Il mondo del Rock a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta sta subendo processi di profonda trasformazione: se da un lato abbiamo, infatti, l'esplosione di generi come il Pop, la Disco e, soprattutto, la New Wave che rivoluzioneranno il modo "chitarristico" di concepire la musica fino a quel momento, dall'altro lato, si assiste, per contro, alla prorompente diffusione del movimento Punk (poi evolutosi negli USA in Punk/Rock).


Con ciò si vengono conseguentemente a creare due effetti importanti: i principali gruppi Rock che fino a quel momento andavano per la maggiore come Led Zeppelin, The Who e The Rolling Stones subiscono un fortissimo declino, perdendo progressivamente d'importanza, e si vengono così a creare nuovi gruppi che lavoveranno sul solco del neonato movimento Punk e del cosiddetto "Heavy Metal" che sempre fin dalla metà dei Settanta stava iniziando a prender sempre più coscienza di se.
Da questa commistione di generi apparentemente diversi, ma che idealmente condividevano una sostanziale riscoperta (in chiave molto più dura) di quei canoni musicali che avevano contraddistinto il glorioso Rock'N'Roll di Chuck Berry, Elvis, Gene Vincent e soci, viene così a crearsi un nuovo tipo di fare Rock che viene principalmente abbracciato dall'ennesimo "Power Trio" destinato a scrivere larga parte della storia dell'Hard Rock mondiale fino al 2015 (anno, cioè, del suo scoglimento), i celeberrimi Motörhead.

Nati nel 1975 grazie alle intuizioni del geniale quanto pittoresco Ian Fraser Kilmister (ribattezzato poi "Lemmy", travestito in modo assai originale da soldato confederato Sudista dei tempi della Guerra di Secessione Americana) con al suo fianco l'ottimo chitarrista Eddie "Fast Eddie" Clarke e il sottovalutato batterista Phil "Philthy Animal" Taylor, tutti quanti (e, aggiungo pure, orgogliosamente) di origine britannica, hanno un inizio discografico in sordina per poi spiccare il volo nell'anno di grazia 1979 con la pubblicazione di due autentiche "pietre miliari" come Overkill e Bomber, entrambi prodotti dall'ex-produttore degli Stones Jimmy Miller.

Ma la vera consacrazione per il trio arriva subito l'anno successivo con la pubblicazione di questo leggendario album prodotto da Vic Maille, che li porterà di fatto al (meritato) successo planetario: sto parlando, come ovvio, di Ace Of Spades. Come un'autentica turbina schiacciasassi i tre (che nella stupenda copertina dell'album sono vestiti a mò di autentici "Gringos" messicani) macinano note su note, a suon di Hard Rock, Blues e un pizzico di Punk, a iniziare dalla trascinante title-track "Ace Of Spades" che in 3 minuti scarsi rivela non soltanto la forte predilezione di Lemmy per il gioco d'azzardo in tutti i sensi (con il doppio senso Ace Of Spades di facile traduzione), ma condensa sonorità a dir poco travolgenti.

Tuttavia, se pensate che dopo un inizio così fulminante il motore infernale del trio possa quantomeno rallentare, vi state soltanto illudendo: la successiva "Love Me Like A Reptile", con un Taylor alla batteria che riproduce magistralmente i suoni di un vero serpente a sonagli, regala, infatti, sempre in quasi 3 minuti di durata emozioni a gogò con un doppio assolo da urlo di un "Fast Eddie" decisamente in tiro.


L'ottima "Shoot You In The Back" rivela, invece, la passione di Lemmy per i cari vecchi film Western di un tempo e la successiva "Live To Win" è un altro bel pugno Hard Rock diretto sullo stomaco dell'ascoltatore che ormai sembra aver finalmente preso confidenza con il sound granitico e diretto della band.


"Fast And Loose" è un altro pezzo veloce e incisivo, cui fa seguito "(We Are) The Road Crew" in cui Lemmy stesso tradisce un'altra delle sue passioni più grandi, quella, cioè, della vita rigorosamente "on the road" e dove il buon Clarke esibisce un altro paio di assoli dalla sua Fender Stratocaster pregevoli quanto taglienti come la lama assai affilata di un rasoio.
"Fire Fire" e "Jailball" sono altri due pezzi devastanti nei quali Hard Rock e Punk si fondono in una commistione davvero molto azzeccata, mentre "Dance" è un bellissimo brano dal sapore Rock'N'Roll che rappresenta senza dubbio uno dei vertici assoluti dell'album.


L'altrettanto veloce "Bite The Bullet" apre poi la strada a quello che è, a mio avviso, il punto più alto dell'album "The Chase Is Better Than The Catch", caratterizzata da sonorità molto prossime agli AC/DC con un Clarke che si conferma nuovamente in stato di grazia, non solo cesellando la canzone di riff spietati, bensì anche mettendo la sua ciliegina sulla torta con un altro paio di assoli di grande fattura, quasi come se al suo posto ci fosse stato un tale Angus Young quasiasi a suonarli.


La velocissima quanto divertentissima "The Hammer", dallo stile smaccatamente Punk/Rock, chiude di fatto il cerchio su questo capolavoro di album che rappresenta, senza timore di smentita, l'apice creativo assoluto di questo gruppo che, per restando fedele a se stesso nei decenni a venire (e nonostante diversi cambiamenti a livello di "line-up" ma con sempre dal centro l'iconico Lemmy), non verrà mai pressoché eguagliato da nessun'altro lavoro successivo a questo.

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