Di sicuro di questo capolavoro se n'è già parlato che basta; ma anche no.
E' vero, fiotti di recensioni sono state scritte a proposito del disco d'esordio della band di Barrett, ma è anche vero che troppo spesso ci si dimentica di perle di questo calibro, veri e propri simboli generazionali, fondamentali ed imprescindibili non tanto per l'importanza storica, quanto la bellezza e l'innovazione musicale da essi accompagnata.
E' il 1967, epoca d'oro per la musica rock, e qualcosa in Inghilterra si muove, l'LSD prende il largo, i suoni e la concezione stessa di musica si rivoluzionano, una nuova "era" è in procinto di nascere, è quindi impossibile per il neo-genio Syd Barrett non battere il ferro finché è caldo, e allora eccoci: "The Piper at the Gates of Dawn".
Già il titolo di per sè è enigmatico ed affascinante, la copertina mostra già quel "qualcosa" che lascia intendere come sarà l'opera: frammentaria, contorta, distorta, eppure sempre coerente a sè stessa; non scendendo a compromessi o a facili tendenze i "preistorici" Pink Floyd (quelli ormai sconosciuti, di quando all'interno della band c'era quest'altro genio sconosciuto ed incompreso, Syd Barrett appunto) realizzano un album di musica pura, pura poesia e dolci melodie d'altri mondi (quelli visitati dall'alieno alienato Barrett).
Il leggero rock ballabile di Lucifer Sam, la fiaba esotica Matilda Mother, il pop scatenato di Take Up Thy Stethoscope and Walk, le folkloristiche ballads The Scarecrow e The Gnome, che con i loro simpatici e surreali testi rendono ulteriormente piacevole l'ascolto di quest'opera, uniti ai 9 minuti di maestosa follia psichedelica e delirante di Interstellar Overdrive e alla non-sense Bike che con il suo inquietante e (a mio modo di vedere) "filosofico" e significativo finale chiude il disco (senza contare la magistrale apertura di Astronomy Domine) fan di quest'album uno dei migliori dischi rock che siano mai stati partoriti da una mente umana.
Integralmente un capolavoro, forse IL capolavoro dei Pink Floyd, dal momento che difficilmente un album del genere può e potrà essere scavalcato da altri tentativi di creare (e si badi bene al termine "creare") psichedelia più pura e coinvolgente.
Altro da dire, francamente non ce n'è; mia era la volontà di parlare, seppur per poco, di tale opera d'arte, perchè d'opera d'arte si tratta, in barba a tutti i patetici denigratori.
Stiamo parlando dei britannici Pink Floyd... ebbene sì, già dal primo disco si capisce quello che avrebbero fatto in futuro.
Disco eccellente, che si discosta un po' dal sound tipico dei Pink Floyd ma che è ugualmente un colosso della storia della musica.
Syd Barret. Il diamante pazzo. Il Fu Mattia Pascal psichedelico.
Uno di quelli orologi... i suoi vecchi compagni lo hanno conservato e lo hanno fatto suonare ancora una volta all’inizio di Time.
Solo Barrett può spiegare il capolavoro che ha composto e che ha scritto, e lo fa attraverso le storie di un re narrate nella fiaba di una mamma.
Questa è la storia, questa è la psichedelia, questo è il capolavoro, e voi dovreste saperlo.
«Fin dai primi secondi, l’ascoltatore è trasportato in una dimensione ultramondana, dimensione che caratterizza gran parte dell’album.»
«Interstellar Overdrive rappresenta la vera innovazione, un free-form di circa otto minuti, che usa il linguaggio della dissonanza.»
I primi pink floyd sono riusciti a sintetizzare in una visione unica e inimitabile gli impulsi provenienti dall'acid rock westcoastiano, l'interesse per le forme musicali libere e improvvisate e l'amore per il fiabesco più autenticamente inglese.
Al genere proposto non ho saputo dirvi quale, perché i pink non hanno uno stile a sé.. Ma sono un misto di più generi... Forse è questo che li rende così grandi...