Copertina di My Bloody Valentine Live @ Orion, Roma 29.05.13
Foucaltiano

• Voto:

Per appassionati di musica alternativa, noise e performance avanguardistiche, cultori di concerti live innovativi
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LA RECENSIONE

L'essenza avanguardistica di una performance noise dal vivo si svela in una doppia negazione. Lo sguardo del fruitore è destituito del suo ruolo consueto, al pagante non si chiede di testimoniare l'opera che dilegua e di cui, al termine della serata, non rimarrà traccia; la sua presenza -e il guardare altrove della band ne è segno inequivocabile fin dall'inizio- è, al fine dell'esecuzione, del tutto contingente.

Negando l'alterità del pubblico, la band non può però non negare, al contempo, anche se stessa: le chitarre si inoltrano nei coni d'ombra alle periferie del palco, basso e batteria sono risucchiati dai maelstrom degli effetti visivi (la gente, gridando contrariata "Voce!" rende manifesto tutto il disagio nel fronteggiare esecutori oramai deindividualizzati); paralellamente, nello spazio di tutta la performance, è operata una progressiva distruzione del Testo, per vie più sottili rispetto, ad esempio, al'improvvisazione jazzistica: è vero, si procede per una canonica scaletta, ma l'esecuzione non rimanda più al brano come esistenza separata, non si fa appello al suo carattere di "materialità ripetibile" originariamente inscritta in un CD, il tentativo è, invece, di mettere in primo piano il suono come puro evento hic et nunc: lo spettatore, entrando e uscendo continuamente da momenti, violenti, di "blow-up acustico" è costretto a perdere di volta in volta il riferimento "al titolo del pezzo", (così come, nei mantra, una parola ripetuta ossessivamente si scrolla di dosso il suo significato per farsi mero accadimento sonoro).

Nel finale l'olocausto di feedback celebra il successo di tale demolizione: un pubblico che non è più un pubblico, artisti a cui non è più neanche ascrivibile quanto accade, la partitura ridotta in brandelli, ma, nello stesso tempo, lo spazio della rappresentazione si è dilatato, dal palco, fino a inglobare l'intera sala e qualcuno si tappa le orecchie oppure, esausto, si rifugia verso gli angoli.

Inutilmente: c'è noise ovunque.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il concerto di My Bloody Valentine a Roma evidenziando una performance noise che distrugge la tradizionale esperienza dal vivo. La band nega la separazione tra sé e il pubblico, trasformando i brani in eventi sonori unici e liquidi, con una chiusura caratterizzata da un potente magma di feedback sonori. Il pubblico appare disorientato ma coinvolto in un rituale acustico che supera il semplice ascolto.

My Bloody Valentine

My Bloody Valentine sono una band irlandese formata nel 1983 da Kevin Shields e Colm Ó Cíosóig. Sono considerati pionieri assoluti dello shoegaze, grazie a dischi seminali come 'Isn't Anything' e il rivoluzionario 'Loveless' (1991), capolavoro citato tra i più influenti della musica alternativa. Dopo una lunga pausa, sono tornati nel 2013 con 'M B V'.
29 Recensioni

Altre recensioni

Di  jeremy

 Se Van Gogh fosse stato un rocker avrebbe suonato così.

 Melodie che stuzzicano l’inconscio liberando ricordi lontani e desideri inespressi.


Di  R13557436

 Ascoltare questo disco è senza dubbio la miglior esperienza sensoriale e metafisica che un uomo possa fare.

 Loveless è la prova dell'esistenza del divino, opera unica che sfugge perfino a se stessa.


Di  joe strummer

 Tutta la musica dei My Bloody Valentine è un perenne scontro tra rumore e bellezza, tra violenza animale e sensibilità divina.

 Isn’t Anything porta con sé tutti i semi che daranno poi frutto nel 1991, ma mantiene un suo profilo caratteristico.


Di  joe strummer

 Questo disco è proprio questo, un enorme accumularsi di distorsioni, unite all’urgenza melodica tipicamente inglese e ad un reticolato elettronico inedito fino ad ora.

 "I Only Said" è uno degli apici inarrivabili di tutti gli anni ’90 e dell’intera storia del rock.


Di  theJOKE

 Era il lontano (quasi 16 anni fa) 1991, quando Madre Musica partorì dalle sue gambe nella verde Irlanda un nuovo figlio: LOVELESS.

 Le canzoni dei MBV possono esser considerate 'Surrealiste' perché, come i grandi pittori dell'epoca, hanno saputo incidere immagini trasposte e metafisiche su un disco musicale.


Loveless ha 10 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.