Chiedo scusa in anticipo perchè lo sò che è la quinta recensione di sto album in una settimana però permettetemi anche a mè di buttare giusto due righe sull'argomento, sarò breve: dopo svariati ascolti posso dire che mi pare un album asciutto, minimale sotto certi punti di vista, chitarre spesso presenti in massa ma tutte con un suono molto pacato un pò alla Kings of Convenience accompagnate da un'elettronica che non raggiunge mai i livelli ampi di Kid A o Amnesiac.
Un disco che definirei intimo.
Thom York assoluto protagonista in tutti i pezzi. La sua voce, più pulita che mai, la fa da padrona ovunque e raramente cede il pezzo a spazi strumentali.
Parlando dei pezzi ho subito apprezzato Faust Arp, Nude, Bodysnackers (gran tiro) ma sopprattutto All I Nedd (stupenda). Videotape mi piaceva già. Gli altri pezzi li stò assimilando bene anche se sono quei classici pezzi alla Radiohead che uno riesce a capire dopo qualche mese.
Per ora mi piace molto, il tempo mi darà migliori giudizi.
I Radiohead sono mille miglia sopra tutto e sopra tutti.
Ascoltarli fa sembrare tutto così irreale. Sono la terapia contro le brutture della nostra esistenza.
La maturazione li ha portati alla concretezza e qualunque cosa facciano ora ti suona fottutamente geniale.
"In Rainbows" non bisogna ascoltarlo, bisogna viverlo.
In Rainbows è quindi, al di là del suo valore musicale, un disco che verrà sicuramente ricordato.
Un lavoro uniforme, compatto, senza mai nessun grosso crollo qualitativo.
I Radiohead sono tutto questo: vogliamo gente che ci faccia discutere, che faccia qualcosa di nuovo.
"In Rainbows" alterna brani splendidamente onirici, sognanti, a pezzi secchi e quasi freddi nella loro perfezione.
La musica si condensa tra l'uomo e la natura, tra i pensieri e i gesti, regalando una sensazione di rinnovamento che parte da qualche passo indietro.
È forse questo il suo punto di forza: un equilibrio che lascia da parte la voglia dell'ennesimo capolavoro per emozionare con le sfumature e i piccoli dettagli.