Copertina di Lucio Battisti Il mio canto libero
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Per appassionati di musica italiana, fan di battisti, studiosi di musica, nostalgici degli anni '70, amanti della canzone d'autore.
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LA RECENSIONE

IL MIO CANTO LIBERO (1972) 9/10

[...] Lucio Battisti per me è il più grande in assoluto. Sono stato e sono sempre più ammirato dal suo modo di fare musica. C'è un dogma, un diktat che viene dalle radio: mai interrompere il ritmo. Le canzoni di Lucio sono tutte pause, come la musica classica. E' più avanti di adesso, è più avanti di quello che consideriamo oggi il meglio della musica [...]” (Ivano Fossati, 2019).

Se c'è un album di Battisti tutto pause ed accelerazioni questo è “Il mio canto libero”, uscito nel novembre del 1972, nello stesso anno in cui uscì, ad aprile, “Umanamente uomo: il sogno” che a pensarci oggi è una roba disumana. Nello stesso anno Battisti “spediva” in hit paradeI giardini di marzo”, “E penso a te”, “Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi”, “Confusione” ed “Il mio canto libero”. “Il mio canto libero” è un album davvero libero, perchè è Battisti ad esserlo in primis: libero da qualsiasi costrizione contrattuale (produce la Numero Uno, cioè lui e Mogol) puo' “svariare” si più fronti ed utilizzare registri stilistici di qualsiasi natura. L'album vola in classifica (sarà il più venduto del 1973) tanto se non c'è lui in hit parade c'è qualche canzone di sua proprietà (però il secondo posto se lo “pappa” lui con “Il nostro caro angelo”). Incontenibile.

Fin dalla splendida copertina realizzata dal solito ineffabile Cesare Montalbetti (ma le copertine dei dischi di Battisti sono tutte bellissime, esclusa forse quella del primo album) il “discorso” appare subito chiarissimo: il duo Mogol-Battisti si sente libero di spaziare, e se il tema preponderante dell'intero album è l'amore, non mancano agganci all'ecologia (tema, questo, da sempre carissimo a Mogol), agli status symbol che ammorbano l'umanità e momenti di autentico umorismo. Se Fossati parla di musica classica, appare evidente che un brano come “Vento nel vento” (bellissimo) “peschi” da quel mare lì: l'aria della romanza da salotto è un tocco di classe che nessuno in Italia avrebbe osato inserire in un brano destinato alle masse, e certo il rimpiattino tra pianoforte ed organo funzionano a meraviglia.

8 canzoni di cui almeno 4 passate alla storia. Della title-track si sa già tutto (ed ecco le continue pause a cui si riferiva Fossati) ma occorre, a mio avviso, rimarcare il tema ecologista che “pervade” il brano, di cui non si contano le innumerevoli cover (tra cui una, per carità, a firma Cristiano Malgioglio). Se è ben nota l'ammirazione che nutriva David Bowie nei confronti di Battisti, “Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi” ne è l'esempio migliore, dato che proprio Bowie la ricantò in inglese (con testo totalmente differente) titolandola “Music is lethal”. Le discese ardite, le risalite (con quell'andamento musicale tipicamente da discesa e risalita) fecero epoca, così come l'inciso sullo scoglio che dovrebbe, ma non può, arginare il mare (fuor di metafora è la storia di un uomo che, dopo una delusione sentimentale tremenda, in cui “la morte abbracciai”, non sa se ricominciare di nuovo con un altra donna oppure no) e se ne conta anche una curiosa versione tedesca, dall'eterno titolo “ Ich wurd gern, ich weiss nocht nicht, doch wenn du willst”. Le parti più “leggere” sono affidate alla gioiosa sarabanda di “Luci-ah” e, soprattutto, “Confusione” (che, per inciso, pare essere il brano di Battisti preferito dagli ex Coma-Cose, e giustamente direte voi chi se ne frega, avete ragione). Mogol già nel 1972 parlava di “relazione aperta”, il triangolo di Renato Zero era ancora di là da venire.

Merita un discorso a parte la meravigliosa (tra l'altro, la mia preferita) “La luce dell'est” che, a parte qualche polemica politica che scatenò all'epoca, è una canzone splendida nell'impostazione musicale (il ritornello si apre come meglio non si potrebbe) e nell'impostazione del testo che alterna momenti di una tenera comicità (“Poi seduti accanto in un'osteria/bevendo un brodo che follia/io la sentivo ancora profondamente mia”) a momenti di assoluta tragicità (“un colpo di fucile” che chiude, drasticamente, le vicende narrate). Battisti si riprende anche una canzone “donata” a Bruno Lauzi l'anno prima: “L'aquila” asciugandola, diciamo così, dall'orchestrazione originale di Claudio Fabi. “[...] Inventa un unico blocco di strofa […] senza soluzione di continuità, lo ripete tre volte […] con l'aggiunta di un lungo riff di chitarra” (Luciano Ceri). Un album totalmente “battistiano”.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Il mio canto libero' come l'apice della libertà creativa di Battisti, sottolineando la sua capacità di innovare e spaziare tra generi. L'album viene elogiato per la profondità dei testi, il coraggio stilistico e il successo duraturo. Vengono evidenziati i temi dell'amore, dell'ecologia e l'impatto storico sulle classifiche italiane. Si esaltano sia le tracce iconiche che l'intero percorso musicale.

Tracce testi video

01   La luce dell'est (06:18)

03   L'aquila (04:24)

04   Vento nel vento (03:24)

06   Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi (04:35)

07   Gente per bene e gente per male (04:46)

08   Il mio canto libero (05:07)

Lucio Battisti


103 Recensioni

Altre recensioni

Di  Eneathedevil

 Uno studio semiserio della musica leggera italiana non può prescindere dalla conoscenza di questo disco, vero e proprio punto di svolta.

 È la svolta definitiva della musica leggera in Italia, la scelta di parlare del sentimento e non del pettegolezzo su di esso.


Di  stargazer

 "La title track è la miglior canzone mai scritta da Battisti, un canto d’amore e libertà."

 "Come può uno scoglio arginare il mare..." è un ritornello famosissimo che riflette perfettamente il sentimento del brano.


Di  death immortal

 Innanzitutto attraverso "Il mio canto libero" il Battisti ci pone il problema dell'amore in quasi tutti i brani.

 Penso che il Battisti sia attratto dal desiderio di una morte che non lo faccia morire, bensì vivere ogni istante della vita con amore e semplicità.


Di  Cristianpiga

 Lucio Battisti all'apice della sua carriera.

 Contiene pezzi intramontabili che anche altre generazioni possono ascoltare.