La terza attesissima fatica dei Muse non ha fatto altro che confermare i miei dubbi (e, credo, quelli di molti) sull'effettiva validità di una band fin troppo pompata, stranamente, tanto da molta critica quanto però anche da MTV e altri mezzi d'informazione a largo consumo.
La conferma è che i Muse fanno veramente schifo. A parte il fatto che non capisco assolutamente quelle recensioni che parlano di "evoluzione" del sound della band quando è palese dalla prima all'ultima nota di Absolution come siano rimasti totalmente uguali a loro stessi, il problema è che i Muse suonano un Rock volutamente ricercato (vedi i continui riferimenti alla musica barocca), volutamente "alto" e intellettualizzato ma che in realtà non ha più consistenza e non è meno modaiolo di quanto non lo possano essere i Linkin Park.
E oramai non riescono neanche tanto bene a "fingere" di essere un gruppo interessante tanto è diventato ripetitivo e quindi patetico il loro Rock depressivo pseudo-esistenzialista. Dal punto di vista strettamente arrangiativo avrebbero anche delle discrete intuizioni: sopratutto il basso, dotato di un notevole sound a metà strada tra la melodicità New Wave e la potenza tipica di certo rock americano, ha buona personalità; qualche idea ripresa dalla musica barocca funziona, ma la chitarra è totalmente anonima e la voce è quanto di più odioso e inconsistente si possa sentire al giorno d'oggi: palesemente copiata dai Radiohead( e da tutti quelli che a loro volta l'hanno ripresa negli anni passati) nell' interpretazione, è odiosa e ripetitiva; le linee melodiche sono infatti povere e assolutamente tutte simili fra loro; da ciò deriva che la composizione dei brani è fondamentalmente scadente al di là di quel poco di buono che riescono a creare in fase di arrangiamento. francamente, e anche le vendite inferiori rispetto a Origin of simmetry lo dimostrano,è difficile che anche chi non ha molta cultura musicale continui a giudicare i muse un gran gruppo.
La potenza del suono e dei testi è sempre su livelli alti e questa volta è ancor di più incitata dal clima plumbeo in cui versa la società.
Una marcia cupa (tipo The Wall) preludio ad un giudizio universale (Apocalypse Please) tanto temuto quanto invocato.
Matthew Bellamy sembra proprio essere in una forma strepitosa sia a livello vocale che strumentale.
Il genere che il trio ci propone è difficilmente definibile se non catalogando come un post-rock influenzato da qualche scheggia di metallo fuso.
Un album povero di significato a partire dalla prima traccia 'Intro', che mostra quanto sia pretenzioso questo gruppo.
Peccato mille volte peccato: da loro ci saremmo aspettati molto di più, ma manca coerenza intellettuale.
Terzo album della band inglese e terzo capolavoro!
Absolution è un capolavoro di paranoia e cattiveria, che unisce due stili apparentemente distanti in perfetta armonia.
Ascoltare "Absolution" dei Muse è come vivere in un sogno, un dolce sogno illuminato dal buio di un'apocalisse ormai vicina.
Ti fotte la testa e non te la riporta più indietro.