Un tempo non sapevo andare oltre il prog-rock esagerato, tecnico e virtuosistico. I miei gusti prediligono ancora quella forma ma ho scoperto che stupendo è anche il prog più malinconico, sentimentale e introspettivo come lo è ad esempio quello dei Porcupine Tree, una band che riesce a comunicare emozioni che arrivano dritte al cuore.
E sinceramente adoro il loro ultimo album per le melodie proposte e per le emozioni molto contrastanti che riesce a comunicare, da quelle più cupe a quelle più sentimentali.
Certo, deve fare seriamente i conti con capolavori quali "In Absentia", "The Sky Moves Sideways" e "Signify" ma devo dire che questo "Fear Of A Blank Planet" è davvero un'ottimo album! Steven Wilson come al solito non lascia al caso nulla e se proprio dovesse lasciare qualcosa al caso penso di tratti di una piccola distrazione.
La titletrack è sinceramente una delle mie preferite scritte dal gruppo e riesce a mettere un'energia che poche altre canzoni loro riescono a trasmettere: chitarre potenti e ritmo veloce e scorrevole ma spazio anche alle tastiere ed alcuni delicati momenti acustici. Pregevole e malinconica "My Ashes" con piano e tastiere in evidenza; canzone per i più romantici, sicuro. Ma probabilmente l'album raggiunge il suo massimo nella suite "Anesthetize"; 17 minuti dal sound cupo, drammatico fra delicati tocchi di chitarra, sperimentazioni elettroniche, chitarre distorte in chiave metal, parti di hammond, tutto molto ben curato. In "Sentimental" ancora melodie molto toccanti, mentre "Way Out Of Here" è un'altra canzone dai toni cupi e drammatici come può essere anche dimostrato dalla prestazione vocale di Steven Wilson nel ritornello e ancora volta emergono influenze metal prima dell'ultimo ritornello; una canzone buona per scaricare la rabbia, da ascoltare nei momenti difficili. Piacevole, anche se magari un po' sottotono rispetto alle altre, la closer "Sleep Together" dove emergono evidenti influenze elettroniche e buone orchestrazioni nel ritornello.
Un album complessivamente ben fatto ma prima di ascoltarlo tenete d'occhio i capolavori realizzati in passato!
Steve Wilson l'ha capito, e stavolta ci regala un disco più duro, denso ed intenso.
Anesthetize è scorrevole e fluida in tutti i suoi 17 minuti, e non pecca mai di ripetitività o di dilatazioni varie.
Spero resterà una triade, mi dispiace dirlo.
La musica sembra scorrere in maniera anonima, solo raramente illuminata da qualche buona intuizione.
Le sei tracce di "Fear Of A Blank Planet" sono perfezione pura, e stavolta lo sono anche oltre le apparenze.
"Anesthetize", diciasette minuti che spaccano il disco a metà, è forse il pezzo più emblematico dello stile Porcupine Tree.
Non posso far altro che rimanere stupefatto, ancora una volta, dalla genialità di quest'uomo (Steven Wilson) e di questa band che non smette di salire verso vette inarrivabili.
Le mie domande hanno trovato risposta... rielaborazione del passato, idee nuove e appeal quasi metal condito da psichedelia vecchia e nuova che si danno battaglia sullo stesso campo.
Beato lui, che non ha, davvero non ha paura di essere quello che è.
Vorrei che non finisse mai. La tastiera, ma senti! Mega passaggio di Harrison ed ecco dove si giunge, al caro vecchio death da cui Akerfeldt si è sempre lasciato ispirare.