Copertina di Incubus A Crow Left Of The Murder...
GrantNicholas

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Per appassionati di rock alternativo, fan degli incubus, amanti di sonorità post-grunge e critici musicali
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LA RECENSIONE

Quinto album in studio dei californiani Incubus, "A Crow Left Of The Murder..." esce nel 2004, a tre anni di distanza dal successo planetario del parzialmente deludente "Morning View".

Registrato interamente ad Atlanta (Georgia) e licenziato tramite Epic/Immortal (oltreché prodotto dal solito Brendan O'Brien), è forse il disco più atteso da fans e critica nell'intera carriera di Boyd e compagni, in virtù delle tre milioni e seicentomila copie smerciate solo negli Stati Uniti dal precedente lp. E' anche il primo lavoro del gruppo senza il bassista originale Dirk Lance, sostituito dall'ex The Roots Ben Kenney.

Nonostante, come detto, lo strepitoso successo di "Morning View" (dovuto ad una svolta simil-pop-rock che ha disorientato non poco sia fans che addetti ai lavori), gli Incubus creano un disco più duro del precedente, sia a livello lirico che sonoro; frequenti i riferimenti a certe tipiche sonorità nirvaniane ("Agoraphobia", "Beware! Criminal" e "Made For TV Movie" gli esempi più lampanti),  pur non disdegnando incursioni in territori più "soffici" ed introspettivi ("Southern Girl" ed il capolavoro "Here In My Room") o in psichedeliche raffinatezze seventies (la splendida parte centrale di "Sick Sad Little World", ad esempio).

L'importante compito di dare il via alle danze spetta però al pirotecnico primo singolo "Megalomaniac", un violento attacco all'allora amministrazione Bush a suon di chitarroni hard rock (ottimo il ritornello, perfetto da urlare al cielo durante i live della band), seguito dal punk rock a manetta della titletrack. "Talk Shows On Mute" è una bella e languida ballad (schedulata come secondo singolo) in contrapposizione al fervore elettrico post grunge di quella "Pistola" già pubblicata in versione live come b-side del cd singolo di "Megalomaniac". Così, fra strani walzer alternative rock ("Zee Deveel") e lineari pop rock conditi al falsetto ("Suite Lines"), si giunge alla chiusura con la vitale "Leech", dall'arraggiamento vagamente "korniano".

Inutile rimarcare la straordinaria abilità vocale del leader Brandon Boyd: più interessante, piuttosto, sottolineare una presenza essenzialmente "ectoplasmatica" di DJ Kilmore ed un lavoro pienamente sufficiente (ma privo di picchi) al basso dell'allora entrante Kenney.

Assieme a "S. C. I. E. N. C. E.", siamo forse di fronte al miglior lavoro della band statunitense per intensità, compattezza, qualità di scrittura. Un album di certo non innovativo, ma con palle e contropalle più che sufficienti per colpire nel segno.

Tracce chiave: "Megalomaniac", "Sick Sad Little World", "Priceless", "Zee Deveel", "Here In My Room"

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Riassunto del Bot

A Crow Left Of The Murder è il quinto album degli Incubus, caratterizzato da sonorità più dure e testi intensi rispetto al precedente lavoro. Con l'ingresso di Ben Kenney al basso e produzioni affidate a Brendan O'Brien, il disco mescola post-grunge, punk e psichedelia anni '70, con brani chiave come Megalomaniac e Here In My Room. Il lavoro si distingue per la compattezza e l'energia, segnando uno dei momenti più riusciti della band.

Incubus

Incubus è una band statunitense formata nel 1991 in California, spesso associata a una traiettoria che va dagli esordi crossover/funk metal a sonorità più alternative rock e pop rock negli anni successivi.
25 Recensioni

Altre recensioni

Di  humax4

 Tutte le soluzioni adottate... si rivelano scontate e alquanto banali... se il loro scopo era quello di spiazzare l'ascoltatore... beh... non ci siamo proprio!

 Eccomi a recensire una delle mie bands preferite del momento... ma questo momento sembra proprio essere finito per gli Incubus.


Di  Devin Davis

 Per fortuna tutti, nuovi e vecchi fan.

 Continuare a sperimentare nuovi suoni ed a evolversi musicalmente è una caratteristica che ogni rock band o metal band deve avere e gli Incubus, questa volta, non hanno sbagliato.