I fratelli Gallagher sono tornati (!!!!). Dopo 3 anni di assenza dalle scene, i due puffi brontoloni del rock tornano con un album che è all'altezza di "Definitely Maybe", un disco pieno di spunti creativi (e vivi) rispetto alle ultime release della band mancusiana ("Standing On The Shoulder Of Giants" e "Heathen Chemistry" lasciano, a parte "The Hindu Times", PARECCHIO a desiderare).
Come al solito le polemiche non sono mancate e il primo singolo "Lyla" non ha certo contribuito a spazzarle via completamente. Troppo simile ai vecchi lavori degli Who e (parlo da batterista) con un drumming che alla lunga stanca e risulta pesante, "Lyla" si è però rivelata un grosso successo radiofonico e commerciale. "E' il singolo più commerciale dai tempi di Roll With It" ha detto Noel, e noi, francamente, non gli crediamo ("Stop Crying Your Heart", "Go Let It Out" e "Stand By Me" dove le mettiamo, Mr.Gallagher?), anche se il ritornello è di quelli che si stampano in testa dal primo ascolto. Comunque, difetti di "Lyla" a parte, "Don't Believe The Truth" è un grande album, probabilmente il miglior cd rock inglese uscito quest'anno, almeno tra le grandi band (i Coldplay si sono rivelati una delusione e anche gli U2).
Si parte col ritornello martellante di "Turn Up The Sun", si passa attraverso il 4/4 di rullante di "Lyla", la ballata "Love Like A Bomb" con la voce piacevolmente sguaiata di Liam e si arriva a quello che è un po' il gioiello dell'album, "The Importance Of Being Idle", probabilmente la canzone più raffinata che gli Oasis abbiano mai fatto.
Ed era anche giunta l'ora di farlo, perché da una grande band il colpo di testa lo si aspetta eccome.
"The Importance..." è la dimostazione che i Gallagher stanno allargando i loro orizzonti, e lo fanno mantenendo (musicalmente) legami col passato grazie a chitarre acustiche ed elettriche orecchiabilissime, ma allo stesso tempo guardando ad una ritmica pulsante, ossessiva, che predilige i 4/4 di rullanti e cassa. E tutto questo rivelandosi molto, ma molto piacevole. In conclusione, una ballata mod-beat banalotta ma incisiva, "Let There Be Love". Bentornati, uagliù!
Il disco suona molto poco Oasis, e molto anni '70, stile Stones-Kinks -(ovviamente) Who.
Soddisfatti o rimborsati? Certamente soddisfatti, anche se non al 100 %, ma al 70.
Questo è una PIETRA MILIARE, gente, una PIETRA MILIARE.
Il miracolo è che gli Oasis erano morti, crocifissi e dopo tre dischi sono risorti.
Gli Oasis hanno colto nel segno partorendo un album in cui è racchiusa una sola cosa: il ROCK!
Don' T Believe The Truth è un album che ci riporta indietro nel tempo, ricorda sonorità degli Who, dei Beatles e metterà a tacere tutte quelle band che stanno riesumando gli anni 70.
Il disco è davvero buono, molto lontano dallo stile anni ’70 della band.
Don’t Believe... rappresenta anche una speranza per il futuro.
Don’t Believe The Truth è un disco bellissimo che ricorda la spensieratezza di Definitely Maybe.
Un album che rappresenta un vero punto di svolta con un’originalità inedita nella vena compositiva di Noel.