E' stato senza dubbio l'album più anticipato del 2007, in tutti i sensi.
Da mesi circolano voci sul suo conto, già nel 2006 si potevano trovare delle copie (naturalmente fake) sulle reti peer-to-peer: è "Minutes to Midnight" dei Linkin Park, che arriva a distanza di quattro anni dall'ultimo album in studio della band, "Meteora" (se si esclude il mash-up con Jay-Z "Collision Course"). Il titolo si riferisce all'orologio dell'apocalisse (o Doomsday Clock), creato nel 1947 per simboleggiare la vicinanza della fine del mondo causata da una guerra atomica: chi leggendo il titolo si immagina una svolta nella natura dei testi rimarrà deluso.
A parte poche eccezioni ("No More Sorrow" e "Hands Held High") le lyrics non si differenziano da quelle degli album precedenti, e a dominare sono ancora testi autoriferiti, tristi e pieni di rabbia allo stesso tempo. Ciò che invece è cambiato dagli album precedenti è senza dubbio la musica; le parti hip-hop sono quasi sparite per lasciare il posto a un rock più classico di quello di "Meteora". A farne le spese è senz'altro Mike Shinoda, che esibisce il suo flow solo in "Bleed It Out" e in "Hands Held High", nelle quali si sente chiaramente l'influenza del side project di Shinoda, i "Fort Minor": provate ad ascoltare "S.C.O.M." e "Where'd You Go" e capirete perché. Sembra quasi che l'album sia in cerca di nuovi suoni, che la band sia in vena di sperimentazioni sia in fatto di generi musicali che di ruoli dei propri membri (Chester Bennington diventa il leader indiscusso, Mike Shinoda si sente pochissimo così come il Dj Joe Hahn, relegato dietro le quinte); il problema che ne deriva è la mancanza di un'identità precisa per il disco, di un quadro generale che racchiude le singole canzoni. Tutto questo rende l'album sicuramente più fresco e originale, ma "snatura" un po' la band, riducendo al minimo molte delle caratteristiche che ne avevano fatto una band di livello mondiale.
In definitiva "Minutes to Midnight" è un album sicuramente di buon livello, anche se dopo un'attesa di quattro anni era lecito aspettarsi qualcosa in più.
Delusione titanica 'The Little Things You Give Away', Chester fa quello che la deve dire lunga, al di fuori di qualche timidissimo assolo di chitarre, il resto è sonnifero.
Smentisco le dichiarazioni della band: non c'è ombra di hip-hop, il sound rockeggianti è presente in 2/12 dell'album e via dicendo.
"I Linkin Park si sono addolciti, ma mantengono la propria creatività."
"Il gruppo ha avuto il coraggio di cambiare stile e proporre qualcosa di nuovo."
"Un album che cambierà per sempre l'universo Linkin Park."
"Il valore di questa band rimane e rimarrà per sempre invariato."
È come se una mano mi desse uno schiaffo talmente forte sull’orecchio da farmi liquefare i timpani e tutto l’apparato uditivo.
Manca l’elemento essenziale che li aveva contraddistinto: il ROCK.
Patetica poi la band a definire questo "il miglior concerto in uno studio Apple della loro carriera".
Un vero insulto alle mie orecchie.