Copertina di Klaus Schulze Cyborg
Battlegods

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Per appassionati di musica elettronica, sperimentale, krautrock, amanti della musica d'avanguardia e storia del rock progressivo
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LA RECENSIONE

Un nome che da almeno 20 anni vediamo attaccato in manifesti casuali di discoteche o rave. Si forma il cyberpunk dei Suicide e dei film, ma per fortuna nel 1972 c'è stato qualcuno che si è reso insuperabile da tutta la miriade di DJ successivi a lui. Il biondino Schulze, che insieme all'altro biondo Gottsching, ha fatto calare la manna dal cielo a tutti i ragazzi tedeschi e non. L'inizio è stato scoppiettante, uno shock, un'espulsione creativa che superava alcuni scialbi, già all'epoca, prodotti inglesi e americani. Abbandonati i progetti iniziali di Tangerine e Ash Ra Tempel, dà alle stampe "Irrlicht" che conteneva quella stranissima e surreale "Ebene". Ma queste opere non possedevano soltanti brani, ma una vera e propria concezione al riguardo del fare musica, la quale doveva intervenire nel sociale, sui giovani e sui loro pensieri "filosofici". E' di sicuro un buon aiuto per chi fa Yoga sentire i Popol Vuh ma, a parte gli interessi e gli stili di vita che possono avere tutte le persone del mondo, queste sono delle opere artistiche, come un Rothko, Mirò o Ernst.

I Beatles hanno aiutato e agevolato molte menti nell'effettuare album e generi, ma spingersi fino a dove era arrivato gia nel 1972 Schulze rende riduttivo parlare di influenze o amori musicali possibili di Klaus. Si sarà potuto gasare nel sentire "Some Velvet Morning" dei Vanilla Fudge anni prima, come molti dell'epoca, ma quando ha toccato a lui comporre un disco ha certamente superato certe idee illustri dei Settanta. Ora le band, con i tour, le promozioni, le interviste a milioni canali youtube, radio e cavoli vari, per fare un disco ci mettono due anni e altri tre per poi farne un altro. Meditare sulle idee è pregevole come aspetto. Ma qui nello stesso anno Schulze ha prodotto "Irrlicht" e "Cyborg"! Gli riusciva cosi facile suonare? Può essere pure, ma c'è altro. Troviamo un approccio verso la musica inteso non come "dovere" o "per fortuna mi hanno sentito questa canzoncina messa su internet e ora ho un contratto con una casa discografica che mi sta scrivendo le melodie, sulle quali metterò due versi in rima o quasi". Qua c'è il voler suonare, come prima cosa, e poi, visto che la classe non è acqua, la possibilità di lasciare il segno. Non volevano certo diffondere un genere con il quale, venti anni dopo, avremmo avuto il divertimento di dargli un nome e gasarci sui siti nel dare ghettizzazioni "pre-industrial/post-krautrock/cyber-noise-techno.." La risposta era verso le nazioni che avevano diffuso il rock e le dimostrazioni non erano basse per niente.

L'incipit "Synphara" è contraddistinta dai voli pindarici dell'elettronica, mentre il mood, non desolato e disperato di "Irrlicht", si tinge di visioni occulte. L'orchestra da camera con numerosi violoncelli, violini e flauti appoggia il muro sonoro di Klaus. "Conphara" non lascia scampo alla riflessione ma è un turbinio mentale che si scaglia su di noi. Altro che l'incedere della minimal odierna..qui si anticipa i rave, per tranquillizzare qualche muso storto dopo l'aver letto "orchestra da camera"..Non c'è di più bello del rock e dell'elettronica quando sposano altri lidi; infatti il pop scialbo delle radio è frivolo perchè non è coniato con il rock o con quelle belle basi drum and bass anni 90 ("Per Un' Ora D' Amore" dei Matia rivista con i Subsonica per capire..). L'inasprimento graduale dei toni è arricchito lentamente da tutti gli elementi, che liberano le composizioni dalla staticità. Da sottolineare è il non voler creare atmosfere o variazioni di sentimenti, ma bensì il proporre l'asetticità di una struttura di pochi accordi e portarla avanti, contando sullo shock nevrotico dell'ascoltatore.

"Chromengel" è il lato più oscuro e pauroso che fa approdare a una diminuzione dell'elemento "noise" e ad un aumento della potenza del messaggio sinfonico. I cinguettii dei sintetizzatori sono i fattori che estraneano l'orecchio, il quale si basa sulla bilancia data dalla melodia dei violini e dell'ambient. Si cerca di non farci sfuggire nulla, si prova a individuare i pensieri più profondi che possono scaturire nella mente all'ascolto di questa bellezza; perchè non si sta sentendo la musica, si sta vivendo in un mondo. L'impatto emotivo è forte e con il finale "Neuronengesang" si può decidere se "accendere la luce" o persistere in questo susseguirsi di nuvole e solitudine. Ci si eclissa pensando e sperando che arrivi qualcosa che spezzi la tensione, ma ci si abbona all'emigrare in lande divinamente sconosciute. Ora ci rimane solo che leggere le note, basta lessico.

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Riassunto del Bot

La recensione elogia "Cyborg" di Klaus Schulze come un'opera rivoluzionaria della musica elettronica del 1972. Schulze supera le influenze contemporanee con una visione musicale potente, che unisce elettronica, rock e sinfonia. L'album non è solo musica ma un'esperienza emotiva e filosofica, capace di coinvolgere profondamente l'ascoltatore. Ogni brano è analizzato come un viaggio unico in paesaggi sonori intensi e ricchi di atmosfera.

Tracce

01   Synphära (23:52)

02   Conphära (25:49)

Klaus Schulze

Klaus Schulze (1947–2022) è stato un compositore e musicista tedesco, pioniere della musica elettronica e figura chiave della kosmische musik. Dopo esordi come batterista con Tangerine Dream e Ash Ra Tempel, ha intrapreso una sterminata carriera solista, lasciando classici come Irrlicht, Cyborg, Timewind e X.
32 Recensioni

Altre recensioni

Di  Emanuel Fantoni

 Paesaggi di sensazioni tattili, l'antimateria sprigionata dalla materia: ovvero il sequencer.

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 Fasci e onde sintetiche di luce morta, suoni artificiali che si propagano inesorabilmente all'infinito in spazi immensi e desolati.

 Uno dei massimi picchi artistici mai raggiunti da essere umano nel suo monotono, interminabile, immenso, infinito ripetersi... CYBORG...


Di  Eliodoro

 Quattro movimenti che gettano le fondamenta e riuscirà, da questo lavoro in poi, a schiudere l'intero mondo della critica nei confronti della musica elettronica.

 Come ancora oggi, ci fa viaggiare nel tempo, nelle nostre menti verso nuovi mondi che tutti noi abbiamo fantasticato guardando i film di fantascienza o leggendo i libri di Philip K. Dick.