Recensire Unknown Pleasures è qualcosa di emozionante e terrificante allo stesso tempo. Su questo album sono stati scritti fiumi di parole, è stato detto tutto quello che c'era da dire, forse troppo, perchè opere come questa meriterebbero meno commenti (spesso superflui) e più ascolto. O meglio, meriterebbero di essere ascoltati da più gente. Recensire Unknown Pleasures è per questo motivo difficile, perchè difficile è dire cose, anche se valide, che non siano già state dette e ridette. Il mio obiettivo si limita a questo punto a quello di far scoprire le grandi doti dei quattro a coloro (spero pochi) che per un motivo o per l'altro non lo conoscono ancora (infelici).
Si parta da un punto di riferimento ben preciso: quello che sto analizzando non è un semplice lp, ma una scuola di pensiero e di concepire la musica (quella buona) che ha influenzato molta musica degli anni ottanta e novanta.
Disorder", il brano che dà l'attacco all'album è un riassunto della musica dei Joy: veloci stacchi di batteria elettronica, basso wave che pulsa senza prendere un attimo di sosta, un riff geniale di chitarra e la voce fottutamente malata di Ian Curtis. Molte sono le definizioni che sono state date della voce di Curtis, ma risultano tutte superflue. La voce di Curtis è la voce di Curtis. Punto. Nessuno aveva il suo timbro. Punto. "Day Of the Lords" e "New Down Fades" sono a mio parere le due perle dell'album, i due fuochi intorno cui ruota l'intero lavoro.
"She's Lost Control" e "Insight" sono due brani in cui più degli altri emerge la genialità del bassista Peter Hook. Si sta parlando di atmosfere cupe, appese al nulla, di viva drammaticità. Ebbene, in questi due pezzi cosi oscuri e inquietanti Hook riesce ad intromettersi con linee di basso che sono costruite suonando sulla prima corda del suo Rickembeker, la corda di Sol (quella più acuta delle quattro corde di un basso), ottenendo un effetto di grande armonia nell'insieme. Anche questa è la genialità dei Joy Division, il non essere mai banali pur essendo essenziali, scarni, volutamente vuoti nel suono, per nulla ricco ed avvincente.
Il disco prosegue senza cadute di stile, il che è un fatto eccezionale, trattandosi di un disco New Wave, in quanto ritengo che molti album degli anni ottanta pecchino un pò di queste cadute. Unknown Pleasures cambia il posto in cui viene suonato, e in molti casi ha cambiato anche le persone che lo hanno ascoltato. E' semplicemente fondamentale.
Pochi dischi ho sentito che, come questo, abbiano l’intensità e l’effetto del disperante abbandono con cui si sorbisce l’ultimo sorso alcolico prima di crollare preda dei fantasmi della mente.
Ian Curtis quasi non canta, “è”, grida, dichiara se stesso ed il suo lucido tormento in un modo disperato e crudo, eppure al contempo così intensamente, dannatamente umano.
"Unknown Pleasures parla esplicitamente del desiderio di farla finita, con una lucidità inquietante."
"Curtis canta come fosse stato privato della sua essenza vitale, delle sue emozioni."
I Remember Nothing... because She Lost Control and i lost myself in a whirlwind of dark thoughts, playing a Shadowplay...
i can hear the Disorder... i can hear the Lords; i'm waiting for the Day Of The Lords... hearth and soul one will burn...
"Joy Division ci hanno risposto facendo implodere una stella in una stanza."
"E' così che comincia un disco di Rock. Da Fuori. A Manchester è il 1979."
La prima gemma nera estratta dalla miniera di Macclesfield dai Joy Division...
"Unknown Pleasures" è il passo precedente, l’interrogativo che gravita nel cervello e pesa sul cuore...