Avvicinarsi ad un disco di Laura Nyro è sempre molto difficile: una sensibilità che spiazza, un talento cristallino e una morte atroce e prematura non possono lasciare indifferente l'ascoltatore. Una voce soave e mozzafiato fa il resto.
Questo Eli And The Thierteenth Confession è un capolavoro assoluto del cantautorato al femminile: le 13 tracce scorrono veloci e piacevoli, nonostante una forte vena di nostalgia sempre presente. Questo concept-album sull'evoluzione di una ragazza (Eli) dall'adolescenza all'età adulta mescola sapientemente folk, jazz e blues come pochi altri artisti hanno saputo fare.
Le vette del disco, nel complesso ottimo, sono l'opener "Luckie", "Sweet Blindness" e "Stoned Soul Picnic", che fece la fortuna dei 5th Dimension.
Purtroppo il successo non arrise mai alla cantautrice newyorkese: il disco (datato 1968), realizzato sotto l'egida del lungimirante David Geffen, che la mise sotto contratto per quattro milioni di dollari, non ebbe il successo sperato.
Dopo aver realizzato un'altro grande disco, New York Tendaberry, ancora con scarsi risultati commerciali, il rapporto tra la Nyro e Geffen si logora e quando questi fonda l'Asylum Records la cantautrice decide di rimanere alla Columbia e nel '71, nauseata dal musicbiz, si prende una pausa che durerà cinque anni.
La carriera della Nyro continerà su questi binari fino al 1997, data della sua morte, causata da un cancro alle ovaie.
A noi rimane l'opera di una cantautrice straordinaria, mai troppo apprezzata che ha ricevuto i riconoscimenti che meritava solo dopo la morte e citata come fonte d'ispirazione da cantautrici quali Lisa Germano, Jane Siberry, Suzanne Vega e soprattutto Tori Amos, che ritengo essere la sua più probabile erede.
Le donne non sono certo inferiori agli uomini... Laura Nyro mescola soul, blues e jazz in armonie trascinanti.
«Woman’s Blues»: 3 minuti e 48 secondi praticamente perfetti, con un groove impossibile da dimenticare.