Copertina di Joe Walsh There Goes the Neighborhood
pier_paolo_farina

• Versione 4 Voto:

Per appassionati di rock classico, musicisti e chitarristi, fan degli eagles, collezionisti di vinili e amanti dell’ironia musicale.
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LA RECENSIONE

L’abituale esilarante copertina introduce il quinto disco solista di Joe Walsh proponendolo, con tanto di elmetto e mimetica, infilato nel boccaporto di un tank americano a sua volta piazzato in mezzo ad una discarica. Uno scorcio di Los Angeles con relativo smog fa da sfondo a resti di lavandini, caldaie, cessi, tavole da surf, dischi d’oro(!) e ferraglia varia... Sempre spiritoso e irriverente l’ottimo Joe.

Passiamo ai brani: la batteria creativa ma pure estremamente rigida del suo compare Joe Vitale fa esordire “Things”, tipico numero che si piazza fra quelli allegrotti del nostro chitarrista del Kansas, emigrato California. Seguono una pianistica, melodica ma non molto pregnante “Made Your Mind Up” e poi il rock’n’roll campagnolo “Down on the Farm”, con tanto di violino smanettato alla grande dal sommo session man David Lindley.

In “Rivers” ricompare la chitarra trattata con il talk box, quello di “Rocky Mountain Way” però… la suona Don Felder, suo compare negli Eagles! I quali, a proposito, all’epoca di questo album (1981) si stavano disperdendo. Il loro iato durerà ben tredici anni, visto che si riaccamperanno solo nel 1994; la canzone è molto lirica e pregevole, con un ritornello efficace.

A Life of Illusion” è il singolo, di buon successo a suo tempo, piuttosto caraibico con tanto di guitaron e trombe alla messicana. Di fatto è un rimasuglio dei suoi ultimi tempi con i Barnstorm, l’effimero gruppo messo su in Colorado da Joe ad inizio settanta una volta lasciato l’Ohio e la James Gang. Infatti ha un aspetto diverso dal resto del disco: vi suona altra gente, il sound e le ritmiche sono differenti intorno alle classiche voce e chitarra di Joe. Il tutto rende questo contributo un po’ fuori contesto.

Con “Bones” si ritorna subito al suono attuale di Walsh e… gran chitarra slide dell'allora trentatreenne biondo, in quest’episodio! Walsh da giovanissimo aveva approfondito definitivamente l’approccio allo stile slide direttamente da un luminare: Duane Allman. Infatti usa l'accorgimento d’infilarsi la mitica bottiglietta di vetro di Coricidin al dito medio sinistro, stessa scelta dello sfortunato e compianto baffo di Nashville.

Duane riteneva che non ci fosse cilindretto, di vetro o di ferro, più adatto a suonare slide di quella boccetta vuota di antistaminico, e che piazzare la stessa al dito medio fornisse il massimo della stabilità e potenza allo scorrimento sopra le corde, data la sua posizione centrale nella mano. Anche lo slide player mio preferito in assoluto, Rod Price dei Foghat, s'infilava una bottiglietta di Coricidin nel dito medio per una resa veramente, ma veramente infuocata ed entusiasmante. Un’altra slider fuoriclasse con le medesime scelte di equipaggiamento e posizionamento è la grandissima Bonnie Raitt.

Molti chitarristi slide peraltro preferiscono infilare il cilindretto nel mignolo, così da avere contigue fra di loro le altre tre dita rimaste libere, agevolando in tal modo la presa di accordi nonché l’alternanza del fraseggio tradizionale con quello slide: è la soluzione di gente bravissima come Ry Cooder e Johnny Winter. L’ultima alternativa rappresentata dall'infilarsi il cilindretto nell’anulare, scelta propria di esecutorii sommi come Rory Gallagher, Derek Trucks, Joe Bonamassa, è una specie di via di mezzo.

Per tornare e concludere la scaletta di quest’album ancora una volta di buon riscontro in classifica di Joe: “Rockets” è un’altra ballata pianistica con un’inconsueta e ricca successione di accordi, mentre la conclusiva “You Never Know” è ben più mossa e imprevedibile, piena di cambi di tempo, con bellissimi giochi incrociati di chitarre: vale a dire lo sfogo virtuoso, lontano dal “commerciale”, di un artista per il resto ben attento e contento di proporre materiale accessibile ai più.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora "There Goes the Neighborhood" di Joe Walsh tra ironia, aneddoti tecnici e riferimenti storici ad artisti come Duane Allman e gli Eagles. Evidenzia la varietà dei brani e le particolarità tecniche dello stile chitarristico di Walsh, con curiosità sulla slide guitar. Il disco emerge come accessibile ma ricco di trovate artistiche e collaborazioni di rilievo. Un ascolto consigliato agli amanti del rock e delle sfumature chitarristiche.

Tracce

01   Things (05:36)

02   Made Your Mind Up (04:24)

03   Down On The Farm (03:11)

04   Rivers (Of The Hidden Funk) (05:03)

05   A Life Of Illusion (03:30)

06   Bones (04:32)

07   Rockets (03:51)

08   You Never Know (05:20)

Joe Walsh

Chitarrista, cantante e autore statunitense, membro di James Gang e Eagles, e prolifico solista. Riconosciuto per l’uso del talk box e per la slide guitar dal timbro personale. Attivo dagli anni ’60, ha firmato classici come Rocky Mountain Way e Life’s Been Good.
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