È uno scenario che si ripete ad ogni decennio. Negli anni Settanta, ad esempio: c'erano le band del cazzo (King Crimson), le band normali (Pink Floyd) e le band incredibili (Black Sabbath). E così negli anni Novanta, quando il rock alternativo era nel DNA di ogni pelo di gatto che si infilava nella tua camicia larga: c'erano le band del cazzo (Slowdive), le band normali (Nirvana) e le band incredibili (Mazzy Star).
E la stessa curiosa dinamica "merda-cioccolata-miele" non poteva che ripercuotersi nel piccolo di una band che più di tutte è gli anni Novanta, ma anche i Duemila e in paricolare il 2019: [il nome è quello scritto in alto in questa pagina]. Anche per la band di Thom Yorke vale lo stesso: nei 90s composero dischi del cazzo (Pablo Honey), dischi normali (Ok Computer) e dischi incredibili (The Bends).
"The Bends" supera a destra con tanto di dito medio la distopia da segaioli dei Pink Floyd, salvo poi schiantarsi contro un tir di retorica sotto forma di byte che è "Ok Computer". Ecco, "The Bends" è ciò che separa il sorpasso dallo schianto, un momento in cui l'adrenalina dovrebbe incendiare il cuore, e invece arriva un'embolia gassosa poco prima dell'incidente. Di male in peggio, sempre più inserobailmente verso il baratro. "The Bends" coglie quella tragedia, quel dramma, quel senso di disperazione ambigua che ti tagliuzza e strappa di dosso la pelle mentre ti fa credere di essere in ammollo in piscina, con le voci ovattate di tante ragazze che ti entrano nelle orecchie e ti adorano. Ma è solo l'acufene che precede l'ictus, e tu non hai ancora ben compreso che cosa sta per accadere.
Non ci sono canzoni scritte per riempire, tutte hanno una loro logica e una vita indipendente.
Quello che manca a questo cd è il dolore, è tutto un po' troppo bello...solo in Street Spirit si cominciano ad aprire gli occhi.
Quando vengono nominati i Radiohead, dopo un secondo netto mi vengono in mente due canzoni: 'Fake Plastic Trees' e 'Street Spirit'.
In questo album è riunita tutta l'essenza del sound che ha caratterizzato i Radiohead.
High and Dry scivolava per la stanza libera e dolcissima.
Quella notte la passai sveglio con gli occhi sgranati verso il soffitto, la lampada con la sua luce soffusa e Street Spirit nelle orecchie che mi cullava come una nenia.
"Fake plastic trees è il più bel pezzo dei Radiohead che io abbia mai ascoltato!"
"Un disco che alterna malinconia, 'felicità', mistero e rabbia. Un capolavoro assoluto!"