Prologo: Cari amanti della vera musica questo è l'ennesimo tentativo di recensire l'ultimo album degli storici Iron Maiden.. Quando il commento riguarda una band storica come i maiden bisogna avere molta umiltà e rispetto E SOPRATTUTTO ATTENZIONE IN CIò CHE SI SCRIVE.. I maiden rappresentano la STELLA POLARE per tutti i gruppi heavy metal..
Premesso ciò parliamo di questo "nuovo" degli Iron maiden..
Le virgolette che racchiudono la parola nuovo non sono un errore di battitura bensì stanno ad indicare la prima cosa che ho pensato nel momento in cui ho ascoltato per la prima volta questo album.. NON è nulla di nuovo.. Ma ciò non vuol dire che non è un album dignitoso anzi tutt'altro.. personalmente preferisco che un gruppo mantenga il suo stile musicale (rischiando ovviamente di risultare ripetitivo)piuttosto che esplorare sonorità nuove rischiando poi di partorire un flop assoluto (vedi St. Anger mortificazione dei Metallica e soprattutto del mitico KIRK HAMMETT)..
A matter of life and death è un disco lineare non eccelso ma nemmeno scadente..
L'intro è la solita cavalcata maideniana che a molti piace a me un pò meno perchè ricca di sonorità più volte ripetute e assolutamente priva del genio musicale di Steve Harris.. (ci tenevo a sottolineare che il video è molto carino) voto 5
Impalpabile la seconda traccia These colors dont run.. ripetitiva potrebbe durare molto meno.. voto 5,5
Brighter than a thousand suns è stupenda tra le migliori dell'album.. un pezzo strutturato con una riff maiden vecchio stile.. da notare il controtempo (batteria e chitarre seguono tempi diversi).. il tutto coronato dalle potenti corde vocali di Dickinson.. voto 7,5
The pilgrim ricorda tanto powerslave ma è cmq 3 spanne sotto.. pezzo deludente voto 4
Si continua con The longest day un brano articolato che merita grande rispetto(mi riferisco a coloro che definiscono l'album schifoso.. ignoranti). è molto orecchiabile non per questo banale.. anche questo brano ha il demerito di essere eccessivamente prolungato.. se fosse durato meno sarebbe stato più incisivo diretto.. voto 7-
Out of the shadows: è una ballata che di heavy non ha nulla.. è un pezzo molto semplice che ricorda tanto i pezzi che Dickinson ha cantato da solista voto 6
The reincarnation of benjamin breeg: ci siamo.. questo ottimo pezzo è il preludio al vero capolavoro del disco(vedi in basso). . una canzone che mi ha colpito subito.. ottimi gli acuti dickinsoniani (cmq in tutto l'album la voce è dominante) ottimi gli assoli di Gers e company questa canzone(voto 7,5) è appena sotto For the greater good of god il vero capolavoro del disco.. un pezzo complesso, articolato che è frutto di una ispirazione che raramente si è notata negli ultimi 5 album della Vergine di ferro.. voto 8+
Lord of light e The legacy, i pezzi che chiudono l'album, sono stati composti per diventare capolavori ma il tentativo è fallito pienamente.. in particolare The Legacy è un pezzo anonimo che non ha nulla di maideniano.. aprezzo cmq il tentativo degli Iron maiden di provare a comporre due pezzi incisivi. . intendiamoci non si tratta di due pezzi fatti tanto per riempire l'album (vedi the pilgrim o these colors don't run) ma di due canzoni anonime frutto di una stanchezza compositiva che oramai pervade le anime di questi STRAORDINARI musicisti.. voto 8 (4+4 ovviamente)
Epilogo: Dei Maiden ci si aspetta certamente di più però ringraziamo cmq queste icone del metal per tutto quello che hanno fatto e che ancora riescono a fare (For the greater good of God)..
Lunga vita ai Maiden
È un brano compatto, sulla linea dei recenti pezzi che la band ha confezionato e presenta un perfido groove 7/8!
Io penso che sia un album ineccepibile per la produzione, la tecnica e per la prestazione vocale di Bruce ma lo trovo un pò dispersivo e prolisso.
I Maiden hanno smesso di recitare la parte degli Irons canonizzati per essere qualcosa di coerente ma completamente diverso al contempo.
Un brano che racchiude la potenza di un calcio nello stomaco e la delicatezza di un fiore di montagna, brillante, più di mille soli.
A Matter Of Life And Death è un lavoro dove ogni cosa sembra essere perfetta.
Signori, the beast is back, e nonostante l'età è anche piuttosto arrabbiata ed in forma!!
"I cori in 'These Colours Don't Run' sono imbarazzanti, le ritmiche sono tremendamente scontate e gira e rigira, il riff è sempre quello."
"Prendete anche 7 chitarristi, che per fare 4 accordi bastano e avanzano, e continuate a vendere merce di qualità infima."
È un disco.. che potrei definire difficile rispetto ai due precedenti, ricco di sperimentazioni e di pathos.
Un disco da comprare e da sentire con calma per apprezzarlo, poco da fare.