Dopo il successo ottenuto da 'Escapology', Robbie Williams pubblica 'Intensive Care', album frutto del lavoro “intensivo” presso la sua nuova casa di Los Angeles. Lavoro che segna la fine del suo rapporto lavorativo con lo storico writer Guy Chambers, coautore dei suoi pezzi più riusciti.
Nel suo ruolo, esordisce Stephen Duffy (fondatore dei Duran Duran) dopo il piccolo ma promettente assaggio rappresentato dalle due hits Misunderstood e Radio, contenute nel 'Greatest Hits' del 2004. Un disco, 'Intensive care', chiaramente segnato dalle nuove frequentazioni musicali del cantante di Stock-on-Trent. Il disco è infatti manifestamente influenzato da sonorità anni ’80. Obiettivo dell’album: dimostrare il trend di maturazione dell’artista, verso un pop più maturo e magari anche un pizzico sperimentale.
'Intensive care' sembra essere un disco generalmente più interessante dei precedenti, ma con il pesante limite di non avere canzoni tali da spiccare nel mare magnum della sua ultima fatica. Chi ha ascoltato i suoi precedenti dischi, avrà certo notato che alcune tracce sembrano non essere nemmeno all’altezza di essere pubblicate. Bene, tale limite viene parzialmente colmato in 'escapology' prima, e in quest’ultimo album poi.
Il prezzo pagato, come detto, è che forse di questo album pochi pezzi verranno rimandati in radio tra 5 o 6 anni. Inserito il compact disc nel lettore, Robbie Williams annuncia la sua presenza con Ghosts, pezzo sontuoso e ricercato (cori continui e violini la rendono adatta al ruolo di introduzione), ma forse un po’ supponente. Seconda si propone la perla del CD, Tripping, primo singolo estratto dall’album, una curiosa e interessante canzone pop con leggere sonorità reggae (alla Clash per intenderci) e una base portante di basso e batteria che la rendono molto personale, e con un ritornello in falsetto che la rende furbamente coinvolgente.
Advertising Space è forse il pezzo più commerciale e paraculo del disco, gradevole e struggente, dedicato alla figura ispiratrice di Elvis Presley . Un pezzo di prevedibile successo. Ottimo l’attacco di Please don’ t die, orecchiabile e maturo pezzo pop, molto in linea con le precedenti produzioni dell’artista, malinconico e omogeneo.
Tra i migliori dell’album. Your gay friend, pezzo ammiccante nel testo e veloce nella metrica, è un buon pezzo rock/pop, dominato dall’energia della chitarra elettrica. Tra i pezzi più interessanti sfornati dall’artista britannico, Sin Sin Sin, energico brano disco, segnato da un chorus molto coinvolgente, e in cui è , come mai in precedenza, evidente la presenza delle sonorità disco anni ’80. The trouble with me è un pezzo duro e cattivo, scorre senza stupire ma gradevole.
Estremamente coinvolgente, invece, A place to crash, ritmato ed energico pezzo pop/rock, in cui compaiono per l’ennesima volta nel disco cori vagamente gospel in sottofondo. Come spesso succede nelle produzioni di Williams, il finale è affidato ad una canzone lenta e struggente, chitarra e piano, King of Bloke and Bird.
L’album si configura dunque come un’interessante prova di maturità per Robbie Williams, passata con riserva, nella speranza di trovare, nel suo prossimo lavoro, qualche pezzo un po’ più incisivo, in grado di bissare gli straordinari successi di Come Undone, Angels, Millennium, alcune delle più interessanti canzoni pop degli ultimi anni.
Robbie Williams è un artista, un grande artista: ha fatto di sé stesso un’arte, nel bene e nel male.
L’impressione è che abbia voluto accontentare esclusivamente il suo gusto, e va bene, benissimo, così.
Il risultato è un disco freddo, glaciale, dove trasuda un'anima "finta", studiata a tavolino.
Quelle canzoni vere che ti fanno venire la pelle d'oca non abitano qui, in questo disco caruccio e gradevole, che sa tanto di sonora presa per il culo.
Ma non è colpa mia se questo tizio riempie di miele alcune cose a tal punto da farti venire le carie alle orecchie!
Robbie Williams è un “esempio”: è la cosa che mi fa capire che anche se non sei nessuno né sei migliore degli altri devi sempre comportarti come se lo fossi...
"comprare questo cd è come buttare dei soldi fuori dalla finestra!!!"
"più che un disco, questo lo definirei una perfetta macchina di tortura."