Odio i Pearl Jam e potrei girare con magliette recanti scritte offensive nei loro confronti (della serie: "Eddie Vedder is a fuckin' cunt" ). Ritengo questa formazione eccessivamente sopravvalutata e fautrice di sonorità piatte e smaronanti. Un gruppo di ragazzuoli che, per calcolo o per ingenuità, ha riscosso fortuna nel periodo d'oro del cosiddetto "grunge" per approdare, senza chiare motivazioni, verso un sound sempre più derivativo.
Anni fa comprai il loro debutto, l'infausto ed osannatissimo"Ten", e ricordo perfettamente l'amarezza che mi colpì come un manganello sulla testa . Tutto qua? Eh sì! Quei blues-rockers hard oriented e quel cantante che, prima di emulare gli U2, era in fissa con personaggi quali Jim Morrison e gli Who...non mi convincevano proprio per nulla!
Esiste però un'eccezione che rende onore ai Pearl Jam. Sto parlando del loro terzo capitolo, il mai troppo compreso "Vitalogy". Album pubblicato, tra mille fatiche, sul finire del tragico 1994 e corredato da un booklet letteralmente disorientante. Guardiamoci in faccia e parliamoci chiaro: "Vitalogy" NON è un disco sublime e nemmeno un'opera estremamente brillante ma, sicuramente, è un prodotto curioso e a dir poco insolito.
Tralasciando le famosissime ballads, che rispondono ai nomi di "Nothing Man" (potrà far piangere qualche ragazzina?) ed "Immortality", l'album presenta alcuni pezzi fenomenali, colmi di inquietudine post-adolescenziale. Complice, forse, la dipartita dell'amico/nemico Kurt Cobain che segnò profondamente il Vedder dei tempi migliori.
Le danze si aprono con "Last Exit". Parti semi-jazz cedono, in breve, il timone ad un "rock'n'roll" sporco e trasandato! Il testo, poi, è veramente bello.
Segue "Spin the Black Circle": punk rock senza fronzoli e profondamente incazzato. In pochissime altre occasioni sentirete i Pearl Jam esprimersi con tanta foga. Tuttavia in questa breve e fulminante canzone, che a me pare una specie di inno pro-vinile, si possono udire, anche chiaramente, le influenze del punk/hardcore americano. Nomi? Non ne faccio per non essere linciato!
"Not For You" è ancora più bella. Lenta e soffocante. Il testo parla di gioventù e di problemi/sospetti/insicurezze legate a quell'anomalo periodo dell'esistenza umana.
Arriviamo, allora, alla perla di "Vitalogy". Il suo titolo è "Tremor Christ". Un vero e proprio viaggio nella psiche dell'allora Eddie Vedder, che musicalmente pesca a piene mani dal post-punk e da certe sonorità tanto care agli X di Exene Cervenka. Non vorrei scrivere un'emerita cazzata...ma l'impressione è proprio questa! Il testo è incentrato attorno al tema del di suicidio e, nel dettaglio, ci indica come uscire da quella nera spirale senza ritorno. Stupendo!
"Hey Foxymophandlemama, That's Me" : allucinante! Una voce infantile ed ingenua viene affiancata da sinistri suoni elettrici. Per diversi minuti vi troverete all'interno del magma emozionale generato da chi, probabilmente, sta ricordando la propria infanzia. Infanzia non sempre quieta e felice.
Questa rece è un "quadruplone" ? Lo so! La tentazione, comunque, era forte...e io ho ceduto! Date retta a me: dei Pearl Jam si può e si deve dire ogni male! Di "Vitalogy", al contrario, no!
Vitalogy è sicuramente il più oscuro e sofferto di tutta la discografia.
Quest’ album segna l’ormai definitiva maturazione dei jammers, la perdita dell’innocenza di una band che continua a rappresentare uno dei migliori esempi di rock.
"Vitalogy è un album tenebroso, spesso melanconico e triste, capace di commuovere, come di esaltare, di far pensare come di trasmetterci rabbia."
"È di certo la loro produzione più curata, intima e, banalmente, quella con le canzoni migliori."
"Un disco intenso, viscerale e autenticamente grunge che ho adorato e ascoltato fino alla noia."
"'Tremor Christ' è una delle migliori canzoni mai composte dai Pearl Jam, una nenia oscura e conturbante."
Vitalogy è quello dal suono più grunge, senza dubbio il meno commerciale e di gran lunga il più astratto.
Un must-have per tutti gli appassionati della buona e autentica musica.