Copertina di Lucio Dalla Storie di casa mia
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Per appassionati di musica italiana, fan di lucio dalla, curiosi della storia della musica, ascoltatori di musica d’autore anni '70
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LA RECENSIONE

STORIE DI CASA MIA (1971) 6,5/10

Quando avevo 15-16 anni, nel 2000 (e dunque nel mesozoico) si vendevano ancora i CD, si pagava con le lire ed eravamo tutti più giovani. Negli store comparvero alcuni CD piuttosto strani, la cui dicitura era “I Miti”. Tale serie di dischi, nata per essere venduta nelle edicole, passava in rassegna quarant'anni di musica italiana: da Pino Daniele a Venditti, dagli Stadio a Fossati tutti racchiusi in mini-antologie di 10 brani (di solito i più vecchi) che uno come me, che di musica italiana conosceva quella dei suoi tempi poteva essere anche un simpatico “bignamino”. Ne acquistaì due: quello di Battisti e quello di Dalla, i due Luci. La canzone che mi colpì di più (sarà per la mia atavica malinconia) del cantautore bolognese fu “La casa in riva al mare” che, all'epoca, non conoscevo. Brano presente in questo album, il suo terzo, che lo renderà di colpo famoso, grazie alla partecipazione sanremese con la scandalosa “4/3/1943”.

Dalla, non ancora autore dei testi ma solo (solo, si fa per dire) delle musiche, si muove nel solco di un pop italiano molto arioso (appunto, sanremese) con qualche guizzo un po' folle dei suoi (qui non proprio riuscitissimo) e qualche atto di coraggio non indifferente: “Il gigante e la bambina”. Ora, è chiaro che in un album in cui compaiono canzoni come quelle succitate, oltre ad “Un uomo come me” e “Itaca” è difficile dare un voto basso ma se valutiamo l'opera nel suo insieme accanto a brani grandiosi e celebrati ve ne sono troppi (giustamente) dimenticati. Due, od anche tre, passi avanti rispetto al precedente “Terra di Gaibola”, ma lontanissimo dai capolavori di fine anni '70 ed inizio anni '80 (ed alcune “perle” del duo Roversi-Dalla valgono anche di più, si veda lo splendido “Automobili”, 1976, da me qui già recensito entusiasticamente).

Togliamoci subito il dente. Cosa non va? Non va “Il bambino di fumo” che, al di là del rispettabile messaggio ecologico, rimane lì sospesa con quella coda finale napoletana; la satira spiccia de “Il colonnello” (con Dalla in grande spolvero vocale ma è il brano peggiore dell'album); “Per due innamorati”, tristissima ed evanescente; lo scherzetto finale di “Lucio dove vai”. Salvo, in parte, “L'ultima vanità” ma solo per il sax. Ecco, togliendo queste canzoni il disco sarebbe un capolavoro. I testi sono equamente divisi tra Paola Pallottino, Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, musiche di Dalla (come sopra detto) ma non i tutti i brani.

L'inizio affidato ad “Itaca” è già indicativo del successivo Dalla, quello che tra mare, marinai, equipaggi ed immagini marittime in genere ci sguazzerà allegramente, però questa canzone è bellissima col suo andamento ciondolante (come le onde del mare) ed il coro (che venne “appaltato” ad alcuni lavoranti della RCA di Roma). Certo, c'è “4/3/1943” e qui Dalla ci giocò un po', forse troppo, sopra: all'epoca la sua casa discografica (con l'assenso dell'artista) mise a mezzo stampa la voce secondo cui la canzone fosse autobiografica (in effetti lo è nella data, non nel racconto) e per qualche tempo tutti ci credettero (la madre di Dalla era rimasto davvero incinta di un uomo “che veniva dal mare, parlava un'altra lingua però sapeva amare”?) fino a che non si dovette raccontare la verità (vi evito tutta la storia della censura: le bestemmie, il titolo originale “Gesùbambino” che tanto lo so che le sapete). Primo posto in hit parade, scandalo a Sanremo (dove arrivò terza), incisa poco dopo dalla Nuova Equipe 84 e fonte di innumerevoli cover (sì, potrebbe far parte di quel novero di canzoni che, forse, alla lunga dati i troppi ripetuti ascolti potrebbero aver stancato, ma solo il violino di Renzo Fontanella vale oro. Stesso scandalo provocò “Il gigante e la bambina” anche se il pubblico, distrattamente, non se ne accorse. Sotto forma di favola (anche se alcune immagini proprio “favolistiche” non sono) si racconta uno stupro, argomento proibito in Italia in quegli anni (figuriamoci in una canzone destinata alle masse!). Nello stesso anno la cantò anche Ron, già amico (e collaboratore) di Dalla. E' una canzone, questa, che ho sempre amato moltissimo e credo sia tra le più belle della storia della musica italiana: la versione di Dalla, poi, aggiunge quel qualcosa in più (nella voce, negli arrangiamenti, nelle pause) che la rende ancora più tragica e memorabile. “Un uomo come me” è, questa sì, autobiografica (a tratti, sinceramente spietata) mentre “La casa in riva al mare” mi fa ritornare a 26 anni fa, e mi commuove ancora

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Riassunto del Bot

La recensione esplora 'Storie di casa mia' di Lucio Dalla, terzo album che segna una svolta nella sua carriera grazie a pezzi come 'La casa in riva al mare', '4/3/1943' e 'Il gigante e la bambina'. L'autore riconosce forti alti, ma anche brani trascurabili. Il disco mostra le prime sfumature del futuro Dalla degli anni d'oro, ma resta lontano dai suoi capolavori successivi.

Tracce testi video

02   Un uomo come me (03:29)

03   Il bambino di fumo (04:29)

04   Il colonnello (03:45)

05   Il gigante e la bambina (04:44)

06   La casa in riva al mare (04:00)

07   Per due innamorati (04:45)

09   Strade su strade (03:35)

10   L'ultima vanità (03:15)

11   Lucio dove vai (02:58)

Lucio Dalla

Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1 marzo 2012) è stato un cantautore, musicista e produttore italiano. Clarinetto e sax alle origini, ha unito jazz, pop e canzone d’autore, passando dal sodalizio con Roberto Roversi all’autoscrittura con lavori cardine come Com’è profondo il mare, Lucio Dalla e Dalla.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  CJBS

 "In periodi di massima ipocrisia dire la verità è un gesto rivoluzionario."

 "'Storie Di Casa Mia' è un album storico che contiene bellissime canzoni melodiche caratterizzate da forte lirismo e ampio uso di metafore."


Di  withor

 «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» - un richiamo dantesco nell'affascinante 'Itaca'.

 «Lucio come stai? Nemmeno tu sai dirlo ormai, ma vivi, tu vivi, tu vivi.» - simbolo della confusione e fragilità dell'artista.