Ogni tanto c'è qualcuno che rappa in un pezzo pop, r&b o addirittura rock/metal. Quest'ultima tendenza la anticiparono due pazzoidi di Los Angeles, Anthony Kiedis e Flea, nel lontano 1984.
Allora avevano formato una band ancora altalentante, i Red Hot Chili Peppers, e avevano all'attivo un solo album. Questo disco potremmo definirlo storico se si fosse spinto un po' meglio ad ibridare rock and roll, hip hop old skool (alla Grandmaster Flash/Kurtis Blow, i principali ispiratori di Anthony Kiedis, ipse dixit), pop, punk e il loro proverbiale porno-tossico-funky che poi li avrebbe meglio caratterizzati negli anni a venire.
Si parte con la svitata "True Men Don't Kill Coyotes" (il primo video dei peperoncini, anzi la loro nascita dalle colline di Hollywood) e si prosegue con il simil-rap di "Baby Appeal" e le salterellone "Buckle Down" e "Get Up And Jump", che non avrebbero scomodato un videogioco di Super Mario. Poi arriva una bizzarra versione di "Why Don't You Love Me (Like You Used to Do)", dello storico cantante country/honky tonk Hank Williams, seguita dal rap classico di "Green Heaven" e dalla curiosa "Mommy Where's Daddy". Segue la prima canzone dei Red Hot in assoluto, "Out in L.A.", che parte come uno stacchetto dance e parla della rutilante Los Angeles. Solo le tracce finali sono quasi da sbadiglio: "Police Helicopter", l'interludio cantato solo da Anthony "You Always Sing the Same" (una ventina di minuti) e la strumentale "Grand Pappy Du Plenty".
Bisogna aspettare George Clinton perché i peperoncini, col tempo, da verde marcio diventino rosso fiamma.
Siamo nel 1984. Nella scena musicale piombano i Red Hot Chili Peppers. Sono grezzi, sporchi, maleducati...
"Get Up and Jump" autentica perla in questo disco, con una base musicale funky e un cantato che sfiora il rap.
Un sound molto innovativo per l'epoca che pochissimi (o nessuno a seconda dei punti di vista) avevan suonato prima di allora.
Il risultato è una via di mezzo che non convince ne la band ne Andy Gill ma che lascia intravedere sprazzi della capacità e dell'originalità della band.