Pochi dischi ho sentito che, come questo, abbiano l’intensità e l’effetto del disperante abbandono con cui si sorbisce l’ultimo sorso alcolico prima di crollare preda dei fantasmi della mente.
Ian Curtis quasi non canta, “è”, grida, dichiara se stesso ed il suo lucido tormento in un modo disperato e crudo, eppure al contempo così intensamente, dannatamente umano.
"Unknown Pleasures parla esplicitamente del desiderio di farla finita, con una lucidità inquietante."
"Curtis canta come fosse stato privato della sua essenza vitale, delle sue emozioni."
I Remember Nothing... because She Lost Control and i lost myself in a whirlwind of dark thoughts, playing a Shadowplay...
i can hear the Disorder... i can hear the Lords; i'm waiting for the Day Of The Lords... hearth and soul one will burn...
La voce di Curtis è la voce di Curtis. Punto.
Unknown Pleasures cambia il posto in cui viene suonato, e in molti casi ha cambiato anche le persone che lo hanno ascoltato.
"Joy Division ci hanno risposto facendo implodere una stella in una stanza."
"E' così che comincia un disco di Rock. Da Fuori. A Manchester è il 1979."