Copertina di Miles Davis Doo-Bop
The Punisher

• Voto:

Per appassionati di jazz sperimentale, critica musicale, fan di miles davis, amanti della musica degli anni '90, musicologi e curiosi della fusione tra generi.
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LA RECENSIONE

Ecco invece un esempio di un Grande Artista che volendosi rinnovare nello stile e volendo necessariamente stare sulla cresta dell'onda (possedendo tendenzialmente tutti i numeri per poterlo fare), si accomiatò dalla vita artistica (e terrena) con questo album che, a detta di molti, è considerato la vera pisciata fuori tazza di un genio della musica del '900.

Davis, da vero artista qual'era, aveva sempre rifiutato, quasi fosse una scelta etica, di coerenza e rispetto per il suo pubblico, di ritornare musicalmente sui propri passi e ripetersi in una caricatura di se stesso (lezione umana e morale che dovrebbe essere impartita a molti personaggi del musica business italiano ed internazionale!). Sarà anche un caso, ma nel giro di breve trovò la morte ad attenderlo, a sottolineare la sua resa artistica ed umana e la chiusura di un cerchio, un po' come se la sua "missione" in terra si fosse conclusa e dovesse meritarsi l'agognato riposo. . . Questa incisione che può essere considerata già storica, se valutata con il metro della successiva evoluzione musicale e coerente dal punto di vista delle intenzioni, è purtroppo il canto del cigno di quello che fu Miles e per il suo apporto alla Musica nel secolo scorso.

Resta veramente poco di jazzistico in questa incisione, se non deboli intrecci ricamati da una tromba stanca e pigra su basi hip hop di un semisconosciuto rapper che approfittò della ghiotta occasione per avere il suo quarto d'ora di celebrità. Per molti "Doo-bop", ha rappresentato una delle migliori incisioni di Acid Jazz, a conferma delle intatte capacità di Davis da fungere ancora da "catalizzatore" musicale ma a mio modesto parere l'album è datato (molti funkettini tra il Prince inizio anni 80 e il primo Hip-hop dei Beastie Boys )e musicalmente arido con pochi guizzi di genio e molto, ripeto molto gran mestiere alla spalle. Un disco chiaramente "sacrilego" per i puristi del jazz, che è diventato il punto più basso della carriera del più grande jazzista che la Musica Jazz (e non solo) ricordi. Per molti invece il punto d'inizio di qualcosa di nuovo che difatto non avvenne mai (e forse è meglio così!). Salvo considerare questo disco un punto di riferimento per la scena hip-hop, trip-hop, down tempo e tutti i cloni-derivati degli anni a seguire, ma ho i miei forti dubbi a riguardo perchè la strada fu solo "abbozzata" senza indicazioni di particolare rilievo, lasciando quindi aperta la ricerca sonora ai successori del genere. Un mezzo passo falso che nulla toglie alla grandezza del Picasso musicale del '900.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Doo-Bop, l'ultimo album di Miles Davis, evidenziando il tentativo del musicista di rinnovarsi combinando jazz e hip-hop. Pur riconoscendo la grandezza di Davis, l'autore ritiene l'opera datata e poco jazzistica, un canto del cigno controverso che divide fan e puristi. L'album rimane comunque un punto di riferimento iniziale per alcune scene musicali, pur senza lasciare una traccia decisiva.

Tracce video

01   Mystery (03:57)

02   The Doo-Bop Song (05:02)

03   Chocolate Chip (04:41)

04   High Speed Chase (04:40)

05   Blow (05:07)

06   Sonya (05:32)

07   Fantasy (04:38)

08   Duke Booty (04:56)

09   Mystery (reprise) (01:28)

Miles Davis

Miles Davis è tra i musicisti più influenti e innovativi del XX secolo, uno dei pionieri del jazz. Tromba dalla voce unica, ha segnato tappe fondamentali passando dal cool jazz al jazz modale fino all'elettronica più spinta.
64 Recensioni

Altre recensioni

Di  andisceppard

 Se proprio voleste un suggerimento, per il migliore Miles di sempre butterei lì My Funny Valentine dal Columbia Concert.

 Doo Bop? Solo una cosa. È un disco di cui ho parlato prima di sapere che c'era.