Nuova Zelanda, terra generosa di artisti visionari. Una scena musicale che affonda le sue radici negli affreschi psichedelici minimalisti dei Dadamah e nel rumorismo allucinato d'avanguardia dei Dead C, passando per le atmosfere ipnotizzanti di Roy Montgomery e le dissonanze ambient dei Flies Inside The Sun. Ai giorni nostri l'unica etichetta a proporre con convinzione e coraggio tali sonorità è la neozelandese Celebrate Psi Phenomenon (e già il nome è un manifesto programmatico). Il loro disco di punta per il 2006, destinato a non superare le 500 copie, è il rumorosissimo esordio degli On.
Tutti i nomi sopra citati sono ben presenti tra i solchi del disco, e già ci sarebbe di che leccarsi i baffi. Ma ciò che rende davvero nuovo il suono degli On è che a differenza di quegli austeri capolavori, questo è un disco di vero rock'n'roll scalpitante.
Garage bello grezzo con livelli di sguaiataggine che neanche i Pussy Galore, ti afferra per i capelli e ti schiaffa contro un muro. Non si tratta di revivalismo, qui siamo in piena avanguardia rumorista, e di quella buona: non pretenziosa e autocompiaciuta ma sanguigna e verace. Non so come ripetervelo, questo è un evento speciale, immaginatevi gli Stooges dopo aver scassato tutti gli amplificatori e catapultati in piena no-wave-no-new-york, i Sonic Youth di Confusion is Sex a lezione da Earth e Sunn O))), gli Einstürzende Neubauten che suonano post-rock chitarristico, i Pere Ubu in una jam session coi Bardo Pond. E quando sento quei fischi di feedback dalle casse ormai sfiancate dello stereo, ringrazio il cielo che il rock non sia ancora morto.
Ah, ma forse a voi non interessa. D'altronde è solo uno scadente CD-R, no?