Copertina di MC5 Back In The USA
andre86

• Voto:

Per appassionati di rock classico, garage rock e proto-punk, fan degli mc5 e degli anni '70, amanti della musica controculturale
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LA RECENSIONE

L'album che sto per recensire è il secondo disco dopo l'esordio col botto degli MC5 con "Kick Out the Jams". Questo secondo album degli MC5 dal titolo "Back in the Usa", in onore di Chuck Berry fu prodotto dal critico musicale Jon Landau, futuro produttore di Bruce Springsteen e Shania Twain e forse per questo è molto piu' ''tranquillo'' dell'esordio essendo un miscuglio di blues rock, garage rock, rock e proto-punk. Ora passo alla vera e propria recensione dell'album.

L'album si apre con la cover della famossissima canzone di Little Richard del 1955 Tutti Frutti che gli MC5 la rendono molto più rock senza farli perdere l'allegria della versione originale. Il secondo pezzo, Tonight è un bel pezzo blues rock/rock e il pezzo dopo Teenage Lust ne segue la scia, anche se rendendo la canzone piu' trascinante che si conclude con un bel pezzo di batteria. Let Me Try invece è una ballad che definirei di stile rock psichedelico con sonorità che mi riporta in mente Planet Caravan dei Black Sabbath ad esempio....

Looking At You invece è un pezzo spedito garage rock / proto-punk che riporta alle sonorità dell'esordio che come il pezzo il pezzo dopo, High School ne condivide le sonorità anche se il basso di Davis è molto presente e la definirei inoltre piu' che una canzone proto-punk una canzone proto-Ramones.....

Call Me Animal è un pezzo garage rock a tutti gli effetti, ma la canzone dopo, American Ruse è una canzone che si scaglia contro l'ipocrita idea di liberta' insegnata negli Stati Uniti e rimane uno dei pezzi piu' belli dell'album.
Shakin' Street invece secondo me rimane il pezzo peggiore dell'album, una canzone che ritengo ripetitiva e riempitiva in mezzo a un album sottovalutato. Nella canzone dopo invece, The Human Being Lawnmower gli MC5 si scagliano contro la Guerra del Vietnam.

L'ultima canzone è una cover del singolo di Chuck Berry del 1955, della sua canzone Back in the USA, che non viene completamente stravolta dal gruppo.

Facendo un bilancio di quest'album direi che non è come l'esordio, "Kick Out the Jams" ma forse proprio per questo è sottovalutato ma rimane un buon album. Uno dei punti deboli dell'album secondo me è la durata di soli 28 minuti con la presenza di ben 11 canzoni.

 
TRACKLIST

1-TUTTI FRUTTI (Little Richard cover)

2-TONIGHT

3-TEENAGE LUST

4-LET ME TRY

5-LOOKING AT YOU

6-HIGH SCHOOL

7-CALL ME ANIMAL

8-THE AMERICAN RUSE

9-SHAKIN' STREET

10-THE HUMAN BEING LAWNMOWER

11- BACK IN THE USA (Chuck Berry cover)

LINEUP

Rob Tyner - voce

Wayne Kramer - chitarra

Fred ''Sonic'' Smith - chitarra

Michael Davis - basso

Dennis Thompson - batteria

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il secondo album degli MC5, 'Back In The USA', più tranquillo e variegato rispetto all'esordio scoppiettante. L'album mischia blues rock, garage rock e proto-punk, con cover di classici come 'Tutti Frutti' e 'Back In The USA'. Pur avendo qualche traccia meno efficace, il disco colpisce per energia e tematiche controculturali. Con soli 28 minuti di durata, resta un lavoro sottovalutato ma valido nella discografia della band.

Tracce testi video

MC5

Band di Detroit (Lincoln Park, Michigan) formata da Rob Tyner, Wayne Kramer, Fred “Sonic” Smith, Michael Davis e Dennis Thompson. Pionieri del proto‑punk, esplodono col live Kick Out the Jams (1969), vicini al movimento radicale di John Sinclair. Seguono Back in the USA (1970, prod. Jon Landau) e High Time (1971); si sciolgono nel 1972.
08 Recensioni

Altre recensioni

Di  nix

 Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro nel senso usuale della parola.

 Back in the USA non sembra la stessa band che aveva suonato Kick Out The Jam e si tratta di un disco letteralmente insignificante.