Copertina di Joy Division Unknown Pleasures
paolofreddie

• Voto:

Per appassionati di musica alternativa, fan del post-punk, giovani adulti interessati a tematiche esistenziali e psicologiche, cultori di musica anni '70
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LA RECENSIONE

La sofferenza è qualcosa di palpabile, che ti striscia dentro e lì si ferma, covando le uova con l’intenzione di restare. Durante la sua facile odissea la senti sulla pelle che striscia dentro, coinvolge la tua mente, coinvolge i tuoi organi, il tuo cuore, il tuo stomaco. I dottori li chiamano dolori psicosomatici. Perché questa sofferenza? La vita li prevede, li impone. Generalmente viene chiamato disagio adolescenziale, ma forse è qualcosa di più, qualcosa che si trascina per anni fino alla maggiore età, fino ai trent’anni e oltre. Ian Curtis non lo ha mai saputo. Non l’ha voluto sapere. Ventitre anni sono pochi per sapere qualcosa sulla vita, per sapere tutto. Eppure questo album, che appare come un quadro definito del dolore, sembra estendersi a ulteriori campi. Non parla solo di dolore. Parla di morte, ma anche di vita; parla di disperazione, ma anche di speranza; parla di tenebre, ma anche di luce, anche se la luce sembra scomparire (“New Dawn Fades”), e allora viene l’istinto naturale di annullarsi, la volontà di farla finita. La delusione e lo strazio monocorde per una relazione in declino si affaccia a più riprese (“mi sono candidato per nulla”, sembra quasi una triste e distaccata presa di coscienza su un amore morente). L’epilessia: convulsi suoni di basso e chitarra, una batteria febbricitante ma decisa nei colpi si uniscono in “She’s Lost Control”, si avverte il senso crescente di qualcosa che deve accadere, qualcosa che si sta spezzando, perché “lei ha perso il controllo di nuovo” e chi canta sa che potrebbe accadere anche a lui stesso. Una visione quasi religiosa del dolore fa capolino, poi diventa insistente (“ho camminato sull’acqua, corso attraverso il fuoco” “il sangue di Cristo sulle loro pelli”). Immagini esoteriche che prendono forma attraverso una voce catacombale, pochi accordi potenti degli strumenti: benvenuti alla cerimonia funebre. Ventitre anni troppo pochi, ma anche troppi. C’è sempre la memoria, il ricordo a fare compagnia e un futuro inesistente, in bilico su una fune di fumo. C’è sempre tempo per “ricordarci di quando eravamo giovani”, di soffrire, di rimuginare, di abbandonarci contro la poltrona, stanchi di essere stanchi, con i nostri pensieri che non muoiono mai. Per Ian non c’è più tempo. L’amore andato.

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Riassunto del Bot

La recensione dipinge Unknown Pleasures come un ritratto profondo e intenso di dolore, vita e speranza. Attraverso la voce di Ian Curtis e le sonorità cupe, l'album affronta sofferenza adolescenziale, temi esoterici e la fragile condizione umana. L'ascolto diventa un viaggio emotivo tra disperazione e riscatto, un memoriale di una giovinezza spezzata ma mai dimenticata.

Joy Division

Joy Division è stato uno dei gruppi più influenti della scena post-punk britannica, attivo dal 1976 al 1980 e originario di Manchester. Guidati da Ian Curtis, pubblicarono due album fondamentali, Unknown Pleasures e Closer, che li consacrarono come icone dell’oscurità rock e della new wave.
43 Recensioni

Altre recensioni

Di  emily

 Pochi dischi ho sentito che, come questo, abbiano l’intensità e l’effetto del disperante abbandono con cui si sorbisce l’ultimo sorso alcolico prima di crollare preda dei fantasmi della mente.

 Ian Curtis quasi non canta, “è”, grida, dichiara se stesso ed il suo lucido tormento in un modo disperato e crudo, eppure al contempo così intensamente, dannatamente umano.


Di  Sgt Pepper

 "Unknown Pleasures parla esplicitamente del desiderio di farla finita, con una lucidità inquietante."

 "Curtis canta come fosse stato privato della sua essenza vitale, delle sue emozioni."


Di  darkfall

 I Remember Nothing... because She Lost Control and i lost myself in a whirlwind of dark thoughts, playing a Shadowplay...

 i can hear the Disorder... i can hear the Lords; i'm waiting for the Day Of The Lords... hearth and soul one will burn...


Di  iusedme

 La voce di Curtis è la voce di Curtis. Punto.

 Unknown Pleasures cambia il posto in cui viene suonato, e in molti casi ha cambiato anche le persone che lo hanno ascoltato.


Di  lovetojour

 "Joy Division ci hanno risposto facendo implodere una stella in una stanza."

 "E' così che comincia un disco di Rock. Da Fuori. A Manchester è il 1979."


Unknown Pleasures ha 8 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.