturale.

A malapena la luce lo raggiunge.

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§ 2. Il cane mi ha mangiato i compiti.

Avevo scritto una recensione esaustiva su questo disco, ma me l’ha mangiata il cane.

E ha fatto bene.

Era una interminabile sequela di stronzate.

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§ 3. Cantare come un'impalcatura.

Una voce, suadente e abissale, inizia con un’invocazione.

“Please fantasy

Please stay with me

Please stay even though you know my reality

Stay close to me

Stay fantasy

Please stay and protect the lands of my sanity”

È la stessa di trent’anni prima. Nel ’67, la voce era tesa e la musica andava, frenetica, per conto suo. Ora, i due vanno di pari passo.

Tutto il disco è un dialogo, uno scontro, un litigio.

Da una parte, un sotterraneo rumorismo. Una musique concrète alle soglie del 2000.

Dall’altra, una cadenzatura e un canto indefinibile.

Difficile distinguere le fattezze, quando l’oggetto in questione è così iridiscente e sfuggente.

L’unico modo per comprenderlo è ascoltarlo. Non c'è altro modo.

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§ 4. Diciamo la verità: io non ho un cane.​

Diciamo la verità: io non ho un cane.

Ma la recensione l’avevo scritta per davvero.

Ieri sera però, con tutta calma, mi sono riascoltato il disco tutto d’un fiato.

Prima del penultimo brano ho buttato tutto nel cestino virtuale.

E non ho indugiato nel cliccare in alto a destra su Svuota cestino.

Sei sicuro? Sì, sono sicuro.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive "Sing Like Scaffold" dei Fifty Foot Hose come un'opera musicale unica e difficile da classificare, caratterizzata da un dialogo tra canto e rumore sperimentale. L'album emerge come un’esperienza sonora affascinante, che unisce evocazioni storiche e atmosfere contemporanee. L'ascolto diretto è l’unica via per cogliere la sua natura complessa e sfuggente.

Tracce

01   Fantasy (08:20)

02   Volumetric Overscan (10:02)

03   I Flew At The Speed Of Smell (08:18)

04   5:00 To 5:11:33 (11:06)

05   Cameltracks (02:35)

06   Jet Lag (07:06)

07   Birds (03:19)

08   Picture The Sky (08:20)

09   You Ruuuined Me (05:38)

Fifty Foot Hose

Fifty Foot Hose sono un gruppo psichedelico californiano nato nella seconda metà dei ’60, noto per l’uso di elettronica autocostruita e inserti di musique concrète dentro forme rock. Dopo il disco di culto Cauldron, la band è riapparsa negli anni ’90 con nuovo materiale e pubblicazioni d’archivio.
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